Giappone, 60° anniversario della “Purga rossa”

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Traduzione di l’Ernesto online

Ancora aperte le ferite della persecuzione di decine di migliaia di comunisti

L’anno che si è da poco compiuto è quello del 60° anniversario della “Purga rossa”, una depurazione di massa di iscritti e simpatizzanti del Partito Comunista Giapponese durante l’occupazione statunitense del Giappone. Quello che segue è un estratto dell’intervista di Akahata a Kaneko Keiki, che sta conducendo la lotta nazionale delle vittime della “Purga rossa” per ristabilire il proprio onore e ottenere un indennizzo dallo Stato per le sofferenze patite.

Nel 1949, vennero attuati licenziamenti di massa di iscritti del Partito Comunista Giapponese e di sindacalisti nelle amministrazioni e nelle imprese private. L’anno seguente, l’ondata di licenziamenti ingiustificati colpì tutti i settori di attività in Giappone, espellendo circa 40.000 lavoratori dai loro posti di lavoro in quanto “sovversivi”.

La “Purga rossa” nella strategia padronale e imperialista di distruzione del movimento comunista e di classe giapponese

– La “Purga rossa” venne messa in pratica dal governo e dal padronato giapponesi sotto la direzione delle forze di occupazione nordamericane. Tutto ciò era parte del tentativo di fare del Giappone una “diga anticomunista” in grado di fronteggiare il dilagare delle lotte operaie e contrastare l’influenza conquistata dal Partito Comunista nel paese come pure i progressi dei movimenti popolari su scala internazionale.

Le vittime e le loro famiglie soffrirono danni incalcolabili sul piano sociale ed economico. Le loro sofferenze erano così grandi che alcuni si suicidarono. Quanto accadde comportò anche un colpo mortale ai movimenti nazionali di difesa delle condizioni di vita del popolo e dei diritti umani fondamentali, come pure alla concretizzazione di una ripresa economica indipendente e di una vera pace. Aprì la strada alla subordinazione attuale del Giappone agli Stati Uniti e al padronato giapponese.

La giustizia giapponese continua a giustificare i licenziamenti della “Purga rossa” e a legittimare le discriminazioni nei posti di lavoro

– I governi nordamericano e giapponese, insieme al padronato giapponese, non hanno mai presentato scuse per la “Purga rossa” o concesso qualche aiuto alle vittime. La Corte Suprema ha lasciato da parte il principio dell’indipendenza giudiziaria e ha emesso un verdetto di appoggio umiliante ai licenziamenti illegali. Ciò deve essere riconosciuto come la causa originale della discriminazione continua contro i lavoratori in base alle loro convinzioni che esiste ancora in molti posti di lavoro.

La lotta delle vittime è continuata in diverse forme, come le petizioni, le lotte sul terreno giudiziario, e denunce al governo.

Gli avvocati giapponesi denunciano l’illegalità delle purghe e sollecitano indennizzi per le vittime: un inizio di riabilitazione?
– Il momento cruciale per il nostro movimento si è registrato con le missive recentemente inviate al governo della Federazione degli Avvocati del Giappone e dalle sue sezioni locali di Yokoama, Nagasaki e Sendai. Le missive denunciano i licenziamenti di massa dei comunisti come una violazione della libertà di coscienza, dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e della libertà di associazione. Esortano il governo a restituire l’onore alle vittime e a offrire un indennizzo per i danni causati.

Le sollecitazioni degli avvocati hanno sottolineato l’illegalità delle “Purga rossa”, creando le condizioni che potrebbero permettere al nostro movimento di concludere finalmente questa vicenda con una soluzione giusta.