Galloway: «Abbiamo vinto contro la guerra»

Parla il candidato della sinistra eletto a sorpresa nel seggio “islamico” di Londra
Esulta Galloway, l'”eretico” di Respect

George Galloway ce l’ha fatta, dopo essere stato espulso dal Labour a seguito di una campagna diffamatoria pesante, è riuscito ad essere rieletto nelle file di Respect, la formazione politica di sinistra che è stata tra gli animatori del movimento contro la guerra. In diverse circoscrizioni londinesi e ad alta densità di immigrati, Respect ottiene risultati più che buoni – nel collegio di Blair il 10%. Abbiamo chiesto a Galloway una valutazione di questa giornata.
Il risultato di Bethnal Green è davvero straordinario. Cosa significa questo successo per Respect?

L’aggettivo “storico” è spesso usato a sproposito, ma questa si che è una vittoria storica. Dal 1945 ad oggi nessuna formazione alla sinistra del labour aveva mai guadagnato un seggio in Parlamento. Sessant’anni fa fu Phil Piratin, eroe comunista dell’East end ebraico londinese. La sua circoscrizione, quella di Mile End oggi è parte di quella che ha eletto me. Lui venne eletto quando i laburisti stavano cementando la loro egemonia sulla classe operaia britannica. Oggi, Respect ed io abbiamo vinto un seggio, mentre il new labour di Blair sta recidendo quei legami con i lavoratori. Ti puoi fare un’idea di quanto si significativa questa vittoria proprio dalla reazione dei blairisti. Spargono bile contro di noi, come hanno fatto durante la campagna. E’ perché abbiamo intaccato il mito che al Labour non ci sono alternative e che la sinistra deve ingoiare tutto quello che Blair gli butta. Dopo giovedì quell’argomento non regge più, e questo è un risultato in sé. L’altro elemento importante della tornata elettorale è che Blair non è sfuggito alla rabbia del movimento contro la guerra. Per finire c’è il nostro risultato generale: i nostri candidati nei collegi di Newham hanno preso il 20% in roccaforti laburiste. Poi abbiamo preso il 18% a Tower Hamlets; nel collegio centrale di Birmingham, la seconda città britannica, siamo al 27. Questo ci aiuta a guardare con grande fiducia alle elezioni locali prossime, specie pensando all’Est londinese.

Qual’è lo scenario che si delinea per la politica britannica? Blair può essere definito un’anatra zoppa?

Questo è sicuro. La disastrosa vicenda irachena e, più significativamente il movimento contro la guerra lo hanno ridimensionato. Credo che non resterà i quattro anni, come ha dichiarato. I laburisti, grazie all’assurdo sistema di voto che abbiamo e la disillusione degli elettori, formerà un governo con il più basso livello di consenso da parte degli aventi diritto al voto (22%). Tutti i grandi partiti hanno perso voti rispetto a dieci anni fa, in termini assoluti la maggioranza laburista si è dimezzata. Senza una presenza a sinistra, Blair avrebbe tentato di riguadagnare quel consenso – dopo tutto ha una maggioranza parlamentare. Con la nostra vittoria la pressione su di lui aumenta, ogni deputato laburista delle inner cities sa che avrà una forte opposizione. Non aspetteremo le prossime elezioni, ricominciamo la mobilitazione per il ritiro dall’Iraq e ci uniremo a quelle contro il G8 per farle più forti e radicali.

Respect ha soprattutto una piattaforma anti guerra, come lavorerà per raccogliere consenso su altro?

Sei nel giusto nel dire che siamo cresciuti con il movimento. Ma non siamo solo anti guerra. Respect è per dare voce a quelli che non ne hanno e per riforgiare il movimento laburista. Stiamo unendo i sindacalisti con pensionati, immigrati e studenti. Una questione cruciale per l’Est di Londra è quella dell’assenza di case decenti. Un quarto della popolazione di Tower Hamlets vive in camere sovraffollate – metà se parliamo degli immigrati. Lanceremo una petizione per la casa, per il lavoro, i trasporti e la fine della corruzione nelle istituzioni locali. Sarà una parte centrale della nostra strategia per riunire i lavoratori di tutta la zona in una forza politica capace di conquistare consensi e mandare rappresentanti a Westminster e alla City of London. Non portiamo avanti solo ideali, ma anche una nuova verve nel modo in cui ci organizziamo. Gli squilli di rivolta nell’est londinese e nelle altre inner cities. Io chiederei a quelli che verranno da queste parti, magari per le proteste anti G8 di luglio, di venire a dare un occhiata a Bethnal Green & Bow.

Sappiamo quanto dobbiamo fare ancora, ma siamo partiti più che bene. Il nostro successo è anche vostro, visto che siamo parte della sinistra internazionale da cui raccogliamo ispirazione e alla quale speriamo di aver dato una bella mano ieri.