Francia, la banlieue travolge Sarkozy

«Feccia». L’espressione del ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy è l’ultima cartolina destinata alle bande di giovani delle periferie parigine che, da quasi una settimana, si scontrano con i reparti antisommossa della polizia. Bottiglie molotov, candelotti lacrimogeni, macchine incendiate, decine di feriti e di arresti per «violenza volontaria»: è questo lo spettacolo notturno di Clichy-sous-bois, pochi chilometri a nord della capitale, epicentro della rivolta.
Ad innescare il conflitto è stata la morte di due adolescenti di 15 e 17 anni, rimasti fulminati all’interno una centralina elettrica dell’Edf (la compagnia pubblica). Si erano nascosti in quell’improbabile cubetto di fili e cemento per sfuggire a un controllo d’identità. Da quel momento, centinaia di giovani sono scesi in strada, prima celebrando i loro compagni morti, poi a mano a mano che la collera montava, scontrandosi con le postazioni (di fatto permanenti) di gendarmi e poliziotti. Nella caotica successione degli scontri, un lacrimogeno esploso dalle compagnie di celerini ha colpito l’interno di una moschea, suscitando la rabbiosa reazione dei fedeli ma anche degli abitanti del quartiere. Probabilmente si è trattato di un incidente involontario, ma sarà difficile spiegarlo a una comunità musulmana che si sente sotto assedio, che vive con estrema mortificazione l’amalgama strumentale con il terrorismo islamico di alcuni media ed esponenti politici, che ancora non è riuscita ad accettare la legge sulla laicità che, tra le altre cose, vieta di indossare il velo islamico negli edifici pubblici.

Le violenze hanno rapidamente guadagnato altre località dello sterminato hinterland metropolitano di Parigi, specialmente nel dipartimento di Seine-S. Denis, nelle cités calde di Aulnay-sous-bois, Severan, Bondy nord. Il “cuore selvaggio” della banlieue, fatto di dormitoi per pendolari, di casermoni groviera, di edilizie a basso costo che negli ultimi decenni hanno cambiato radicalmente i paesaggi un tempo verdeggianti dell’Ille de France, trasformandoli in entità urbanisticamente indecifrabili, luoghi «né campagna né città», agglomerati post-industriali che, per composizione sociologica e culture giovanili, ricordano più i ghetti americani che le periferie proletarie del Vecchio continente.

Qui la contrapposizione tra gruppi di giovani di origine nordafricana e rappresentanti delle forze dell’ordine (ma anche dell’amministrazione pubblica in senso lato) è un dato permanente, una condizione che accompagna la vita quotidiana di milioni di persone. A volte, come è accaduto per la morte dei due ragazzini a Clicy-sous-bois, la tensione si coagula in ondate di violenza improvvisa, in attacchi ai simboli della repressione di Stato. Altre volte rimane sotterranea, pronta ad esplodere non appena la cronaca o la politica le fornisca un pretesto valido.

Quello delle banlieues è uno dei nodi irrisolti della vita civile francese, nessun governo né di centrodestra, né di centrosinistra, è infatti mai riuscito a venire a capo di quel coacervo di risentimento e di potenziale sovversione costituito dalle periferie delle grandi città. L’unica cosa certa è che gli atti e le dichiarazioni da ultras del ministro dell’Interno rischiano di far degenerare una situazione già di per sé esplosiva. Le improvvide sortite di Sarkozy, oltre ad alimentare lo strisciante livore che il personaggio di sua natura suscita negli ambienti popolari in particolare tra gli immigrati di seconda e terza generazione, alterano umori ed equilibri all’interno dello stesso governo liberal-gollista. In altri termini dividono la destra: «E’ un metodo sbagliato, tutta questa retorica guerriera e imprecisa non è certo utile a risolvere i gravi problemi delle periferie», si è sfogato sulle colonne del quotidiano Libération Azouz Begaga, ministro di origine maghrebina per le Pari opportunità, che accusa il collega di gettare olio sul fuoco e di farsi pubblicità attraverso. Come Begaga altri esponenti della coalizione hanno stigmatizzato le parole del ministro, mentre il premier De Villepin ne ha sfumato i contenuti e ieri sera ha ricevuto a Matignon i genitori dei due ragazzi deceduti i quali alla vigilia si erano rifiutati di incontrare Sarkozy, definito senza mezzi termini un «incompetente».

Apparentemente maldestra e mal calibrata, in realtà la linea Sarkozy, tutta ordine e disciplina, deve essere letta alla luce delle elezioni presidenziali del 2007 e dello scontro fratricida che lo vede opposto a De Villepin e in generale al clan degli “chiracchiani”: vecchia destra gollista contro nuova destra atlantista e neopopulista, provando a semplificare i termini del dibattito.

«Il paese sta dalla mia parte», ha replicato stizzito “Sarko” alla pioggia di critiche di questi giorni, convinto che la sua demagogia securitaria lo renderà forse antipatico a buona parte della società politica, ma inevitabilmente lo farà entrare in sintonia con i sentimenti del francese medio. Un po’ come va dicendo in giro un sindaco del centro Italia. Ma questa è un’altra storia.