Gli uomini e le città della Resistenza per Calamandrei

Dopo l’ampia introduzione di Luzzatto, il volume dà risalto al discorso che il grande giurista fiorentino tenne il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano alla presenza di Ferruccio Parri. Con grande passione Calamandrei affronta il tema del rapporto tra i vivi e i morti, esortando i vivi ad essere degni del sacrificio di coloro che hanno considerato la loro fine “come una premessa, che doveva segnare ai superstiti il cammino verso l’avvenire”. Non per caso, gli anni della Resistenza, seppure altamente drammatici, furono contrassegnati da una grande speranza, che a giudizio di Calamandrei si smarrì già pochi anni dopo la conclusione la guerra di Liberazione. Al tempo stesso, l’antifascista toscano spiega che per Resistenza non si deve intendere soltanto il periodo incardinato tra l’8 settembre e il 25 aprile, bensì tutta la resistenza al fascismo a partire dagli anni Venti, quando si manifestò la violenza dello squadrismo foriera della feroce dittatura che Mussolini avrebbe instaurato sul nostro Paese. Ecco, la ferocia del regime fascista. Calamandrei, quasi presago delle odierne amnesie revisioniste, mette in evidenza come il fascismo fosse la negazione della persona umana e come “ Nel manganello e nell’olio di ricino c’erano già quei primi micidiali germi di flagello, che venti anni dopo, sviluppati fino alle loro spaventose conseguenze dalla gelida consequenziarietà teutonica, dovevano fatalmente portare all’esterminio scientifico delle camere a gas”.

Dunque, la Resistenza fu la riscoperta della dignità dell’uomo, che ha come cifra la indivisibilità della libertà e della pace, per cui la lotta di un popolo per la sua liberazione è insieme “lotta per la liberazione di tutti i popoli dalla schiavitù del denaro e del terrore”.

La guerra partigiana, secondo Calamandrei, fu espressione di un’adunata spontanea e collettiva, un movimento di popolo, un’iniziativa di popolo, ma sarebbe cecità non accorgersi che l’ossatura organizzativa fu data alla Resistenza da quei partiti antifascisti che avevano resistito clandestinamente o che si erano formati sotto il fascismo, e che in quel ventennio di oppressione “tennero accesa la fiamma e gettarono i semi delle coscienze”.

Nella pagine che il volume riserva agli uomini della Resistenza viene citato l’eroico sacrificio dei fratelli Cervi, che per nessuna ragione il Nostro è disponibile ad equiparare a quelli che morirono combattendo dalla parte sbagliata. Scrive Calamandrei “ Da una parte i fratelli Cervi, da quell’altra i loro assassini. Noi siamo dalla parte dei fratelli Cervi”; non si può, dunque, sostenere la tesi che gli uni valevano gli altri, che la storia tutto spiega, tutto livella; che ci vuole pacificazione, perdono, oblio. Al contrario, la storia è fatta di assunzione di responsabilità individuale nell’ambito di un quadro generale oggettivo, ma soprattutto occorre sottolineare che la scelta tra umanità e ferocia, tra libertà e servitù, fu di tutto il popolo italiano e si chiamò Resistenza, i cui ideali antifascisti, trasfusi in gran parte nella Costituzione della Repubblica, hanno concorso alla formazione di una coscienza civile che ha costituito il più saldo cemento dell’unità nazionale.