Giovani E Comunisti – numero 2 – The take di Naomi Klein

LA RECENSIONE

The Take in inglese significa “la presa”, un po’ come la più famosa “presa della Bastiglia” da parte dei popolani parigini durante la Rivoluzione francese. Sono passati due secoli e siamo dall’altra parte del mondo: Argentina 2003; anche lì il popolo “si è preso qualcosa”. Cosa? Andiamo con ordine e lo scopriremo. L’Argentina fino al 2001 era un paese fortemente industrializzato e prospero, invitante per gli investimenti stranieri, noi italiani vi eravamo emigrati in cerca di fortuna. Il presidente Menem era uomo gradito Washington ed applicava tutte le ricette liberiste del potentissimo Fondo Monetario Internazionale che in cambio di prestiti al paese imponeva scelte politiche economiche come le privatizzazioni di tutti i settori chiave (beni e servizi). Il paese però si indebitava sempre di più, fino al collo e prendeva prestiti addirittura per pagare gli interessi dei debiti precedenti! Poi nel 2001 il crack generale del paese: gli investitori stranieri di notte e su furgoni blindati ritirano i propri soldi dalle banche (prendi i soldi e scappa!!) e lo possono fare perché nel generale delirio liberista erano state abrogate anche le leggi che in qualsiasi paese impediscono la “corsa agli sportelli” con il fallimento conseguente del sistema bancario. La mattina dopo anche i cittadini risparmiatori vorrebbero fare lo stesso, ma il governo congela i conti. Scoppia la protesta, le industrie chiudono, le banche vengono distrutte dai cittadini, le strade vengono occupate da milioni di argentini inferociti che a colpi di pentole battute ritmicamente e sassi cantano “se ne vadano tutti!”, cioè tutti i responsabili di quella bancarotta: politici, economisti, imprenditori, un’intera classe dirigente corrotta. 5 presidenti si alternano e si dimettono in 3 settimane, scappando in elicottero dal palazzo presidenziale assediato. Di fronte al baratro dell’economia, al dramma della disoccupazione e all’impoverimento generale, gli operai delle fabbriche chiuse ed inutilizzate da mesi tornano al lavoro. Stavolta senza il padrone:occupano la fabbrica, rimettono in moto le macchine, riavviano la produzione. Spinto dal bisogno e non dall’ideologia,il socialismo di fatto viene applicato nella realtà, con passione, entusiasmo e spirito di sacrificio. I lavoratori si riprendono il proprio lavoro, il diritto a sognare e la dignità tradita. Alla fabbrica di metalmeccanica Zanon, come all’azienda tessile Brukman, nasce il controllo operaio, senza bisogno di capi o padroni, gli operai posseggono la professionalità sufficiente a mandare avanti bene l’azienda. Stipendi uguali per tutti, decisioni prese democraticamente dagli operai, collaborazione e solidarietà con altre fabbriche autogestite o occupate. Ad esempio la Zanon fornisce pezzi di ricambio alla vicina fabbrica di trattori, sostenendosi a vicenda; una fabbrica di piastrelle invece le dona all’ospedale cittadino. Certo ai vecchi padroni fanno di nuovo gola le vecchie fabbriche, che non solo funzionano, ma anzi crescono ed assumono altri disoccupati. I cittadini solidarizzano con gli occupanti:in Argentina, come in Italia, gli imprenditori hanno preso tantissimi finanziamenti dallo stato, se li sono intascati e nel momento del bisogno sono scappati via, lasciando nei guai la maggioranza degli argentini. Ora che le acque sono di nuovo calme, i padroni tornano alla carica nei tribunali per far valere i “propri diritti”di proprietà e si fanno sentire nella campagna elettorale insieme al “vecchio arnese” Menem, il loro miglior rappresentante politico. Menem perde le elezioni, vince l’attuale presidente di sinistra Kirchner. Le fabbriche occupate vengono legalizzate dal parlamento, diventano cooperative di proprietà operaia. Il sogno si realizza. Il film della canadese Naomi Klein, l’autrice dell’interessante libro “No Logo” è per molti versi emozionante nel mostrare l’umanità lavoratrice. A volte però nel finale pecca di estremismo un po’ irrealistico. Non si può dimenticare infatti che l’Argentina ha ancora tanta strada in salita da fare:il Fondo Monetario Internazionale, lo strozzino più grande del mondo, rivuole indietro i soldi del debito(forse il film è un po’ troppo duro con il presidente Kirchner, per aver siglato un non meglio definito patto con l’FMI.(patto che,abbiamo appurato, prevede un dilazionamento nel tempo del debito. Naomi Klein pensa davvero che i debiti con il FMI non si possano pagare?Non scherziamo!); i migliori dirigenti della classe lavoratrice, quelli che le davano forma ben organizzata e rappresentanza politica sono stati assassinati dalla recente dittatura militare, il partito comunista liquidato fisicamente. Certamente dopo la “stangata”c’è un rifiuto diffuso del capitalismo da parte degli argentini che probabilmente l’attuale classe dirigente di sinistra, per eccesso di prudenza, forse non percepisce del tutto;non va però dimenticato,come invece succede al film, che il governo Kirchner sta lavorando tra mille difficoltà per sganciarsi dall’orbita di Washington (e quindi del FMI), sta partecipando alla collaborazione antiliberista tra i paesi dell’area, in particolare con il Venezuela e contro il piano commerciale americano ALCA, ha deposto dagli incarichi e avviato i processi contro i militari responsabili delle repressioni degli anni 70. Prima di trarre le conclusioni sulla politica di Kirchner dovremmo forse aspettare con un po’ di pazienza: i bilanci si fanno sempre alla fine!