Gaza, un altro muro anche sul mare

Condoleezza Rice chiede collaborazione fra Israele e palestinesi. Ma il governo Sharon-Peres è deciso a trasformare Gaza in una grande prigione: già chiusa da tre lati, lo sarà anche sul mare da un quarto muro

Condoleeza Rice vuole una piena collaborazione tra israeliani e palestinesi nei giorni in cui coloni e soldati dello Stato ebraico verranno evacuati dalla Striscia di Gaza. Lo ha messo in chiaro ieri a Ramallah, prima tappa di un lungo tour che oggi la vedrà impegnata in Israele. Il tanto pubblicizzato «primo passo» verso il ritiro israeliano dai Territori occupati tuttavia mette in ombra la realtà che si sta materializzando sul terreno. Gaza non avrà più insediamenti colonici e basi militari al suo interno ma assomiglierà ancora più di oggi ad una enorme prigione per i suoi 1,4 milioni di abitanti. Oltre al controllo israeliano dei valichi di frontiera, oltre al recinto elettronico che avvolge la Striscia lungo la «linea verde», il governo Sharon intende ora costruire anche un muro sottomarino «per prevenire – ha scritto il quotidiano Jerusalem Post – infiltrazioni di terroristi dal mare». Il progetto prevede una barriera in parte fissa e in parte fluttuante a nord di Gaza. Quella fissa, in mattoni e cemento armato, dalla costa si estenderebbe nel mare per 150 metri e, pertanto, sarà un muro sul fondale marino. Al largo ci sarà poi una barriera fluttuante di circa 1,8 metri di altezza.

«C’è già un muro sulla terra. Ora ne fanno uno in acqua. Domani finiranno col costruirne uno anche in cielo», ha commentato con ironia ed amarezza, il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat condannando «la mentalità dei muri» che guida l’azione politica israeliana. Gaza così sarà sigillata ermeticamente e nessuno può al momento prevedere quali saranno gli effetti della barriera sulle attività di pesca già condizionate dalle pesanti restrizioni imposte dalla marina militare israeliana.

Ma l’evacuazione delle colonie di Gaza potrebbe includere anche un’altra «sorpresa» per i palestinesi. Il quotidiano Haaretz ha riferito che le forze armate israeliane potrebbero in quei giorni rioccupare i quartieri periferici di alcune città palestinesi a ridosso degli insediamenti a scopo preventivo, ovvero per impedire eventuali lanci di razzi e colpi di mortaio da parte palestinese. Nei giorni scorsi i comandi militari israeliani avevano avvertito che, in reazione a possibili attacchi palestinesi, avrebbero ordinato ai reparti corazzati di avanzare verso i centri abitati di Gaza.

Se queste sono le premesse della «collaborazione» israelo-palestinese, le preoccupazioni legate alla attuazione del piano di ritiro non possono che aumentare. Condoleeza Rice però guarda ad altro e ieri, come un nastro registrato, ha ripetuto che l’Anp deve fare «un uso più attivo» dei suoi servizi di sicurezza per disarmare i gruppi palestinesi. Il Segretario di stato, soprattutto nella conferenza stampa assieme al presidente Abu Mazen, ha ribadito che per gli Usa il movimento islamico Hamas resta un’ organizzazione terroristica con la quale Washington non vuole aver alcun rapporto. Di fatto è la bocciatura americana della strategia di Abu Mazen volta a mettere fine alla lotta armata senza azioni repressive ma coinvolgendo i gruppi dell’opposizione, in particolare Hamas, nel processo politico in corso. Non solo ma anche una bacchettata sulle mani dell’Ue che ha avviato contatti con Hamas. Alle intimazioni di Condoleeza Rice, Abu Mazen si è limitato a rispondere che la parte palestinese ha richiamato l’attenzione americana sulla mancata attuazione da parte di Israele di una serie di impegni.

Intanto l’adozione, avvenuta ieri, della nuova legge elettorale da parte del Consiglio legislativo palestinese consente di indire le elezioni legislative in Cisgiordania e Gaza, previste inizialmente per il prossimo 17 luglio e poi rinviate sine die.

La normativa prevede un sistema elettorale di tipo misto: metà dei deputati verranno scelti attraverso il voto circoscrizionale, l’altra metà a livello nazionale con il proporzionale. Inoltre porta il numero dei deputati da 88 a 132. Secondo il presidente del Clp, Rawhi Fattouh, le consultazioni – alle quali prenderà parte anche Hamas – potrebbero tenersi il prossimo 20 gennaio, ma sarà Abu Mazen a fissare la data. Sempre ieri un militante armato del Jihad Islami è stato ucciso dai soldati israeliani mentre tentava di infiltrarsi in una colonia ebraica di Gaza.