Furore a Rosarno. Scene di lotta di classe nell’Italia del XXI° Secolo

Il “riot” di Rosarno è, dopo quello di Castel Volturno, una delle più visibili rivolte dei lavoratori immigrati.avvenute in Italia. Le dinamiche della rivolta sono partite da una gratuita provocazione causata da alcuni abitanti locali di Rosarno che hanno iniziato a sparare contro un gruppo di immigrati. Questa è stata la scintilla che a provocato la rivolta. Il riot ha ricordato, non tanto nelle quantità ma nella qualità, le rivolte delle banlieu francesi o dei ghetti statunitensi, dove la rabbia si scaglia contro tutto, perché tutto è precluso, una macchina, una casa, un lavoro, una vita…Anche questa è una delle tante facce della crisi e dei suoi effetti nei nostri territori.

Ma chi sono questi immigrati di Rosarno? Stiamo parlando di lavoratori che come moderni wobbly lavorano tra le due coste italiane seguendo i flussi del lavoro agricolo di raccolta, dalla Puglia, alla Campania alla Calabria. Vivono accampati in capannoni fatiscenti e non hanno nessuna garanzia sociale e democratica. L’unico elemento identitario, auto-riconosciuto, che hanno è quello etnico e per alcuni religioso. Sono alla mercè di un padronato agricolo, spesso colluso con la malavita organizzata, che prospera su questo segmento, non sindacalizzato e dove non viene rispettato il benchè minimo diritto.

Le immagini che ci giungono da Rosarno pongono degli interrogativi importanti a tutti rispetto ai livelli di contraddizioni particolari mai vissute in Italia.

Che queste rivolte avvengano al Sud è un dato interessante, che dimostra il ritardo con cui si è analizzato le modifiche del territorio e delle diverse comunità urbane. L’immigrazione dei giovani scolarizzati del sud verso il nord produttivo e razzista, si somma ad un sud che vive anche grazie ad una nuova manodopera operaia immigrata, producendo dinamiche razziste per certi versi ancora più spietate che al nord. In quanto la concorrenza diventa ancora più stringente tra le fasce popolari.

I ritardi della sinistra sono molteplici, l’aver puntato esclusivamente sotto un aspetto umanistico-etico il problema immigrazione, porta a non cogliere le dinamiche di classe che si sono innestate, Per Lenin nel socialismo non c’era un grammo di etica, perché l’unità della classe si misurava nella sua utilità rispetto alla lotta di classe. Fintanto che non si dimostra perché è utile per un lavoratore italiano unirsi ad un lavoratore immigrato e viceversa, gli elementi identitari e razzisti avranno sicuramente la meglio.

Esiste inoltre un duplice problema: da una parte il trovarsi davanti un soggetto che è di fatto espulso dalla “civile democrazia” dall’altra la cronica mancanza di organizzazione e di strumenti sindacali di difesa. Finche non si avrà il coraggio di intervenire e provare a dare forma organizzata a questa rabbia, rivolte come quelle di Rosarno si susseguiranno e amplieranno i margini della guerra tra poveri.