Francia in piazza. Giorni contati per de Villepin

Giorni contati per Dominique de Villepin. In consiglio dei ministri litiga apertamente con Nicolas Sarkozy. I sindacati e gli studenti gli spediscono veri e propri ultimatum. I sondaggi gli rivelano impietosamente una caduta di popolarità di 14 punti in un mese e
il desiderio dei francesi, in misura del 45 per cento, di vederlo restituito alle gioie familiari, fuori da palazzo Matignon. Ieri, davanti all’Assemblea nazionale, ha pronunciato una frase non proprio sibillina : «Trarrò tutte le conclusioni necessarie», nei prossimi giorni e secondo «l’andamento dei negoziati». Non è stato un annuncio di dimissioni, ma gli somiglia molto. Se il contratto di primo impiego venisse abrogato, sarebbe per lui una vera e definitiva sconfessione. Ora, è proprio questo che hanno chiesto ieri, affondando il coltello nella piaga, studenti e sindacati : «Entro il 17 aprile, data d’inizio delle vacanze parlamentari, il Cpe dev’essere abrogato». È la condizione preliminare per cominciare il negoziato su una riforma del mercato del lavoro giovanile. Forti di una mobilitazione che non dà segni di cedimento, i leader della protesta non vogliono lasciare vie d’uscita al governo né consentirgli di giocare sui tempi lunghi.
Sindacati e studenti hanno incontrato ieri pomeriggio i maggiorenti dell’Ump, il partito di maggioranza relativa incaricato di scrivere un nuovo progetto di legge. La discussione non è entrata nel merito: «Abbiamo presentato le nostre richieste, e i parlamentari hanno soltanto ascoltato», ha riferito François Chereque, segretario generale della Cfdt. Preoccupato della concretissima possibilità di un dialogo tra sordi, Jacques Chirac ha fatto sentire di nuovo la sua voce, invitando «ciascuno ad assumersi la sua parte di responsabilità», e gli studenti a riprendere i loro corsi. Un’esortazione, quest’ultima, che non ha trovato molta eco presso l’Unef, la principale organizzazione studentesca: ha invitato il movimento ad intensificare i blocchi degli atenei e dei licei. Anche se la cosa non è più di gradimento di tutti. Si moltiplicano gli scontri tra studenti desiderosi di tornare in aula e quelli che intendono paralizzare i corsi di studi. Ieri si è arrivati alle mani alle università di Tours, Tolosa, Strasburgo, Rennes.
L’opposizione socialista parla di «crisi di regime», denunciando la delega totale concessa ad un partito, l’Ump, per uscire da un simile vicolo cieco. Partito oltretutto diviso al suo interno, tra i partigiani di Villepin (pochi) e quelli di Sarkozy (molti). Lo scambio di battute tra il primo ministro e il ministro degli Interni, nel corso della tradizionale prima colazione che riunisce i baroni neogollisti, la dice lunga. Sarkozy, criticato per aver fatto un’Opa sulla gestione della crisi: «Ma non sono stato certo io a decidere il Cpe!». Villepin, come una molla: «Però lei rivendicava volentieri la paternità del progetto!». Si danno del lei, le poche volte che si parlano. Sarkozy è per ora il grande vincitore. Ha visto il suo rivale, nonché delfino di Jacques Chirac, colare a picco in poche settimane. L’altro grande vincitore, in prospettiva, potrebbe essere il candidato socialista alle presidenziali. Peccato che non esista ancora. Ségoléne Royal è certo la preferita nei sondaggi, ma non ancora dai gruppi dirigenti del Ps. È rimasta piuttosto silenziosa anche nel corso di questa crisi: si attiene al suo ruolo di presidente della regione Poitou-Charente, in attesa della scelta ufficiale del candidato. Preoccupa invece la confusione che regna a destra. Un gruppetto di deputati dell’Ump, fedeli a Villepin, ha persino evocato l’ipotesi Kadima: un nuovo partito, come fece Ariel Sharon affondando il Likud. Da questa parte chi si lecca i baffi è Jean Marie Le Pen, che si limita a constatare «il trionfo del disordine» e a fare l’occhiolino all’elettorato di destra, alquanto sconcertato.