Fronte sud

Parlano di terrorismo e fanno la guerra ovunque. Intanto ammazzano i dannati della terra che provano a dare l’assalto al muro artificiale che a Ceuta e Melilla separa l’infinita miseria e solitudine del continente africano dall’Europa delle luminarie e vetrine, dove solo le merci sono libere di circolare, il migliore dei mondi possibile. Ieri è stata una battaglia ad armi impari, con elicotteri da guerra e cani, blindati e plotoni d’esecuzione. Ieri come ogni notte di questa stagione infernale. Dalla fortezza Europa non si passa. Nessuno si lasci convincere dall’apertura strumentale verso l’«islamica moderata» Turchia, da tanto, troppo tempo baluardo militare dell’Occidente verso Oriente. Per l’ennesima volta in una settimana migliaia di giovani uomini e donne d’Africa hanno tentato l’impossibile con l’assalto al muro di Ceuta e Melilla. Non badano alle ferite del filo spinato innalzato al livello dei sei metri. Vanno al salto con l’asta del muro che esclude il mondo che noi condanniamo a quel sottosviluppo che è specchio del nostro sviluppo, il muro che così bene rappresenta la nostra civiltà che usa, per escludere esseri umani e cacciarli tra deserto e campi minati, il filo spinato, inventato per fermare gli animali. Ogni notte provano a superare la barriera di disprezzo con il record del loro coraggio. Sei metri da salire d’un fiato, atleti della libertà. E vengono ogni notte passati per le armi.

E’ nelle notti di Ceuta e Melilla che si respira lo «scontro di civiltà». Ancora morti, ancora silenzio, ancora il vanto delle forze di repressione marocchine e spagnole «massicciamente e congiuntamente intervenute» secondo la scarna formalità della polizia locale che fa appena trapelare però le responsabilità occidentali per questi omicidi. Ma non è la «solita» tragedia, quella dei barconi dei disperati alla deriva, dei morti affogati, delle bagnarole del mare speronate dalla marina militare, dei blocchi navali, dei cimiteri marini, dell’asilo negato, dei Cpt. Vale a dire le moderne «galere», il grande modello del carcere diffuso pronto per chi bussa alle nostre porte. Stavolta coinvolto direttamente è il governo spagnolo e lo stesso premier Zapatero, punto di riferimento per una legittima sinistra di governo, il nostro Zapatero, che ha ritirato le truppe dall’Iraq occupato ma che ha inviato in questi giorni l’esercito nelle due enclave spagnole per fermare con l’uso della forza militare gli immigrati, e che sembra trarre dalla vicenda l’unico insegnamento che «l’appartenenza di Ceuta e Melilla alla Spagna non sarà messa in discussione da questa pressione migratoria». Coinvolta direttamente è l’Unione europea, ancorché senza una sua costituzione materiale e ideale, ma strenuamente di mercato e murata dentro i confini della sua ricchezza ineguale che vuole per il pur povero Marocco – come ha già fatto con la Libia – un destino da guardiano ben pagato dell’immigrazione subsahriana.

Finché dura. Finché nel nostro fortino del deserto dei Tartari non vedremo quello che abbiamo cacciato come nemico concretizzarsi nel teatro della guerra e del terrore.