Gli effetti delle “chiusure” sull’economia di Gaza

Le restrizioni imposte da Israele ad un milione e mezzo di persone che vivono nella Striscia di Gaza non possono che definirsi punizioni collettive
Punizioni, attuate, di volta in volta, con motivazioni diverse. La sicurezza, le elezioni, problemi tecnici. Il risultato è sempre lo stesso, la sofferenza del popolo palestinese”.

Quali sono le misure implementate dal suo Ministero per far fronte al deteriorasi dell’economia di Gaza?

Non abbiamo altri mezzi che fare affidamento su interlocutori esterni come la Banca Mondiale o il Quartetto. Ma ci siamo rivolti anche agli israeliani. Abbiamo tentato di illustrare l’insostenibilità della trasformazione di Gaza in una grande prigione, com’è adesso. Israele non ci concede di avere un porto, un aeroporto. Dove esistono confini condivisi dovrebbero valere le cosiddette best management practices. Israele invece, nonostante gli accordi sottoscritti, si comporta da potenza occupante. La comunità internazionale, in particolare il Quartetto, dovrebbe vegliare sulla trasparenza delle politiche su confini e movimento di merci e persone su cui si è discusso e firmato.

La ragione dell’ultima chiusura di Karni era l’allarme attentato. Al confine ve ne sono stati. Inoltre c’è la vicenda del tunnel scoperto in prossimità del valico. Queste sono le ragioni sostenute da Israele. Come risponde?

Ripeto che Israele adduce sempre ragioni diverse e che il risultato è sempre lo stesso, l’oppressione e la sofferenza dei palestinesi. Noi siamo sempre pronti a cooperare con Israele. E abbiamo sempre detto che non è giusto che in nome della sicurezza o di qualunque altra ragione sia un milione e mezzo di esseri umani a pagare. Se accade un fatto criminale a Tel Aviv non credo sigillino l’intera città. Cosa fa la sicurezza in questi casi? Chiude una strada, un edificio. Come accade ovunque.

Il 15 novembre scorso israeliani e palestinesi hanno un Memorandum of Understanding (Mou) sui confini e sul transito di merci e persone. La riapertura del valico è un passo nella direzione giusta?

L’Mou stabiliva che entro dicembre 2005 per Karni avrebbero dovuto transitare 150 camion ed entro la fine del 2006 almeno 400. I convogli di prodotti alimentari poi, sempre sulla carta, avrebbero addirittura potuto superare tale limite. Israele non ha implementato nessuna di queste misure. Lo stesso accordo prevede la diminuzione delle restrizioni alla circolazione delle persone e del numero dei check-point. Ebbene da novembre siamo passati da 380 a 475 check-point, dati Ocha di un paio di giorni fa. I convogli di merci e gli autobus passeggeri tra West Bank e Gaza previsti dall’accordo dove sono?