Germania, 18mila tute blu in piazza per il contratto

E’ finita ieri, con migliaia di metalmeccanici in piazza a Berlino così come in molte altre città tedesche, la cinque giorni di scioperi di avvertimento indetta dalla Ig Metall nell’ambito della vertenza per il rinnovo del contratto. Secondo fonti sindacali sono stati più di 18mila gli operai che ieri hanno disertato il posto di lavoro alla Ford, alla Volvo, alla Daymler-Chrysler e alle acciaierie Thyssenkrupp, solo per fare qualche esempio. Elmetto rosso in testa e fischietti alla bocca, i metalmeccanici hanno dato corpo anche a manifestazioni cittadine, come nella capitale.
Le trattative fra industriali e sindacati si sono arenate lunedì scorso e dovrebbero riprendere alla fine di questa settimana, ma le distanze restano ancora ampie. I rappresentanti dei lavoratori spingono per ottenere un aumento in busta paga del 5%, i datori di lavoro sono irremovibili sulla loro posizione di concedere al massimo l’1, 2% in più accompagnato da una non meglio specificata “tantum”. I 3 milioni e 400mila metalmeccanici tedeschi stanno mettendo in atto questa protesta perché ritengono le loro richieste più che legittime in un momento in cui le aziende hanno i conti floridissimi e la produttività dei lavoratori è in aumento, dati alla mano. Anche per questo le imprese stanno tenendo botta di fronte all’ondata di scioperi di avvertimento che stanno facendo segnare grosse perdite sul fronte produttivo. In realtà però anche la banca centrale tedesca non vede di buon occhio un rialzo dei salari del 5%, perché timorosa che ciò significherebbe un pericolo per l’innalzamento dell’inflazione. Insomma, l’atmosfera per adesso è abbastanza tranquilla, come si evince dalle parole rilasciate al Financial Times da Hermut Kornmann, amministratore della Voith: «Fanno questi scioperi durante la pausa pranzo o escono un’ora prima dal lavoro, non è una situazione drammatica… per il momento non ho problemi». Lo sciopero d’avvertimento è infatti una pratica molto diffusa in Germania nelle fasi iniziali delle vertenze, che serve soprattutto a dare segnali ai lavoratori e a prepararli a quella che potrebbe essere la mossa successiva: lo sciopero generale. Un’eventualità che i leader dell’Ig Metall stanno paventando da tempo e che, quella sì, andrebbe a disturbare e non poco industriali e forze politiche, tanto più che seguirebbe la protesta dei dipendenti pubblici con cui Angela Merkel ha dovuto fare i conti subito dopo il suo insediamento. «Noi non vogliamo lo sciopero, vogliamo il contratto – ha detto Jurgen Peters, leader della Ig Metall – ma non ci sottrarremo dal conflitto se sarà questo quello che ci chiederanno i lavoratori» e la sua controparte al tavolo negoziale, Martin Kannegiesser si è affrettato a puntualizzare come «anche noi impresari vogliamo una rapida risoluzione della questione, perché l’alternativa è continuare a perdere lavoro», ma sulle cifre non fa una piega perché «se noi concedessimo un aumento del 4% significherebbe tornare al passato e perdere quanto avevamo guadagnato in termini di competitività internazionale. Il 2, 5% sarebbe il risultato ideale».

E’ comunque un dato di fatto che gli scioperi stiano avendo grande eco sia all’interno che all’estero, dove i media rimbalzano fra la protesta francese contro il Cpe a quella inglese contro l’innalzamento dell’età pensionabile. Decine di migliaia di operai per le strade sono sempre un segnale forte per politici e industriali che anche di questo dovranno tener conto il 6 aprile, giorno fissato per la ripresa dei negoziati, nelle regioni North Rhine-Westphalia e Baden Wuettemberg dove lavorano un milione e mezzo di metalmeccanici.