Giovani Comuniste/i: una proposta per ripartire

Gli avvenimenti degli ultimi mesi ci consegnano un quadro estremamente preoccupante. I/le Giovani Comunisti/e, la nostra organizzazione politica, il luogo della nostra militanza e il soggetto delle nostre passioni, il laboratorio delle nostre innovazioni e lo strumento con cui abbiamo tentato in tutti questi anni di far vivere dentro i conflitti e le mobilitazioni di massa la nostra esperienza e la nostra identità di comunisti/e del XXI secolo, vivono una crisi politica ed organizzativa molto seria. Questo perché abbiamo subìto anni di lacerazioni interne, di endemico indebolimento della nostra presenza organizzata, di scollamento progressivo tra il centro e i territori, anni in cui nei Gc si riproduceva esattamente, in sedicesimi, il dibattito e le divisioni già presenti nel partito.
Abbiamo subìto anni di involuzione teorica (il cui apogeo è rappresentato dalla provocazione di raffigurare sulla nuova tessera il crollo del Muro di Berlino) e di clamorosi errori nella linea politica (si pensi soltanto alla costante perdita di sovranità nei confronti di pezzi parziali del movimento). Tutto questo ha disilluso e allontanato migliaia di iscritti e militanti, come dimostra il tasso davvero impressionante di turn-over della organizzazione.

Abbiamo poi subìto una scissione (congegnata con inganno in mesi in cui ufficialmente si negava ogni proposito scissionista) che ha coinvolto una parte importante del gruppo dirigente centrale e numerose/i compagne/i diffuse nei territori. E, da febbraio, mesi nei quali le logiche di corrente hanno vanificato più e più volte la possibilità di convocare il coordinamento nazionale e di rilanciare un minimo di iniziativa politica a livello centrale e nei territori. Addirittura non siamo stati in grado di costruire, come giovani, una campagna elettorale della lista!

Per non parlare del contesto oggettivo nel quale si collocano queste nostre difficoltà: la crisi economica, il vento di destra che, in Italia come nel resto d’Europa, continua a soffiare, l’arretramento e le divisioni della sinistra d’alternativa (come dimostrano, da ultimo, gli esiti delle elezioni europee e amministrative).

Crediamo tuttavia che si possa ripartire. Il progetto di rilanciare il partito rafforzando la lista unitaria e ricostruendo, in un patto d’unità d’azione, un campo largo della sinistra d’alternativa è un progetto che parla anche a noi. Anzi, pensiamo che i/le Giovani Comunisti/e possano essere uno strumento utile di rilancio del nostro progetto, per radicarlo ancora di più tra i movimenti di lotta, le donne, i giovani, gli intellettuali e le cittadine e i cittadini migranti. Dovranno essere mesi di ricostruzione e duro lavoro, dal quale nessuno si deve sentire escluso e che vorremmo ci vedesse tutti unitariamente impegnati. Proviamo a fissare alcuni punti politici:

a)la scissione che abbiamo subìto non è un incidente di percorso, ma l’esito voluto di un progetto politico di involuzione moderata del gruppo dirigente ristretto dei/lle Giovani Comunisti/e, la cui linea politica (fondata sull’obiettivo di sciogliere l’organizzazione dentro contenitori altri) si è dimostrata alla prova dei fatti fallimentare. Di fronte a quei compagni che proclamano di rimanere nei Gc per completare l’opera di dissoluzione dell’organizzazione, affermiamo senza ambiguità che per noi la sussistenza e il rafforzamento dei/lle Giovani Comunisti/e è la precondizione essenziale per qualunque battaglia politica;
b)proponiamo di rilanciare l’organizzazione, a partire dalla cura del tesseramento 2009, convocando in ogni territorio attivi delle iscritte e degli iscritti;
c)rilancio dell’organizzazione significa per noi significa rilancio politico dei/lle Giovani Comunisti/e: abbiamo di fronte un’agenda politica fittissima, che dobbiamo essere in grado noi stessi di determinare. Consideriamo essenziali, in primo luogo, l’organizzazione delle proteste contro il G8 di L’Aquila; la costruzione di una campagna di massa contro l’accordo separato; la definizione di una piattaforma di lotta che tragga insegnamenti dall’esperienza dello scorso autunno studentesco e ci prepari alla riapertura delle scuole; l’organizzazione di un appuntamento politico determinante come il campeggio estivo. L’approccio con cui intendiamo dedicarci a questi appuntamenti è quello di chi ritiene cruciale (innanzitutto allo scopo della costruzione della propria identità politica e sociale) il rapporto con i movimenti di lotta e l’investimento sulla loro autonomia;
d)ricostruiamo in tutti i territori rapporti con le altre organizzazioni giovanili della sinistra e con le associazioni studentesche e universitarie presenti;
e)riprendiamo il percorso, purtroppo derubricato in tutti questi anni, della formazione politica dei nostri compagni. In una società così parcellizzata, avere le cognizioni teoriche e culturali per capire cosa accade è la condizione essenziale per poter organizzare battaglie e lotte. Ma non si tratta solo di dare vita a corsi di formazione teorica. Anche «imparare a fare politica», dall’organizzazione di assemblee nelle scuole alla costruzione di associazioni di lotta territoriale, a partire proprio dalla messa in rete delle esperienze “di punta” sviluppate dai/lle Gc in questi anni, diventa il nostro migliore investimento per il futuro.

Siamo infine convinti che l’autonomia dell’organizzazione giovanile sia un bene prezioso, a maggior ragione quando riesce ad intrecciarsi con pratiche di democrazia interna e di trasparenza virtuose per tutte e tutti. Questo si traduce in una cosa sola: il rilancio dell’organizzazione deve avvenire attraverso il coinvolgimento di tutte e di tutti. Dei territori, i quali sono stati espulsi in questi ultimi anni dai meccanismi di partecipazione e di decisione. Di tutte le sensibilità e le posizioni, che vanno riconosciute non in quanto correnti cristallizzate ma in quanto spunti utili al rilancio della nostra organizzazione. Per questo invochiamo una gestione unitaria che si traduca immediatamente nella definizione di un organismo di transizione alla IVª Conferenza nazionale che rappresenti, proporzionalmente al consenso delle diverse posizioni in coordinamento nazionale, la pluralità delle voci presenti nell’organizzazione.

Carmelo Albanese,
Rosita Gigantino,
Francesco Maringiò,
Simone Oggionni
Enrico Pellegrini
Alessandro Serra
Gianni Turcato
Francesca Varano