Gli aiuti truccati dell’Europa

Gli aiuti allo sviluppo dei 25 sono «gonfiati artificialmente», in pratica falsi. L’accusa è partita ieri da un gruppo di Ong – Oxfam, Action Aid, Eurodad, 11.11.11, Coordination Sud, Eurostep – come antipasto critico alla riunione straordinaria dell’Ocde che si terrà oggi a Parigi e nel corso della quale verranno rese pubbliche le cifre ufficiali relative agli «aiuti allo sviluppo». Basandosi sulle proiezioni in loro possesso e sul rapporto presentato dalla Commissione il mese scorso, le Ong disegnano un panorama europeo triste da cui si salvano solo il Lussemburgo e la Svezia. Ultima l’Italia con livelli simili a quelli di alcuni nuovi paesi membri come Cipro, Repubblica Ceca o Slovenia, ma prima nel conteggio creativo. Tra i soldi destinati da Roma allo sviluppo dei paesi poveri figura infatti anche l’annullamento del debito dell’Iraq (925 milioni) e della Nigeria (altri 416 milioni): in totale 1,341 miliardi a cui si sommano gli euro destinati all’accoglienza dei rifugiati per un totale di 1,432 miliardi. Domenica scorso Bono Vox se l’era presa con Berlusconi per aver mentito sugli aiuti allo sviluppo e per aver «sfruttato» a fini elettorale la sua immagine.
Come l’Italia, emulsionano i numeri anche il Regno unito (di oltre 3,5 miliardi di euro), la Germania (2,9 miliardi) e la Francia (2,2). L’Austria, attuale Presidenza della Ue, ha «probabilmente gonfiato le sue cifre del 50%». In totale, accusano le Ong, si contano «12,5 miliardi di euro, circa un terzo del totale degli aiuti, che non rappresentano delle nuove risorse per i paesi in via di sviluppo» ma che vengono impiegati per «l’annullamento del debito, l’accoglienza dei rifugiati e la formazione di studenti stranieri». In concreto entrerebbe nel conteggio 840 milioni di euro spesi per i rifugiati (sono soprattutto Danimarca, Svezia e Olanda a truccare in questo capitolo) e un po’ meno di un miliardo per gli studenti (barano Germania, Francia e Portogallo).
La Commissione europea reagisce chiedendo tempo, per osservare i dati che verranno pubblicati oggi, e sottolineando l’importanza della cancellazione del debito: «La riduzione del debito – sostiene Amadeu Altafaj, portavoce del commissario alla cooperazione Louis Michel – è un aiuto assai apprezzato dai paesi beneficiari, che chiedono questo tipo di intervento. Dire che sia uno stratagemma è sbagliato».
La risposta non convince Hetty Kovach di Eurodad, la Rete europea sul debito e lo sviluppo: «L’annullamento è un plus all’aiuto allo sviluppo». Effettivamente nel 2002 al summit dell’Onu di Monterrey gli Stati membri dell’Ue si erano impegnati a non conteggiare negli aiuti allo sviluppo il taglio del debito dei paesi poveri. Ora sembrano aver cambiato metodo. Con il conteggio creativo i 15 (i 10 nuovi Stati membri hanno impegni meno gravosi) si avvicinano d’altronde di più all’obiettivo, stipulato oltre trent’anni fa e mai raggiunto, di destinare lo 0,7% del Pil all’aiuto allo sviluppo.