GAZA: IN MARCIA PER LA LIBERTA’ !

Amnesty International ha definito il blocco di Gaza come una “forma di punizione collettiva dell’intera popolazione di Gaza, una flagrante violazione degli obblighi di Israele secondo la Quarta Convenzione di Ginevra”. Human Rights Watch ha definito il blocco come una “seria violazione della legalità internazionale”. L’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, Richard Falk, ha condannato l’assedio israeliano di Gaza come un “crimine contro l’umanità”. L’ex Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha detto che i Palestinesi intrappolati a Gaza sono trattati “come animali,” ed ha fatto appello per “la fine dell’assedio di Gaza” che sta privando “un milione e mezzo di persone dei loro bisogni vitali”.
Una delle principali autorità mondiali su Gaza, Sara Roy dell’Università di Harvard, ha detto che la conseguenza dell’assedio “è innegabilmente una sofferenza di massa, creata in gran parte da Israele, ma con la complicità attiva della comunità internazionale, specialmente gli U.S.A. e l’Unione Europea”.
La legge è chiara. La coscienza dell’umanità è scioccata. I Palestinesi di hanno Gaza hanno esortato la comunità internazionale ad andare oltre le parole di condanna. Tuttavia, l’assedio di Gaza continua.
L’illegale assedio di Gaza non è un atto isolato: è uno dei molti atti illegali commessi da Israele nei territori palestinesi che ha occupato militarmente nel 1967.
Il Muro e le colonie sono illegali, secondo la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.
Le demolizioni delle case e le indiscriminate distruzioni delle terre coltivate sono illegali.
Le chiusure delle città ed il coprifuoco sono illegali.
I blocchi stradali e i checkpoint sono illegali.
Gli arresti e la tortura sono illegali.
L’occupazione stessa è illegale.
La verità è che il Diritto internazionale avrebbe dovuto imporre la fine dell’occupazione. La fine dell’occupazione militare iniziata nel 1967 è una delle principali condizioni per stabilire una pace giusta e duratura. Per oltre sei decenni, il popolo palestinese si è visto negare la libertà, il diritto all’autodeterminazione ed all’uguaglianza. Le centinaia di migliaia di Palestinesi cacciati con la forza dalle loro case durante la creazione di Israele nel 1947-48 si vedono ancora negati i diritti garantiti loro dalla Risoluzione 194 delle Nazioni Unite.
La Gaza Freedom March è ispirata da decenni di resistenza palestinese non violenta, dalla rivolta popolare di massa della prima Intifada all’attuale resistenza degli abitanti dei villaggi contro il furto israeliano della loro terra e il Muro annessionista. E’ ispirata dagli stessi cittadini di Gaza, che hanno formato una catena umana da Rafah ad Erez, hanno abbattuto la barriera di confine che separa Gaza dall’Egitto ed hanno marciato sui sei checkpoint che separano la Striscia di Gaza occupata da Israele.
La Freedom March prende ispirazione anche dai volontari internazionali che sono stati al fianco dei contadini palestinesi durante i raccolti, dagli equipaggi che hanno sfidato il blocco navale di Gaza, dai convogli che hanno portato aiuti umanitari a Gaza. Ed è ispirata da Nelson Mandela che ha detto: “Ho camminato lungo la strada verso la libertà. Ho tentato di non vacillare. Lungo la strada, ho fatto dei passi falsi. Ho scoperto che dopo aver scalato un’alta collina, ne trovi tante altre da scalare… e che la sfida è non fermarsi, perché il mio lungo cammino non è finito”.

La marcia si ispira alle parole del Mahatma Gandhi, che ha chiamato il suo movimento Satyagraha-Abbracciati alla verità, e noi siamo abbracciati alla verità che l’assedio israeliano a Gaza è illegale e disumano. Gandhi ha detto che l’obiettivo dell’azione non violenta è quello di “rianimare” la coscienza del genere umano.
Con la Freedom March, l’umanità non si limiterà a deplorare la brutalità israeliana, ma agirà per fermarla. La società civile palestinese ha seguito le orme di Mandela e Gandhi. Come quei due leader invitavano la società civile internazionale a boicottare le merci e le istituzioni dei loro oppressori, le associazioni palestinesi, i sindacati e i movimenti di massa dal 2005 fanno appello a tutte le persone di coscienza a sostenere una campagna non violenta di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni fino a che Israele adempia pienamente agli obblighi imposti dal diritto internazionale.

La Freedom March prende ispirazione anche dal movimento per i diritti civili negli Stati Uniti.
Se Israele disprezza la vita dei Palestinesi, allora gli Internazionali devono interporre i loro corpi per fare scudo ai Palestinesi contro la brutalità israeliana e portare la propria personale testimonianza contro la disumanità che i Palestinesi affrontano ogni giorno. Se Israele sfida il diritto internazionale, allora le persone di coscienza devono spedire “sceriffi” non violenti da tutto il mondo per imporre la legge della comunità internazionale a Gaza. La Coalizione Internazionale per la Fine dell’Assedio Illegale di Gaza invierà contingenti da tutto il mondo per segnare l’anniversario del sanguinario attacco israeliano a Gaza del dicembre 2008 – gennaio 2009.
La Freedom March non si schiera nella politica interna palestinese: si schiera solo con il diritto internazionale e il primato dei diritti umani. La Marcia è un altro anello nella catena della resistenza non violenta contro le flagranti violazioni israeliane del diritto internazionale. I cittadini del mondo sono tutti invitati a raggiungerci insieme ai Palestinesi nella Marcia del 1 gennaio per la fine del disumano assedio di Gaza.

Nota del traduttore: alcune parti del testo possono risultare sorprendenti per il lettore italiano, e questo è dovuto al fatto che l’appello è stato concepito principalmente da militanti statunitensi, con i conseguenti riferimenti per noi astrusi. Per esempio, quando si parla di “sceriffi”, si allude ai commissari federali che vennero inviati dal Nord degli U.S.A. negli Stati del sud per imporre alle autorità ed agli sceriffi razzisti locali l’applicazione della legge sulla terra e l’abolizione della schiavitù.

INFORMAZIONI PRATICHE SULLA MARCIA, dal 27 dicembre al 2 gennaio.
Programma della Marcia della Libertà per Gaza
– domenica 27 dicembre: arrivo al Cairo (riunione di orientamento la sera)
– lunedì 28 dicembre : partenza dal Cairo per Rafah
– martedì 29 dicembre : visita delle zone più devastate durante l’invasione israeliana
– mercoledì 30 e giovedì 31 dicembre : incontro con le organizzazioni civiche e i dirigenti delle comunità
– venerdì 1 gennaio: marcia di un miglio (1,5 km) per la libertà
– sabato 2 gennaio: ritorno al Cairo
Codepink, la principale associazione americana organizzatrice del progetto, ci tiena a precisare che “Sebbene siamo riusciti ad entrare a Gaza diverse volte, attraverso l’Egitto (6 delegazioni dal febbraio 2009), non possiamo garantire l’entrata. Se questo non sarà possibile, organizzeremo un programma alternativo”.
Fonte: Gaza Freedom March

Esiste la possibilità di iscriversi direttamente sul sito basato negli Stati Uniti: http://www.gazafredommarch.org

Tuttavia, le informazioni per il viaggio sono rivolte soprattutto ad un pubblico americano. Per gli altri Paesi, è necessario sviluppare una propria organizzazione, anche se ci si incontrerà e coordinerà tutti sul posto. Il Forum Palestina si farà carico di contribuire all’organizzazione della partecipazione italiana alla Gaza Freedom March, con le modalità che decideremo nell’assemblea nazionale che stiamo organizzando a Roma per la mattinata del prossimo 17 ottobre, a cui seguirà la manifestazione nazionale antirazzista. A breve, forniremo le informazioni necessarie per la partecipazione italiana alla Marcia della Libertà.