Gli attacchi razzisti cresciuti del 600 per cento

Colpiti principalmente i musulmani. E un imam propone: per essere più sicure le donne si tolgano il velo

LONDRA
Mentre ieri tutte le linee del tube londinese hanno finalmente riaperto i battenti cancellando i segni più evidenti degli attacchi del 7 e 21 luglio e riportando la città ad un’apparente normalità, le conseguenze più subdole dell’ondata terroristica sono tutt’altro che esaurite. La polizia britannica ha denunciato un aumento impressionante del numero di aggressioni a sfondo razzista avvenute nell’ultimo mese. Londra è la città più colpita, con una crescita del 600% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma anche altri centri urbani dove c’è una forte presenza di minoranze etniche non sono da meno. Il numero di assalti denunciati dalla polizia del West Yorkshire, una regione ad alto tasso di immigrazione che comprende Leeds, la città natale di tre degli attentatori del 7/7, è salito da 195 a 366, mentre quello del West Midlands, di cui Birmingham è capoluogo, è passato da 225 a 328. Insulti, violenze e vandalismi ai danni di chi appare essere musulmano sono diventati una triste realtà un po’ dovunque in Gran Bretagna. «Non abbiamo mai assistito ad una simile ondata islamofobica», dice un portavoce dell’Islamic human rights commission (Ihrc). E le statistiche rivelano che un individuo su sei tra quelli che hanno subìto abusi non è musulmano, ma solo di sembianze asiatiche. Secondo l’Ihrc, la maggioranza delle segnalazioni raccolte direttamente dall’organizzazione non sono riportate alle forze dell’ordine e andrebbero quindi aggiunte alla lista. «Presso la comunità islamica c’è poca fiducia nella polizia e spesso la gente è riluttante a sporgere denuncia» spiega il portavoce. Certo, le dichiarazioni rilasciate a inizio settimana dal capo della London transport police sulla necessità di perquisire prevalentemente persone di origini asiatiche o musulmane non hanno aiutato a guadagnare la fiducia delle comunità straniere. A sottolineare ulteriormente l’ondata di tensione che sta attraversando il paese, è arrivato l’invito di un autorevole imam nei confronti delle donne musulmane a togliere il velo per mimetizzarsi più facilmente fra la folla. Più indifese e facili da individuare, le donne hanno assistito a un particolare aumento degli abusi razzisti nei loro confronti. Per questo, mercoledì scorso, Zaki Badawi, ex imam capo della moschea centrale di Londra che oggi dirige il London muslim college, ha dichiarato che lo hijab poteva essere tolto per motivi di sicurezza. «I vestiti sono fatti per proteggere, non per danneggiare. La conservazione della vita ha una priorità ben più alta rispetto al mantenimento delle apparenze», ha detto Badawi.«Dobbiamo educare la gente a comprendere l’Islam, senza rinunciare alle nostre pratiche», fa notare Rajnaara Akhtar, direttrice dell’associazione Protect-Hijab. «Non è cedendo alle violenze razziste che si risolve il problema dell’integrazione in questo paese», le fa eco Mohammed Abdul Bari, vicesegretario del Muslim council of Britain, una delle associazioni musulmane più rappresentative dell’Isola. «Se cominciamo a rinunciare ai nostri valori, oggi ci chiederanno di cambiare modo di vestire, e domani potrebbero chiederci di cambiare il colore della pelle».