Francia, tre milioni riempiono le piazze «No alla precarietà»

Dominique Galouzeau de Villepin era a pranzo con il re Juan Carlos di Spagna, mentre a Parigi partiva da place d’Italie il più grande corteo che la capitale abbia visto da molti anni. La Cgt parla di 700 mila persone, 3 milioni in piazza in tutta la Francia. 2 milioni, secondo altri sindacati, più di un milione per l’entourage del ministro degli interni. Cortei-record anche in provincia, più di 140 manifestazioni nel paese: 250 mila a Marsiglia, 50 mila a Nantes, Bordeaux, Tolosa, 40 mila a Lille, 30 mila a Brest e Rouen, 25 mila a Caen, 20 mila a Le Havre e Quimper, 15 mila a Tours, tantissime persone anche a Lione. Una mobilitazione «storica» contro il Cpe per Bernard Thibault della Cgt, paragonabile alla protesta del ’95, che aveva portato ad elezioni anticipate (e alla vittoria della sinistra). Anche lo sciopero è stato seguito, nonostante i sindacati non abbiano voluto chiamarlo generale: trasporti a singhiozzo, sia per i treni che per quelli urbani, 55% degli insegnanti hanno disertato le aule, radio pubbliche a intermittenza, Posta ferma, ospedali in agitazione, sospensione del lavoro anche nel settore privato, dalle fabriche agli uffici.
A Parigi, una marea umana ha attraversato la città. In testa al corteo, gli studenti e le loro organizzazioni. E mentre i giovani erano già alla Bastiglia, gli iscritti ai sindacati non avevano ancora potuto partire da place d’Italie. C’erano tutte le generazioni al corteo parigino, insegnanti, ricercatori, operai, assieme agli studenti e ai liceali, perché, come spiega Bernard Bruhnes, specialista di relazioni sociali, «il Cpe è la scintilla che traduce un malessere ben più profondo, i giovani constatano che gli viene chiusa la porta dell’occupazione. Che il lavoro sia diventato instabile, segnato dalla mondializzazione e con una flessibilità accresciuta, lo sanno già. Ma in questo mondo del lavoro che sfugge loro, nel quale non sanno come entrare, vendono nel Cpe una nuova chiusura, un nuovo rifiuto di integrarli. Il movimento è l’addizione della rabbia di una generazione alla quale non viene offerta la possibilità di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro e delle reazioni più tradizionali delle organizzazioni sindacali che non accettano che si modifichi il codice del lavoro senza trattative. E i lavoratori hanno dei figli, per questo la congiunzione si fa perfettamente».
«Rêve génerale» (sogno generale), un gioco di parole con «grève générale» (sciopero generale) portavano su degli stickers i giovani, rivolgendosi ai sindacati. «A chi propone il precariato, i giovani rispondono: resistenza» è stato scandito a più riprese, lo slogan che è ormai il segno caratteristico del movimento anti-Cpe. «Chirac, Villepin, il vostro periodo di prova è finito» hanno gridato i manifestanti. «Non sono fiero del merdier economico europeo che lasciamo ai nostri figli» aveva scritto un signore su un cartello.
Ci sono stati alcuni incidenti, poco dopo la partenza del corteo, in boulevard de l’Hôpital (dove un gruppo ha cercato di entrare in un supermercato e ha rotto la vetrina di un caffé) e soprattutto alla fine, in place de la République. Il servizio d’ordine era molto agguerrito: i sindacati hanno dispegato le loro forze, mentre gli studenti e i liceali si sono organizzati tenendosi per mano e formando delle catene umane, scuola per scuola, facoltà per facoltà, per evitare che i casseurs potessero entrare nel corteo. Il sistema ha funzionato abbastanza bene, ma in place de la République si sono verificati scontri tra il servizio d’ordine della Cgt e un commando di casseurs, con il volto coperto, che stava prendendo di mira un negozio di biancheria. Manganelli «molli» e gas lacrimogenici del servizio d’ordine hanno avuto la meglio sui casseurs, ma il clima è rimasto molto teso. A farne le spese, come succede sempre più spesso, dei fotografi e dei cameraman, presi di mira da entrambi i contendenti. In serata, gli scontri sono continuati, con lanci di lattine e corpi contundenti contro la polizia, che ha caricato. Sarkozy aveva dato ordine agli agenti di proteggere i manifestanti, soprattutto i più giovani, e i passanti e di arrestare il più alto numero possibile di casseurs (un centinaio di fermi a Parigi). Scontri anche in coda ai cortei di Caen e Rennes, mentre altrove la calma ha dominato.