Gaza sull’orlo della crisi umanitaria

La Striscia di Gaza è sull’orlo della crisi umanitaria. Smentendo le promesse fatte alle agenzie internazionali, Israele ieri non ha riaperto il valico commerciale di Karni (Mintar) e, di conseguenza, ha bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari e di tonnellate di generi di prima necessità destinati agli abitanti palestinesi. Non siamo alla fame ma le scorte si stanno esaurendo mentre i prezzi di alcuni prodotti, come lo zucchero, sono aumentati del 25-30% con grave danno per le centinaia di migliaia di palestinesi che già vivono in povertà. Israele aveva chiuso Karni, per «motivi di sicurezza», tra il 15 gennaio e il 5 febbraio. Poi ha abbassato nuovamente le sbarre il 21 febbraio, in seguito ad una misteriosa esplosione, senza conseguenze, avvenuta nei pressi del valico. Da allora ben poco è entrato a Gaza ed alcuni generi di prima necessità sono diventati introvabili. L’esercito israeliano mercoledì si era preparato alla riapertura del valico e le autorità militari avevano sollecitato centinaia di trasportatori e grossisti palestinesi a caricare sui Tir le merci (in gran parte prodotti agricoli) rimaste per tanti giorni in attesa di entrare in Israele o di partire per l’Europa. Ieri mattina invece è giunto il secco «no» del ministro della difesa Shaul Mofaz, sempre per «motivi di sicurezza». Un ordine che ha colto di sorpresa i comandi dell’esercito e che i palestinesi e una parte dei media israeliani hanno interpretato come una decisione «politica». La punizione collettiva scattata dopo la vittoria elettorale di Hamas quindi continua e a pagarne il prezzo più alto non è il movimento islamico ma la popolazione civile di Gaza. Intanto oggi una delegazione di Hamas sarà a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin per un viaggio con il quale il movimento islamico spera di ottenere una legittimazione internazionale. Criticata da Stati uniti e Israele, la mediazione della Russia invece potrebbe accelerare la svolta politica moderata di Hamas. «Ascolteremo il punto di vista della Russia e chiariremo la nostra visione – ha detto il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri – in ogni caso il nostro movimento ormai è sulla soglia della legittimazione internazionale». Abu Zuhri ha inoltre riferito di contatti in corso tra Hamas e il Sudafrica dove i dirigenti islamici dovrebbero recarsi tra alcune settimane.

Due giorni fa David Shearer, capo di Ocha (l’ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari dell’Onu), ha denunciato che le condizioni di vita a Gaza sono deteriorate dopo il voto del 25 gennaio a causa della chiusura di Karni. Le scorte di farina, ha aggiunto Shearer, potrebbe esaurirsi entro pochi giorni se il valico non verrà riaperto. Si sono ridotti anche i rifornimenti di farina alle famiglie più povere, ha riferito un portavoce, Arnold Vercken, del Programma alimentare mondiale (Pam) che distribuisce cibo al 10% dei palestinesi di Gaza (1,3 milioni). Vercken ha aggiunto che i mulini di Gaza di solito conservano nei magazzini tra le 26mila e le 30mila tonnellate di grano ma ora le loro scorte non superano le 1.200 tonnellate. A tutto ciò si aggiunge la crisi profonda in cui è precipitata l’agricoltura di Gaza, ormai sull’orlo del collasso. Il «Palestine economic development company», che si occupa della gestione delle serre acquistate dalla Banca mondiale dai coloni israeliani evacuati la scorsa estate, ha riferito ieri che gli agricoltori palestinesi hanno subìto nell’ultimo mese danni per 57 milioni di euro per le mancate esportazioni. Ora sono a rischio oltre 4 mila posti di lavoro.

Di fronte alle dure condizioni di vita della sua gente e alla mancata riapertura di Karni, il presidente palestinese Abu Mazen ieri, in una intervista al quotidiano arabo Al-Hayat, invece ha trovato più urgente riferire della possibile «presenza» di al Qaeda a Gaza e in Cisgiordania. Nei mesi scorsi, specie dopo il ritiro di Israele da Gaza, erano circolate voci sull’ingresso nella Striscia di elementi legati ad Osama bin Laden. Sino ad oggi però queste voci non hanno trovato conferma. Abu Mazen ieri ha anche incontrato a Gerico il leader laburista israeliano Amir Peretz.