Gioiellieri più «poveri» di operai e maestri

Troppe tasse nella finanziaria: la critica del governatore di Bankitalia Draghi viene presa come ulteriore legittimazione a proprio favore dai professionisti, commercianti, piccoli imprenditori,«autonomi» di ogni specie che decidono di scendere in piazza, oggi a Treviso, la settimana prossima a Vicenza – dove Berlusconi ieri sera ha fatto sapere che sarà dei «loro» – in una sequenza di proteste che talora appaiono una sorta di “serrate” padronali addirittura imbarazzanti, visto il calibro del reddito di alcune “categorie” che partecipano alla protesta. Si pensi ad esempio ai commercialisti che ieri hanno lanciato il loro grido di battaglia minacciando di non compilare dichiarazioni dei redditi «se non sarà modificata la finanziaria» .
Ma insieme Draghi ha anche suonato un’altra canzone, segnalando l’ingiustizia di «un operaio dell’industria con una retribuzione lorda di 23.100 euro l’anno», che rischia con la riforma fiscale «un aggravio del prelievo di circa 120 euro». Questo doppio movimento del governatore ha perciò prodotto anche una reazione tutt’affato diversa, sollecitando gli spulciatori di dichiarazioni dei redditi dei suddetti «autonomi».
Ieri, a cura dell’agenzia Ansa, sono così comparse le “tabelle” sulle ultime dichiarazioni dei redditi, regione per regione. Brillano i gioiellieri, che in Italia hanno dichiarato «redditi sotto i 21.500 euro», ossia meno dell’operaio citato da Draghi, meno di un maestro elementare al primo incarico. Ma attenzione, già si tratta dei gioiellieri più “virutosi”, quelli lombardi, che invece nel Lazio si attestano più in basso, a 14.652 euro, per finire, in Calabria, a dichiarare 11.990 euro.
Ma anche i dentisti «risultano più poveri dei poliziotti» – infatti un dentista, ad esempio in Campania, dichiara meno dei 25 mila euro di un agente di polizia, e nel Lazio «arriva a malapena a un impiegato di banca», dichiarando 28 mila euro. Il top è la Calabria, dove ben «12 categorie» sotto il livello della pensione sociale, perché hanno dichiarato per l’Irpef guadagni inferiori ai 6.700 euro l’anno, e in gnere nella regione la maggior parte delle «categorie» dichiara in media importi più bassi che altrove. E fra gli autocandidati alla “povertà” si annoverano proprietari di saloni d’auto e rivenditori di ricambi, tassisti parucchieri e ceramisti…
Si sottraggono a questa corsa invece gli «autonomi» di Trento e Bolzano, che dichiarano i redditi più alti. Per esempio nel trentino i notai – «gli autonomi che dichiarano di più in tutt’Italia» – denunciano un reddito medio di 922.345 euro, mentre se si passa in Lombardia il valore, seppur sempre notevole, già si abbassa di un terzo a 629.406 euro.
Sono numeri che ieri correvano per le redazioni dei giornali, capaci di innescare la miccia dello scandalo. Per pararlo almeno in parte è intervenuta la Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre – da sempre piuttosto rigorosi nel fornire dati e dire pane al pane (ad esempio, ai tempi del referendum per l’estensione dell’art.18, dei diritti dello Statuo dei lavoratori alle piccole imprese, dissero senza peli sulla lingua che per i datori di lavoro era in gioco un problema di potere). Ebbene la Cgia ieri ha passato alle agenzie i sui calcoli su evasione ed elusione fiscale, per difendere gli «autonomi» dalla «patente di evasori» affibbiata unicamente a loro.
In realtà, dice la Cgi, «ci sono anche 2.600.000 dipendenti che svolgono il secondo o il terzo lavoro in nero facendo concorrenza agli autonomi». Considerando che l’imponibile evaso in Italia è di circa 311 miliardi di euro l’anno – il 25% del Pil – gli artigiani di Mestre individuano «4 grandi aree di evasione-elusione»: l’economia sommersa – che sottrae circa 200 milioni di euro l’anno -, l’economia criminale – con «affari non contabilizzati per 100 miliardi di euro annui -; le grandi società di capitale – per cui si stima una sottrrazione fiscale di 7 miliardi di euro. E poi, sì, c’è anche «l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese, che sottrae all’erario 4 miliardi l’anno».