Gli americani «tagliati» da Bush

Gli stati Usa cancellano 1,7 milioni di persone dall’assistenza sanitaria. Regali fiscali E il Congresso torna a discutere sulla riduzione delle tasse chiesta dalla Casa bianca: 550 miliardi di dollari da restituire ai ricchi e togliere ai poveri.

Settimana decisiva al Congresso degli Stati uniti per i mega tagli fiscali proposti da George Bush al fine di «rilanciare l’economia». Lo scontro fra le due Camere, che hanno visioni differenti sull’entità degli «alleggerimenti» alle tasse, girerà intorno a 200 miliardi di dollari, la differenza che corre fra i 550 miliardi che hanno l’appoggio della Camera dei rappresentanti, e sui quali ormai punta la Casa bianca ormai rassegnata a non ottenere i 726 miliardi in dieci anni da cui era partita, e i 350 miliardi sui quali il Senato ha trovato una tenue maggioranza, grazie a due senatori repubblicani. Il dibattito non sarà accademico, visto che, quale che sia l’entità dell’alleggerimento, a ogni taglio delle imposte dovrà necessariamente corrispondere la diminuzione dei fondi di bilancio per alcune voci di spesa. Non che sia in ballo l’entità delle enormi spese militari, beninteso. Sono la sanità e l’istruzione che, per prime, hanno dovuto mettere la testa sul ceppo. Stretti in una delle peggiori crisi fiscali del dopo guerra (frutto di un combinato che ha visto convergere crisi economica con relativa diminuzione degli introiti, aumento delle spese e tagli fiscali decisi ai tempi delle vacche grasse) gli stati americani hanno già impugnato l’accetta.

Uno dei primi risultati lo ha esposto il mese scorso in un suo rapporto il Center on Budget and Policy Priorities, gruppo liberal di ricerca e difesa dei cittadini(www.cbpp.org): non meno di 1,7 milioni di americani entro quest’anno potrebbero perdere del tutto la copertura sanitaria in seguito ai tagli proposti dai governatori o già adottati dalle assemble legislative degli stati. Un numero ancora maggiore vedrà invece diminuire o peggiorare il proprio livello di assistenza. Prime vittime saranno naturalmente gli starti più poveri della popolazione. Il programma denominato Medicaid, che costa 250 miliardi di dollari l’anno, è una rete indispensabile per la salute di un quinto dei bambini americani e contribuisce alle cure di due quinti degli anziani ricoverati nelle case di cura, molti provenienti da famiglie della media borghesia ridotte allo stremo dall’assistenza a domicilio, che costa non meno di 50mila dollari l’anno.

Ogni stato ha effettuato la sua cernita e questi sono i primi risultati, come li riportava ieri il New York Times. La Lousiana taglierà di un terzo il suo budget, abbattendo sanità e istruzione. Il democratico Massachusetts, che si è sempre vantato di espandere la sua copertura sanitaria, ha di recente cancellato 36mila disoccupati a lungo termine dalle liste dell’assistenza di base e sta considerando di eliminare il programma che assicura i farmaci a 80mila anziani. Nel Texas di Bush, la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge che stabilisce criteri più severi per l’ammissione al Programma di assicurazione sanitaria per i bambini e al Medicaid. Risultato: 240 bambini e 17mila donne in gravidanza hanno perso il diritto di essere curati dallo stato. I malati di Aids si sono invece visti imporre limiti alle prescrizioni dei farmaci salvavita. Ancor meglio è riuscito a fare il Tennessee che ha escluso dal Madicaid 208mila persone, fra cui 55mila bambini. Il Colorado ha cominciato dagli immigrati legali, 3.500 dei quali sono stati depennati dai benefici del Medicaid e si sono visti negare la cittadinanza. L’Ohio alla fine ha scelto di salvare i bambini, ma ha tolto la copertura dentistica e oftalmica agli adulti.

I problemi degli stati sono rimbalzati a livello federale e in Congresso persino i repubblicani moderati si sono uniti ai democratici per una legge che assicuri fondi federali al Medicaid. Ma l’amministrazione Bush non ci sente. Ritiene che il programma di assistenza sanitaria, creato nel 1965 da Lyndon Johnson come uno dei pilastri della sua Great Society, sia uno strumento inadeguato alla propria idea di società che, con tutta evidenza, divide i cittadini tra eletti o respinti dalla grazia divina. E se dio li respinge, perché dovrebbe accoglierli George Bush?

Così, per la serie «al peggio non c’è fine», l’Internal revenue service (Irs), l’erario americano, medita di imporre una nuova normativa che richiederà nuova, complicata documentazione ai cittadini che chiedano rimborsi fiscali. Dal 1975, il sistema dei rimborsi, è un’importante fonte di reddito per i cosiddetti «working poors», i lavoratori della fascia di reddito più bassa, 19 milioni dei quali ha trovato in questa forma di restituzione delle tasse già trattenute sul salario, un sostegno notevole. In nome della lotta alle frodi, l’Irs vuole ora una mole di documentazioni talvolta così complicate da ottenere, che molti saranno costretti a rinunciare. Ammontare degli introiti in ballo: 10 miliardi di dollari l’anno.