Gaza nella morsa dei Muri. L’Egitto costruisce la sua barriera sotterranea

Il «Muro di acciaio» è il regalo dei «fratelli egiziani». Fratelli- coltelli. Una vicenda che racchiude in sé una verità, amara, che generazioni di palestinesihannoconosciuto sulla loro pelle: il tradimento dei Paesi arabi, dei regimi che hanno sempre usato la tragedia palestinese per i loro giochi di potenza: da Saddam Hussein ad Hafez Assad, dalla dinastia Saud a Hosni Mubarak. Il «Muro di acciaio» è quello che gli egiziani stanno costruendo ai confini con la Striscia di Gaza. Nel silenzio complice della Comunità internazionale. Un silenzio che solo i pacifisti della «Gaza Freedom March» hanno provato con coraggio a rompere. Assediati da Israele. «Murati» dall’Egitto. Ostaggi di Hamas. È la tragica condizione della gente di Gaza. Un milione e mezzo di palestinesi, oltre la metà al di sotto dei 18 anni. Quella progettata dalle autorità egiziane è una barriera sotterranea di metallo capace di resistere anche alle esplosioni, lunga 11-12 chilometri e profonda finoa 20-30 metri.Unmurocostituito da paletti di acciaio spinti in profondità nel terreno, allo scopo dichiarato di bloccare tutte le gallerie. Gli egiziani sono aiutati da ingegneri militari americani, che hanno disegnato il progetto del muro. Il muro sarà completato entro 18 mesi. La barriera, costruita con un metallo estremamente resistente, è anche stata prodotta negli Stati Uniti – secondo quanto rivelato dalla Bbc – è a prova di bomba, non può essere tagliata , né sciolta, in breve «è impenetrabile». Questo muro è accompagnato da una rete di tubature che portano l’acqua del mare, per rilasciarla in prossimità della barriera di acciaio per rendere il terreno più friabile. L’acciaio e l’acqua servono a bloccare lo scavo dei tunnel, unico mezzo di collegamento e di approvvigionamento della popolazione assediata. Gli egiziani sanno che i miliziani di Hamas cercheranno di perforare l’acciaio, per questo doteranno la barriera di sensori per individuare al presenza di persone lungo il muro. «Allagare con acqua salata i tunnel sotterranei esistenti, o almeno la maggior parte di essi, metterà a rischio le scarse riserve d’acqua dolce delle due Rafah», ha avvertito l’ambientalista palestinese Nizar Wahidi. «Sono venuti operai, camion, ruspe. Quattro chilometri li hanno già completati. Tengono tutto nascosto, per paura di reazioni. Ma scavano molto. E coprono dove lavorano», racconta Ahmed, 42 anni e sei figli da sfamare, che abita a ridosso del confine blindato e vive, come altre decine di migliaia di palestinesi, con il «commercio sotterraneo » che si sviluppa attraverso i 1200 tunnel che uniscono la Rafah egiziana alla Striscia.

La morsa si chiude attorno a Gaza e alla sua gente. Le ragioni politiche di quel «Muro di acciaio» e le sue devastanti conseguenze per le condizioni di vita della popolazione, emergono con chiarezza dalle riflessioni di Karen Abu Zeid, Commissaria generale dell’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi). Il muro di acciaio che l’Egitto sta costruendo alla frontiera con la Striscia di Gaza – dice a l’Unità la responsabile dell’agenziaOnu – è prodotto e finanziato dagli Usa e fa parte di un accordo siglato durante la precedente amministrazione americana. La costruzione delmuro– aggiunge Karen Abu Zeid – serve solo gli interessi israeliani nella regione e potrebbe avere degli effetti sulla sicurezza egiziana, se Israele dovesse nuovamente attaccare Gaza. Palestinese con passaporto americano, Karen Abu Zeid è stimata nelle cancellerie occidentali e tra la gente di Gaza per il suo impegno e l’equilibrio delle posizioni assunte. La Commissaria Unrwa spiega a l’Unità che oltre il 60%dell’economia della Striscia assediata e sotto embargo dipende dai tunnel, e dai prodotti introdotti dall’Egitto. Le gallerie, infatti, rappresentano la principale fonte di sopravvivenza per la popolazione di Gaza. Il contrabbando di merci garantisce la sussistenza economica anche degli egiziani del Sinai, che si troveranno, grazie al muro di acciaio, senza lavoro.

Contro il muro d’acciaio si è pronunciato anche Richard Falk, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi. In una intervista alla radio dell’Onu Falk ha affermato di essere rimasto irritato dalla notizia perché evidenzia una collusione tra i governi egiziano e statunitense nella costruzione del muro. L’inviatoOnuha aggiunto che tali tunnel rappresentano la grandezza della disperazione e della frustrazione di Gaza, come risultato di tre anni di assedio. Un assedio che non ha pari nella storia dei decenni successivi alla II Guerra mondiale. La risposta del Cairo è perentoria: la barriera, taglia corto il ministro degli EsteriAhmedAbul Gheit, servirà a «difendere la sicurezza nazionale dell’Egitto». Il Muro di cemento israeliano in Cisgiordania hascatenato proteste e mobilitazione. Il Muro di acciaio egiziano ai confini con la Striscia cresce nel silenzio complice dei Paesi arabi e della Comunità internazionale. Eppure il Muro di Gazaperunmilione èmezzodi palestinesi moltiplica la sofferenza e sbarra ogni via di uscita. Quel Muro soffoca la Striscia. È il Muro della vergogna. Araba.