Gaza, Haniyeh sfida Israele

Ha invitato i palestinesi a «resistere» e si è mostrato tranquillo e determinato Ismail Haniyeh ieri durante la sua prima uscita pubblica, la preghiera islamica del venerdì, da quando è cominciata l’operazione militare israeliana nella striscia di Gaza, dopo il rapimento del soldato Ghilad Shalit. Una sfida a tutti gli effetti quella lanciata dal premier di Hamas, rivolta in modo particolare alla stampa israeliana che lo ha mostrato braccato, ripreso in una foto in una località segreta poco dopo che otto ministri del suo governo erano stati arrestati dagli israeliani in Cisgiordania. A Gaza però centinaia di migliaia di civili palestinesi cominciano a sentire sulla loro pelle gli effetti del confronto, sempre più diretto, tra Hamas e le forze di occupazione israeliane.
Dopo l’attacco aereo di mercoledì notte alla centrale elettrica, circa 700 mila palestinesi che nella regione centrale della Striscia sono senza elettricità. Un problema molto serio che si trascinerà per mesi e che sta creando disagi enormi alla popolazione, a cominciare dalla penuria d’acqua. Le pompe dell’acquedotto non funzionano e così, in piena estate e con temperature elevate, l’acqua non raggiunge migliaia di abitazioni. Si stanno montando un po’ ovunque generatori autonomi ma è una soluzione insufficiente. Gli ospedali peraltro hanno riserve di gasolio per i generatori ancora per pochi giorni. Con i frigoriferi fermi non è possibile conservare il cibo a lungo e ciò mette in difficoltà centinaia di migliaia di persone ma anche le associazioni che ogni giorno assicurano cibi freschi alla popolazione più povera.
Il Programma alimentare mondiale (Pam) ieri ha lanciato l’allarme: le incursioni israeliane rischiano di aggravare la crisi umanitaria che da tempo investe Gaza. La chiusura dei valichi di frontiera, dopo il rapimento del soldato israeliano, ha contribuito ad acuire la crisi alimentare. A maggio il Pam ha aumentato del 25% gli aiuti ma questi, avverte intanto l’organizzazione, entro 10 giorni sono destinati a finire. «La strategia di rendere difficile la vita per la popolazione civile è stata portata ai limiti, ormai molte famiglie vivono di un solo pasto al giorno», ha denunciato l’agenzia umanitaria in un comunicato. Le Ong europee impegnate a Gaza aggiungono che il fuoco dell’artiglieria israeliana sulle zone disabitate a nord della Striscia stanno causando ugualmente danni alle abitazioni vicine all’area di tiro. A ogni esplosione, schegge e detriti cadono sui tetti e decine di famiglie sono state costrette a lasciare le loro case.
È tornato anche l’incubo che nei mesi scorsi aveva rovinato l’esistenza alla popolazione e terrorizzato in particolare i bambini: il passaggio a bassa quota dei cacciabombardieri israeliani. A Gaza le chiamano «bombe-assordanti»: ovviamente non causano distruzioni ma scatenano il panico, soprattutto di notte quando il fragore improvviso dei reattori dei jet israeliani, a poche centinaia di metri dal suolo, fa salire il cuore in gola alla gente.
Proseguono, con la mediazione egiziana le trattative, per la liberazione di Ghilad Shalit. Ismail Haniyeh ieri ha detto che sta lavorando all’unisono con il presidente Abu Mazen e con «i fratelli egiziani» allo scopo di mettere fine alla crisi ma l’escalation militare israeliana «complica le cose». Israele, ha detto, deve come prima cosa mettere fine «alla aggressione».
Le sue parole hanno confermato le rivelazioni della stampa egiziana sull’andamento del negoziato con i rapitori del caporale israeliano. Il quotidiano al Ahram ieri ha pubblicato un’intervista al presidente Hosni Mubarak secondo cui Hamas è pronto a consegnare il soldato «a certe condizioni». «Contatti con un certo numero di leader di Hamas sono sfociati in risultati positivi nella forma di un accordo da parte di Hamas a consegnare il soldato israeliano al piu’ presto a certe condizioni (la liberazione di donne e ragazzi palestinesi detenuti in Israele nonché dei ministri e deputati islamici arrestati mercoledì notte), per evitare un’escalation», ha detto Mubarak, precisando che «non c’è ancora accordo con la parte israeliana. Uno scambio tra detenuti palestinesi e il soldato rapito è stato respinto dal governo guidato da Ehud Olmert.