Gaza, Bush non vede le stragi e parla di pace

Ogni volta che Condoleezza Rice arriva a Ramallah per incontrare Abu Mazen, ci si rende conto che in politica e in diplomazia occorrerebbe porre un limite alla faccia tosta. Dopo 120 palestinesi uccisi da Israele a Gaza – ieri altri tre – in meno di una settimana (almeno il 50% erano civili), il Segretario di stato americano alla Muqata ieri ha affermato, come se nulla fosse accaduto, che rimangono intatte le possibilità di raggiungere un accordo di pace israelo-palestinese entro la fine del 2008.
«L’obiettivo che ci siamo posti non è di facile realizzazione ma credo che si possa realizzare», ha detto la Rice, che qualche ora dopo ha ricevuto sostegno da George Bush il quale, incontrando re Abdallah di Giordania, si è detto «ottimista come ad Annapolis» sul successo delle trattative. Il Segretario di stato si è guardata bene dal mettere in dubbio la legittimità degli attacchi militari israeliani in aree popolate palestinesi – conseguenza, ha detto, dei lanci di razzi Qassam – e ha soltanto concesso che «si devono fare sforzi per risparmiare vite innocenti». La Rice dovrebbe spiegarlo ad ufficiali e soldati della Brigata Givati che, riferiva ieri Ron Ben Yishai sullo Yediot Ahronot, si fanno i complimenti a vicenda per il «coraggio» dimostrato in combattimento a Gaza.
Ma quando la faccia tosta è troppa, disturba persino l’accomodante leader palestinese Abu Mazen che alla Rice ha ribadito che la trattativa con Israele resta sospesa e, soprattutto, ha sottolineato «la necessità d’instaurare una tregua globale a Gaza e in Cisgiordania».
Ha quindi chiesto che Israele ponga fine «alla sua aggressione affinché si creino le condizioni propizie al successo dei negoziati», cercando di far comprendere al Segretario di stato che, se il governo israeliano non metterà fine alle sue offensive militari, l’Autorità nazionale palestinese non avrà alcuna possibilità di sopravvivere. Non tanto per il consenso di cui gode Hamas, ma per la rabbia dei palestinesi stanchi dell’occupazione e della debolezza dell’Anp. I segnali di un nuovo fermento – che a qualcuno già fa immaginare una «terza Intifada» – sono evidenti.
Mentre a Gaza i civili venivano uccisi come mosche, in Cisgiordania sono divampati scontri tra palestinesi e forze di occupazione, anche a Gerusalemme Est. Due adolescenti palestinesi sono stati uccisi vicino Ramallah ed Hebron, il primo da un colono israeliano (che è stato prontamente rilasciato dalla polizia). E la tensione cresce anche in Galilea. Ad Um el-Fahem ieri si è svolta una manifestazione di massa della popolazione araba israeliana.
Per Mustafa Barghuti, esponente di punta della società civile palestinese, «il pessimismo e lo scetticismo verso il negoziato sono giustificati». Da quando si è chiusa la conferenza di Annapolis, ha detto, «Israele non ha cessato per un minuto di espandere le sue colonie in Cisgiordania. I posti di blocco militari sono passati da 521 a 562 e in tre mesi sono stati uccisi 323 palestinesi, tra cui 31 bambini». D’altronde, ha aggiunto Barghuti, «lo stesso Abu Mazen riconosce che da quando è ripartito il negoziato con Israele non è stato affrontato alcuno dei nodi del conflitto».
E non aiutano certo a rasserenare la popolazione dei Territori occupati le rivelazioni di stampa sulle manovre degli Stati Uniti volte ad interferire nella politica interna palestinese. Il magazine americano Vanity Fair, venuto in possesso di documenti segreti corroborati da fonti del Dipartimento di stato e da esponenti palestinesi, ha rivelato che George Bush aveva approvato un’operazione coperta per rovesciare il governo di Hamas poco dopo la vittoria del movimento islamico nelle elezioni politiche palestinesi del gennaio 2006.
A rovesciare l’esecutivo di Hamas, democraticamente al potere, avrebbero dovuto pensarci i dirigenti del partito rivale Fatah – primo fra tutti l’ex «uomo forte» di Gaza, Mohammed Dahlan – finanziati e armati dagli Stati Uniti.
Al Segretario di Stato Condoleezza Rice e al vice consigliere per la sicurezza nazionale, Elliot Abrams, era stato affidato l’incarico di alimentare una guerra civile tra i palestinesi.
Manovre occulte che non sono servite a molto: oggi Hamas controlla tutta Gaza e Abu Mazen vacilla in Cisgiordania.