Francia, vincono gli studenti e i sindacati

Ho bevuto l’amaro calice fino all’ultima goccia. È toccato a de Villepin, che aveva fortissimamente voluto e difeso il contratto di primo impiego, annunciarne ieri la sepoltura definitiva. Un supplizio televisivo di 4 minuti, un’ammissione chiara di sconfitta,
un’ipoteca pesantissima sul suo personale futuro politico. La frase chiave è la seguente: «Non sono riunite le condizioni necessarie di fiducia e serenità per l’applicazione del Cpe, non si sono manifestate né da parte dei giovani né da parte delle imprese…non sono stato compreso da tutti. Me ne rammarico». Il primo ministro era reduce da una riunione con Chirac, Sarkozy e i vertici del partito dell’Ump incaricati di «riscrivere» la legge così tanto contestata. Ha verificato lì il suo stato di completo isolamento, nel momento in cui lo stesso capo dello Stato ha reso nota la sua decisione: l’articolo 8, istitutivo del Cpe, andrà sostituito da tutt’altro provvedimento legislativo. La si può chiamare come si vuole, ma nei fatti si tratta di un’abrogazione.
I sindacati hanno espresso subito la loro «soddisfazione», per quanto la Cgt, a differenza degli altri, continui ad invitare alla «vigilanza» sul processo parlamentare. Più differenziata la reazione degli studenti. Julie Couderc, che in questi due mesi era diventata un po’ il volto della protesta e che presiede la Confederazione studentesca (vicina al sindacato Cfdt, collocabile in un’area di centrosinistra), ha parlato di «vittoria collettiva» e ha invitato a togliere gli ultimi blocchi delle università e dei licei, al fine di consentire il corretto svolgimento degli esami di fine anno. Più diffidente si è mostrato Bruno Julliard, presidente dell’Unione degli universitari, organizzazione più radicalmente a sinistra: ha celebrato «una prima vittoria determinante», ma ha invitato gli studenti «a mantenere la pressione fino al voto in Parlamento», lasciando a ciascun ateneo il compito di decidere sulla sua agibilità. Le università bloccate erano ieri ancora una trentina, e numerose sono state quelle che hanno deciso di insistere con i blocchi e i picchetti. Certo, in assenza di nuove manifestazioni e in periodo pasquale, sarà difficile mantenere il livello di mobilitazione delle scorse settimane. Appaiono minoritari gli studenti che chiedono, adesso, anche l’abrogazione del Cne, il contratto simile al Cpe applicato dalla scorsa estate, ma riferito unicamente alle aziende con meno di venti dipendenti.
Il testo di legge che sostituirà il Cpe prevede un sistema di contributi statali alle aziende che assumeranno, con contratto a tempo indeterminato, giovani dai 16 ai 26 anni. Il finanziamento sarà di 400 euro al mese per il primo anno e di 200 euro per il secondo. L’esborso per il pubblico erario è stato calcolato in 150 milioni nel 2006 e almeno del doppio nel 2007. La nuova legge è esplicitamente indirizzata ai giovani provenienti dalle aree più difficili del Paese e a coloro che sono sprovvisti di qualifica. Si è tornati così all’interno di un sistema di sovvenzioni pubbliche, esattamente il tabù che de Villepin voleva infrangere. Il premier non ha fatto nessun riferimento a sue possibili dimissioni. Resta il fatto che ha perso tutte le chances di correre, il prossimo anno, per le presidenziali. Lo testimonia anche l’ultimo sondaggio, che racconta di una caduta libera senza precedenti: in tre mesi ha perso il 24% delle opinioni favorevoli, collocandosi su un umiliante 25%, che condivide con Chirac. Come dire: il futuro a destra si chiama Sarkozy. Quanto alla sinistra, se saprà giocare le sue carte potrà essere presto perfettamente concorrenziale.