Giovani Anpi, tra memoria e colline la scelta etica dell’antifascismo

La piazza è quasi deserta, attorno alla statua di Colombo un grande parcheggio, siamo a Bettola 3mila abitanti nel cuore delle valli Nure e Arda, Repubblica Indipendente partigiana da luglio a novembre 1944, con tanto di sindaco eletto democraticamente, due giornali, una locale “radio Londra” e l’ospedale. Una storia poco conosciuta perché di tutto questo nel sito e nelle informazioni del Comune non c’è traccia. Sarà che qui comanda il centrodestra e nelle ultime elezioni politiche i risultati dicevano: Fi, An, Lega, Ds e Udc in ordine di voti raccolti. “La valle sta prendendo una piega pesante, dall’indifferenza qui si rischia lo sdoganamento del fascismo stesso”, racconta Christian del Circolo culturale “la lanterna magica” con base in piazza alla locale sede dell’Ulivo. Questo gruppo di giovani, domenica ha festeggiato un pre-25 aprile, con musica, vino e frittata, banchetti di libri e una chiacchierata con lo storico Gianni D’Amo. Forse si aspettavano più gente, ma chi ha iniziato col cinema per rendersi conto che nella negazione della storia stava la chiave della propria politica conosce la pazienza.
Sono tutti giovani iscritti all’Anpi, nuovi animatori della memoria repubblicana e costituzionale nelle colline piacentine: “Sono antifascista da quando ho iniziato a ragionare”, spiega Andrea, cresciuto coi racconti del vicino di casa, il comandante Gino Pancera. Dall’altra parte del fiume in località Rio Farnese, dove c’è il campo di calcio, i fiori sono freschi al monumento dei 22 trucidati il 12 gennaio 1945 da un commando tedesco-repubblichino: un colpo alla nuca ciascuno e una fossa comune ricoperta dalla neve. Altri 20 partigiani prigionieri di guerra spariranno nel nulla. Da allora sessant’anni di memoria retta dai protagonisti, dai familiari e da sempre meno amici e compagni. Qua come altrove. Finché un giorno di novembre 2004, il presidente Anpi Piacenza, il Comandante Ludovico Muratori “Muro” in un incontro con un gruppo di giovani piacentini disse più o meno: “Voi avete la forza del fare, noi la storia da raccontare, uniamoci”. Lui morirà pochi giorni dopo, loro diventeranno il comitato giovani dell’Anpi Piacenza a lui intitolato. In un anno un centinaio di iscritti e il doppio d’attivi sui territori, hanno rivitalizzato circoli a San Giorgio, Gragnano, Ponte dell’Olio, Bettola, Fiorenzuola e Piacenza. “Senza alcun paragone è la stessa crescita del movimento partigiano, speriamo nelle migliaia tra un anno”, sorride Davide con la maglietta di Emergency. Per il 25 aprile saranno in Piazza Cavalli nel capoluogo per la commemorazione ufficiale, poi a preparare il pranzo per i partigiani e ancora in piazza a Fiorenzuola dalle 18 per una notte di concerti e testimonianze.

Il progetto giovani Anpi è più forte dall’ultimo congresso nazionale di Chianciano (febbraio 2006) con il riconoscimento a pieno titolo, eleggibilità nelle cariche compresa, anche a chi la Resistenza non la fece. Ma per questi giovani ciò che conta è il confronto con la generazione partigiana: “Se la memoria non si radica nei luoghi e tra le persone, rimane ideologica – spiega Alberto – per noi la Resistenza sono le famiglie e le valli. Non abbiamo bisogno di retorica, la Resistenza è per noi un fatto etico, questo è il senso con cui ci viene raccontata e che noi vogliamo testimoniare”. Chiarezza e etica, come i fazzoletti rossi al collo e la bandiera tricolore che sventola sui banchetti: uno accanto all’altra. Difficile da immaginare nei movimenti metropolitani ma ovvio per la tradizione Anpi, repubblicana e costituzionale. “La Resistenza qui è nata da un prete, un militante anarchico e un antifascista comunista, un avvocato socialista, uno cattolico e un ufficiale dei carabinieri monarchico”, ricorda Alberto. La storia è questa, senza negare le differenze e la memoria, tutta.

Hanno iniziato con le feste e la musica nei luoghi della memoria, poi le interviste ai sopravvissuti, i libri. Il materiale documentale dell’Anpi è tantissimo, ma c’è ancora da fare, catalogare, raccogliere e pubblicare (da non perdere fino al 29, a Gragnano, la mostra fotografica sulla Resistenza piacentina curata da Piero Bonvini). Sempre partendo dal paese e dal rapporto con questi vecchi partigiani, con un salto di almeno due generazioni in mezzo. “Nel solco della tradizione le cose sono semplici – racconta Davide, trentenne segretario dell’Anpi Ponte dell’Olio – e poi il confronto con i partigiani è facile, si va subito al sodo: il nostro orizzonte è oggi, mentre loro ragionano su decenni di politica e trovano chiavi di lettura più lucide e semplici, la storia serve anche a questo”. Domani Davide andrà andare a ritirare i fiori per i morti del Rio Camia, Pietro Bessone e Renato Ghiottoni, torturati e impiccati da una pattuglia nazifascista durante una tregua pattuita per soccorrere i feriti. “Basta accostarsi in maniera semplice, per quello che siamo noi e loro – continua Davide – e fiore per fiore, ricordo per ricordo affiorano le parole e la fiducia”. Reciproca, perché ci sia una generazione di pace e di memoria che sappia cosa significano guerra e fascismo.