Gaza, infuria «nubi d’autunno»

«Le donne mi imploravano di fare qualcosa, chiedevano cibo, latte per i bambini, gli uomini non si azzardavano ad uscire di casa nel timore di venire arrestati. La città è completamente allo sbando». È stato questo il racconto di Iyad Nasser, un responsabile dell’ufficio di Gaza della Croce Rossa Internazionale, che ha potuto raggiungere Beit Hanun, sotto assedio israeliano, e consegnare generi di prima necessità e medicine ai civili. Simili i racconti degli altri, pochi, operatori umanitari che sono riusciti a superare il blocco israeliano, esponendosi a seri rischi. Beit Hanun è in ginocchio nonostante le forze di occupazione ieri abbiano consentito alle donne di uscire per procurarsi cibo e questa «generosità» indica che i reparti corazzati israeliani non lasceranno tanto presto la cittadina nel nord di Gaza e la popolazione verrà tenuta sotto coprifuoco. La conferma è arrivata anche dal ministro della difesa, il laburista Amir Peretz, che ha dato ordine di portare avanti l’offensiva durante la visita che ha fatto ieri alla divisione militare di Gaza, accompagnato dal capo di stato maggiore Dan Halutz. Peretz si è congratulato con le truppe per «il successo dell’operazione» in corso.
I dati di questo «successo» parlano chiaro. Negli ultimi quattro giorni, l’operazione «Nubi d’autunno» lanciata da Israele ha fatto almeno 43 morti e oltre 200 feriti (ucciso anche un soldato israeliano). Ieri altri nove palestinesi – sette combattenti e due civili, uno morto sotto le macerie della sua abitazione colpita da una cannonata – sono stati uccisi a Gaza. Una bambina di 12 anni è stata uccisa dal fuoco di un cecchino israeliano che l’ha centrata alla testa. Secondo l’ultimo bilancio, l’esercito israeliano ha ammesso l’«errore». Un caccia israeliano ha ucciso un militante di Hamas, ritenuto uno dei responsabili della costruzione dei razzi Qassam, in un attacco contro il suo furgone e le truppe di terra hanno fatto esplodere un presunto magazzino di armi. Altri quattro militanti sono rimasti uccisi in scontri e nel pomeriggio due attivisti, del Jihad Islami, sono stati fatti a pezzi dai missili sganciati da un elicottero.
Proseguono le demolizioni di case a Beit Hanun. I bulldozer militari hanno demolito cinque abitazioni – soltanto tre secondo il portavoce militare – vicine alla moschea Nasser dove due giorni fa si erano asserragliati numerosi combattenti palestinesi, poi fuggiti grazie all’aiuto di centinaia di donne (due sono state uccise). Ieri sera i Comitati per la resistenza popolare, hanno avvertito che l’operazione israeliana mette a repentaglio le prospettive per un rilascio di Gilad Shalit, il caporale israeliano catturato a giugno da un commando palestinese. Il portavoce del gruppo, Abu Abir, ha inoltre annunciato che Israele dovrà fronteggiare un’ondata di attacchi kamikaze se non fermerà entro due giorni l’offensiva a Gaza.
Il presidente Abu Mazen da parte sua ha chiesto l’intervento urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per fermare l’offensiva israeliana ma il silenzio internazionale su ciò che sta avvenendo a Gaza spiega fin troppo bene l’isolamento pressoché totale in cui si ritrovano i palestinesi. Se il Segretario dell’Onu uscente Kofi Annan, forse perché a fine mandato, ha esortato Israele «a usare la massima moderazione e fare di tutto per proteggere i civili», l’Unione europea rimane in silenzio. Tace anche il ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema, che pure fino a qualche settimana fa proponeva in giro per il Medio Oriente soluzioni di pace e ipotizzava l’invio a Gaza di un contingente internazionale.
L’Amministrazione Bush da parte sua non ha esitazioni: sta con Israele senza porsi alcun interrogativo e critica anche l’Onu. Secondo il Dipartimento di stato «l’aumento dei morti palestinesi e delle violenze è dovuto in primo luogo ai continui attacchi contro Israele dalle aree controllate dall’Anp» e lo stato ebraico, ha detto il portavoce Sean McCormack, ha il diritto di difendersi.
Intanto sarebbe più vicino un accordo tra Hamas e Al-Fatah per la formazione del nuovo governo. Le due parti si sarebbero accordate per creare un esecutivo di «tecnici» vicini alle varie fazioni politiche palestinesi. Hamas avrebbe otto ministri «indipendenti», quattro Fatah e i restanti andranno agli altri partiti. Sul nome del premier non c’è ancora una intesa. Ieri sera a Tel Aviv decine di migliaia di israeliani hanno ricordato, nell’undicesimo anniversario, l’assassinio di Ytzak Rabin. Lo scrittore David Grossman ha detto alla folla che «l’uso della forza non può garantire la sicurezza d’Israele».