Georgia, Saakashvili cerca nuovi sponsor

La Georgia non gode più del credito dell’Europa e degli Usa. La guerra d’Ossezia del 2008 ha cancellato la rivoluzione democratica del 2003. Il presidente prova a “riposizionarsi sullo scacchiere”.
Non è certo il primo né sarà l’ultimo. Prima di lui, molti altri capi di stato, governanti, leader politici e aspiranti tali, hanno compreso il valore della comunicazione come strumento politico.
Facendo la fortuna di quelle lobbies che, soprattutto negli Usa, si dedicano a costruire una buona immagine pubblica del politico di turno, curano le sue strategie e i rapporti con la stampa.
Dopo tanti colleghi del passato e del presente, compresi personaggi come Augusto Pinochet, adesso anche il presidente georgiano Mikhail Saakashvili si rivolge ad un gruppo di pressione statunitense, che dovrebbe aiutarlo a riguadagnare un’immagine positiva dopo la guerra con la Russia del 2008.

In effetti, fino alla presidenza Bush, la Georgia di Saakashvili godeva di un certo credito presso le cancellerie occidentali, dove era presentata come la speranza democratica nel Caucaso post-sovietico. Quando però sono emerse le responsabilità georgiane nella guerra in Ossezia del sud, anche Saakashvili ha cominciato a perdere credibilità e sostegno in Europa e negli Stati Uniti. Da quando è stato eletto Barack Obama alla Casa Bianca, Saakashvili non ha mai incontrato il nuovo presidente Usa, né è stato invitato a summit internazionali come quello di Davos o la conferenza sulla sicurezza di Monaco. In realtà Saakashvili non ha mai espresso pubblicamente le sue preoccupazioni per la diffidenza occidentale degli ultimi due anni, anzi vanta spesso di essere un frequente ospite in Qatar, Kuwait e a Dubai.
Per ovviare a questo problema, a gennaio il governo georgiano ha firmato un contratto di consulenza con la lobby di Washingotn Podesta Group, che già cura gli interessi di banche, case farmaceutiche, colossi industriali, produttori di armi, multinazionali controverse. Il nome di Saakashvili si affianca così a quelli di Lockheed Martin, Nestlé, Walmart, General Motors, Boeing. Tutti clienti indubbiamente bisognosi di buona pubblicità.
Il contratto prevede un compenso relativamente contenuto per la Podesta, trecentomila dollari per sei mesi di consulenza. Ai quali si devono però aggiungere gli oltre quattrocentomila già pagati alla lobby Gephardt Government Affairs. I contratti sono stati sottoscritti dal Consiglio Nazionale della Sicurezza georgiana, che si è impegnato a coprire le spese per eventuali viaggi di lavoro dei lobbysti dagli Usa in Georgia.
La consulenza della Podesta sembra aver dato i suoi frutti proprio in questi giorni. Fonti della leadership georgiana, naturalmente anonime e non confermate, né smentite, avrebbero chiarito che, grazie agli sforzi e alla mediazione della lobby, Saakashvili potrà finalmente incontrare il presidente Obama, Hillary Clinton e altre autorità nel prossimo viaggio negli Usa ad aprile.
Anche se l’accordo è stato siglato dal governo di Tbilisi e depositato al dipartimento Usa della Giustizia, appare chiaro che il vero beneficiario dell’azione di lobbying sarà proprio il presidente georgiano. L’ex leader della Rivoluzione delle Rose del 2003 deve infatti fronteggiare un’opposizione molto dura in parlamento e nel paese. Opposizione che lo ha persino accusato di far uso costante di droghe e di controllare, attraverso il ministro degli Interni, il traffico di stupefacenti in Georgia. Accuse pesantissime, che naturalmente richiedono l’aiuto degli esperti nel settore della costruzione di un’immagine pulita ed efficiente.
Nulla di nuovo, dunque, nell’affidarsi ad una lobby. Sono interessanti però alcuni risvolti politici. Fino alla guerra del 2008, Saakashvili e la sua “democrazia caucasica” erano sponsorizzati da Randy Scheunemann, lobbysta statunitense già collaboratore di Donald Rumsfeld. In quel periodo, il presidente georgiano è stato anche un convinto sostenitore della corsa di John McCain per la presidenza. Con un altro inquilino alla Casa Bianca, è cambiata anche la strategia di Saakashvili. Infatti John Podesta, fondatore della lobby omonima, ha fatto parte dell’amministrazione Clinton, mentre l’altro gruppo di pressione contattato da Tbilisi è guidato da Dick Gephardt, noto esponente democratico.
Saakashvili punta a far entrare la sua Georgia nell’Unione Europea e nella Nato – in funzione anti-Russia, dunque non può fare a meno del sostegno della stampa e dei governi occidentali. L’Europa e gli Stati Uniti si erano “infatuati” di Saakashvili e della sua rivoluzione democratica del 2003, risoltasi con un’elezione vinta con il 96 per cento dei voti. Percentuale più che sovietica.
Adesso è venuto meno il supporto incondizionato dell’Occidente, che però potrebbe essere recuperato grazie all’aiuto dei nuovi collaboratori democrats d’Oltreoceano.
L’homepage del sito di Podesta Group si apre con l’immagine di una scacchiera. Toccherà a loro decidere la mossa giusta per Saakashvili.