Gli operai bruciano vivi, i potenti si divertono alla Scala

A Milano, venerdì scorso, quando gli operai della Thyssenkrupp di Torino erano appena morti o stavano morendo arsi vivi, si è svolta la “prima” della Scala.
Nessuno ha rilevato, almeno sulla stampa ufficiale, quella che conta, l’aberrazione, la stridente ingiustizia e l’inopportunità della “prima” della Scala, svoltasi a Milano venerdì scorso, quando gli operai della Thyssenkrupp di Torino erano appena morti o stavano morendo arsi vivi.
La prima alla Scala si è svolta, come ogni anno, all’insegna della mondanità e dello sfoggio della ricchezza e del potere (Sono lontani anni luce i tempi in cui il movimento di Capanna contestava a suon di uova marce le ricche matrone impellicciate…).
Era presente la crema del potere economico e politico, a cominciare da Napolitano e altri 5 capi di stato esteri, 19 ministri da tutto il mondo e ampie rappresentanze della “casta” italica.
Un minimo di senso della giustizia e di solidarietà avrebbe imposto la sospensione della prima in segno di lutto: e invece no, i “padroni” dell’Italia e non solo non potevano certo rovinarsi la serata per la morte di alcuni poveracci uccisi per un salario di pochi euro e così hanno ritenuto di cavarsela con un minuto di silenzio ipocrita… e la serata di gala è gioiosamente continuata come previsto.
Il Presidente della Repubblica, che ci affligge ogni giorno con una predica moralistica e “piange” ipocritamente per gli infortuni sul lavoro, non solo ha partecipato, con palese soddisfazione, al rito mondano ma non ha avvertito neanche l’esigenza minima -magari prima della serata- di recarsi a Torino, almeno per un doveroso omaggio alle famiglie degli operai uccisi.
La cosa è talmente ripugnante che si fa fatica a seguire le cronache mondane, che parlano di una Letizia Moratti che “fa la padrona di casa: giro di brillanti al collo in nero Armani (Me l’ha regalato mio marito, come ogni anno)”…
E che dire dei sontuosi addobbi del teatro?
Sul palco reale mille rose rosse e intrecci di rami di salice, nocciolo, medeola e ruscus per simboleggiare il contrastato amore fra Tristano e Isotta. L’antipalco reale e i foyer sono invece decorati con 250 anturium e 450 garofani.
“Un grandissimo spettacolo!”, ha commentato Napolitano al termine della rappresentazione.
La serata si è conclusa con una bella mangiata a Palazzo Marino, ove il Comune ha organizzato un ricevimento per 900 persone, con menu’ a base di risotto alla milanese, aletta di vitello con polentina e cappella di fungo porcino alla genovese…
Unica nota di protesta, quasi stonata in questa orgia di mondanità, quella di un gruppo di precari dell’Alfa Romeo aderenti ai Cobas che hanno animato un presidio davanti al teatro.