Giordano: verifica vera. No al voltagabbana Dini

ROMA —-A Lamberto Dini che minaccia di far cadere il governo se Prodi seguirà «ancora le politiche della sinistra», Franco Giordano — segretario del Prc—replica con altrettanta durezza; «Nessuno può chiederci di volgere la testa dall’altra parte davanti alla realtà drammatica del Paese. Andremo a una verifica vera, avvieremo una consultazione reale del nostro popolo, e la proporremo a tutta la Sinistra». Una verifica necessaria perché «quando, come a Torino, si fischia un leader sindacale che rappresenta al massimo livello la condizione operaia, la crisi da politica diventa sociale, e non c’è più tempo per parole e giravolte ma solo per i fatti. Ne va della nostra dignità».
Quali saranno allora le questioni che porrete al tavolo della verifica di gennaio?
«Senza dubbio il tema dei salari, perché in Italia 7 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.000 euro al mese; quello dei prezzi, visto che in 5 anni si è perso grande potere di acquisto; la lotta alla precarietà, problema enorme per i giovani; le condizioni, i ritmi, la sicurezza del lavoro. E poi, esigiamo chiarezza su temi come i diritti civili, che sono stati accantonati, sulle alternative al conflitto bellico, sul disarmo, sull’ambiente. Ed è anche ora che si torni a parlare di una moratoria per la base del Dal Molin».. .
Onorevole Giordano, lei sa che Dini porrà richieste pressoché opposte alle sue…
«Dini non può chiederci di non muoverci partendo da quella che è la realtà del Paese, né di volgere lo sguardo dall’altra parte, perché è impossibile».
Vi diranno che siete i soliti estremisti irragionevoli.
«Estremisti? Noi abbiamo aperto, discussioni, chiesto chiarimenti, mosso critiche anche aspre all’operato del governo, ma abbiamo sempre votato a favore».
Con chi ce l’ha?
«Le forze di centro, interne o esterne al Pd, spesso non discutono e poi alla fine votano contro. Beh, chi danneggia più il governo, noi o loro? Adesso basta, non tollereremo più che il voltagabbana di turno condizioni le decisioni di tutti e gli accordi presi».
Su questa posizione, il rischio è che cada il governo e magari che si rompa l’alleanza tra la Sinistra e il Pd.
«Certo, è un rischio. Ma devo dire che su questo specifico punto sono in dissenso da Nichi Vendola; per me infatti non è detto che il Pd debba essere il nostro interlocutore fondamentale. E non è detto che il nuovo soggetto unitario possa vivere e morire solo all’interno del governo».
Se mette in conto anche questo, la caduta del governo non è ipotesi così lontana.
«Noi lavoriamo per un accordo, sia chiaro, non perché la situazione precipiti. Ma la verifica deve essere vera, e non sono in grado di prevedere come finirà».
E se il governo cade, si deve tornare a votare o andare ad un esecutivo istituzionale?
«La legge elettorale sarà decisiva a questo fine. Noi siamo per il tedesco puro, ma la realtà è che, se non si parte da questo modello, non ce ne sono altri: c’è solo il referendum».
Che per voi è il male assoluto.
«È devastante, perché determina un meccanismo di proliferazione delle forze politiche, perché annega l’autonomia del soggetto unitario e plurale visto che l’obbligata confluenza ih un listone lo fa venire meno».
Per questo siete tra i pochi ad apparire disponibili sulla bozza Bianco?
«Quella bozza, che pure non è più lo spagnòlo e nemmeno il Vassallum, presenta ancora problemi rispetto al tedesco. Due per noi sono decisivi: serve il voto disgiunto tra collegio e lista, e serve il riparto nazionale. Con queste modifiche, potremmo garantire una pluralità di rappresentanza e assieme andare incontro al bisogno di governabilità».
Ma i vostri alleati Verdi e Pdci sono contrari.
«Lo capisco, ma le divisioni sono ovunque: nel Pd c’è contrapposizione netta, basta vedere come la pensa Parisi, e anche Prodi non so bene cosa vòglia sulla legge elettorale…».
È previsto un vertice per fare chiarezza.
«Già, e mi sembra paradossale si faccia un vertice per l’unica materia che non riguarda la politica del governo ma la libera espressione del Parlamento, e non lo si feccia sul protocollo sul welfare: lo definirei un metodo di confronto osé».
Però c’è chi, come Mastella, minaccia di far cadere il governo sulla legge elettorale.
«Trovo singolare che il governo possa cadere non su temi come guerra, lavoro, diritti civili, ma per l’autoriproduzione di sé. Non è un bello spettacolo».