Gli sceicchi del petrolio diventano atomici, grazie agli Stati uniti

Alla vigilia del G8 sull’energia, gli Stati uniti hanno firmato un importante accordo con gli Emirati arabi uniti. Non per importare petrolio, di cui gli Eau sono terzo esportatore mondiale, ma per fornirgli altra energia. Nucleare. Con le tecnologie e il materiale fissile fornito dagli Usa, gli Emirati disporranno di reattori nucleari entro dieci anni.

L’accordo, stipulato dall’amministrazione Bush in gennaio, è stato approvato il 19 maggio dal presidente Obama, il quale garantisce che «non comporterà alcun rischio irragionevole, ma promuoverà la comune difesa e sicurezza». Ora dovrà essere approvato dal Congresso. Qui si sono levate alcune voci contrarie, dopo che è venuto alla luce un video sulle torture praticate da uno sceicco degli Emirati (v. il manifesto , 3 maggio). Washington si è però detta fiduciosa che l’inchiesta aperta ad Abu Dhabi sarà condotta in modo trasparente. E’ quindi certo che l’accordo sarà ratificato.

Esso frutterà almeno 40 miliardi di dollari, il grosso dei quali andrà alle multinazionali – General Electric, Westinghouse, Bechtel e altre – che costruiranno gli impianti nucleari negli Emirati. Accordi analoghi, stipulati con Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Marocco, Algeria, saranno certamente approvati dall’amministrazione Obama. Non manca però la concorrenza. Il 20 gennaio anche il Giappone ha firmato con gli Emirati un memorandum che prevede la fornitura di tecnologie nucleari. L’11 maggio la Francia ha annunciato un imminente accordo per la fornitura di tecnologie nucleari all’Arabia Saudita, simile a quelli già stipulati con Algeria e Libia. Il 13 maggio è giunta ad Abu Dhabi una delegazione del «Gruppo di fornitori nucleari», di cui fanno parte governi di 45 paesi tra cui l’Italia, mostrando il proprio catalogo comprendente tutta la gamma delle tecnologie nucleari «per scopi pacifici».

Si è quindi aperta una grande campagna promozionale, cui partecipano anche Russia e Cina, per rilanciare l’industria nucleare in crisi (per ragione di costi e sicurezza) vendendo centrali “chiavi in mano” in Medio Oriente e Nord Africa. Ma perché un paese come gli Emirati, che possiede riserve di petrolio e gas sufficienti per oltre un secolo, vuole dotarsi di un’industria nucleare? Ufficialmente perché ha bisogno di produrre più elettricità. Per fornire energia pulita a una popolazione che non raggiunge i 5 milioni di persone, basterebbe però sviluppare gli impianti solari che ha cominciato a costruire. Scopo della casa regnante è in realtà un altro: entrare nel club dei paesi nucleari acquisendo la capacità di poter un giorno costruire armi nucleari. Formalmente gli Eau e le altre monarchie del Golfo aderiscono al Trattato di non-proliferazione (Tnp). Nessuno può sapere, però, quale sarà la loro decisione in futuro. Da parte loro, il governo Usa e altri, mentre accusano l’Iran (che aderisce al Tnp) di usare il nucleare civile per fini militari, aiutano Israele (che non aderisce al Tnp) a potenziare il proprio arsenale nucleare, tacendo sul fatto che, essendo l’unico in Medio Oriente a possedere armi nucleari, spinge gli altri nella stessa direzione. Ora, per mantenere sotto la loro influenza quest’area strategica, gli Usa aiutano le monarchie del petrolio a imboccare la via del nucleare. Diventerà di conseguenza ancora più esplosiva la situazione del Golfo, dove le centrali nucleari provocheranno danni ambientali e costituiranno potenziali bersagli di attacchi. Si prepara così, nel laboratorio della politica, la nuova reazione a catena petrolio-nucleare.