Gianni Ferrara: «Subito l’incarico»

Mai nella storia della nostra Repubblica abbiamo avuto un dopo elezioni. così agitato e preoccupante. Ne parlo con Gianni Ferrara, caro amico del manifesto e che, per pratica di aule universitarie e parlamentari, può farci da guida nell’attuale labirinto.

Dopo la sentenza della Cassazione ha detto che Prodi ha vinto, tutto è risolto?

La Cassazione, più precisamente l’Ufficio elettorale nazionale, ha risolto la questione in modo assolutamente chiaro, sul terreno della legalità: la vittoria di Prodi è indiscutibile. Ora basta che il presidente della repubblica dia l’incarico al leader della coalizione vincente e che questi formi il governo legittimo.

Tutto giusto, ma non siamo in una situazione di emergenza?

L’emergenza deriva dal fatto che la coalizione perdente non accetta il risultato del voto popolare sulla base – aggiungo – di una legge elettorale imposta dalla stessa coalizione perdente. Aggiungo che quella legge elettorale è viziata di incostituzionalità: è incostituzionale aver privato gli elettori della possibilità di scegliere i candidati; altro vizio di incostituzionalità è aver detto, per legge, che il leader della coalizione vincente ha automaticamente l’incarico di formare il nuovo governo, in questo modo azzerando il ruolo del presidente della Repubblica. Il punto è che il Presidente della Repubblica non ha rilevato questi vizi di incostituzionalità: avrebbe dovuto rinviare la legge alle Camere e, invece, non lo ha fatto. E così oggi deve obbedire a questa legge.

Quale presidente della Repubblica?

Quello attuale. Ciampi è nella pienezza delle sue attribuzioni di potere, l’unico limite è che non può sciogliere le Camere.

Ma Ciampi si chiede: sono in scadenza e forse non è giusto che io dia l’incarico di formare un governo, che poi si dovrà sciroppare il mio successore?

Dubbio infondato. In base alla legge (che non ha voluto contestare) Ciampi è obbligato a dare l’incarico a Prodi.

Va bene, ma tutto questo conferma una situazione di grave emergenza?

Certo. La coalizione di centro-destra è da sempre nemica della Costituzione. La coalizione di centro-destra ha al suo interno pulsioni eversive della legalità e della legittimità repubblicana. E’ così spiegabile la riforma dell’intera seconda parte della Costituzione, riforma che abbiamo voluto sottoporre a referendum. Soltanto il voto popolare, con il referendum, di annullamento della riforma Berlusconi, può ripristinare legittimità repubblicana e democrazia. Questo referendum (ancora non c’è data) può essere pericoloso. Lo dimostrano le tante incostituzionalità delle leggi che ha approvato in questi cinque anni.

Perché?

Questo referendum è senza quorum e ci può esser una maggioranza che conferma, cioè approva. In questo caso avremmo un nuovo ordinamento costituzionale di dubbia, e sicuramente mutilata, democrazia. E dopo le recenti elezioni c’è da preoccuparsi – tanto più che si tratterebbe di maggioranza risicata e quindi di instabilità e precarietà dell’ordinamento.

Non so se siamo alla prima o alla seconda repubblica, ma certamente in una grave crisi istituzionale.

Siamo ancora nella prima repubblica e la crisi è profonda e se ne può uscire solo restaurando l’ordine costituzionale fissato nel 1948. Non a caso abbiamo voluto il referendum sulla legge che modifica la seconda parte della Costituzione.

Ma nella campagna elettorale questo referendum è stato totalmente ignorato.

Sì ed è molto grave e suona critica a entrambe le coalizioni. Entrambe, pur in diversa misura, responsabili del lavoro di demolizione della Costituzione, a cominciare dal referendum Segni-Barbera contro il proporzionale. I cinque anni alle nostre spalle sono stati un continuo lavoro di demolizione. Va posto un limite allo strapotere della maggioranza e chiunque lo abbia. Lo ripeto: senza garanzie costituzionali nei confronti del potere della maggioranza si ha – come si è avuto – un uso illegale di un potere legale. E tutto questo con una selvaggia logica spartitoria: così alla Lega è stato dato un federalismo assurdo, ad Alleanza Nazionale la personalizzazione del potere del premier, a Forza Italia di abbondare di leggi ad personam.

Bene, ma adesso che fare?

Dare corso, il più rapidamente possibile, alla volontà popolare che si è espressa con il voto. Ripeto, il più rapidamente possibile, perché siamo di fronte a un disegno eversivo, che è partito da tempo e che continua. Si possono anche indicare le date. Il 28 di aprile le camere si riuniscono e hanno quattro giorni di tempo per eleggere presidenti, Uffici di Presidenza e gruppi parlamentari. Già il 3 maggio Ciampi può dare l’incarico a Prodi.

E poi?

Poi, ma direi da subito, mobilitarsi per il referendum sulla seconda parte della Costituzione. La coalizione che ha vinto le elezioni deve vincere, e con una maggioranza più forte, il referendum. La legge liquidatoria della Costituzione va abrogata. La vittoria alle elezioni sarebbe annullata da una sconfitta sulla prova del referendum.

Verrebbe da dire: vittoria tattica e sconfitta strategica.

Esattamente, ma ancora non è stata fissata la data del referendum e anche questo preoccupa in una situazione che non esito a definire di allarme democratico.