Francia in corteo sulla precarietà

Mobilitazione in tutta la Francia, da Parigi alla provincia, nelle città universitarie in particolare, contro il Cpe, il «contratto nuova assunzione», che con un emendamento alla legge sull’«eguaglianza delle possibilità» la destra ha presentato ieri all’Assemblea. 150mila persone in piazza complessivamente (ma solo 80mila per la polizia), 45mila a Parigi, soprattutto giovani a cui il Cpe è riservato: un contratto sulla carta a tempo indeterminato, ma che comporta due anni di periodo di prova, durante il quale il giovane sotto i 26 anni può essere licenziato senza giusta causa. Il Cpe è calcato sul Cne, che il governo Villepin aveva fatto passare con procedura d’urgenza nell’agosto scorso, riservato alle imprese con meno di 20 dipendenti e potrebbe prefigurare, temono i sindacati, l’azzeramento dell’attuale Cdi (contratto a durata indeterminata), per imporre a tutti i nuovi assunti i due anni di «prova». In altri termini, una svolta profonda a favore della flessibilità. Dominique de Villepin è determinato ad andare fino in fondo, anche se i sondaggi segnalano un calo nei consensi e una maggioranza di francesi chiaramente contro il Cpe. «Ascolto chi manifesta, ma anche chi non manifesta», ha affermato ieri all’Assemblea il primo ministro. L’esito del braccio di ferro non è scontato, neppure dopo la giornata di mobilitazione di ieri. «Cpe, non, non, non, Cdi, oui, oui, oui» hanno scandito i giovani a Parigi, in un corteo aperto dai principali leader sindacali e della sinistra, dal segretario del Ps François Hollande, alla comunista Marie-George Buffet, passando per il sindaco di Parigi Betrand Delanoë, i socialisti Fabius, Lang, Strauss-Kahn, il verde Yann Wehrkling, Olivier Besancenot della Lcr, Bernard Thibault della cgt, François Chérèque della Cfdt. La sinistra, che ha difficoltà a trovare un terreno di intesa in vista delle presidenziali del 2007 – e che oggi si è data appuntamento per un «vertice» comune alla Mutualité – ha trovato l’unità contro il Cpe. All’Assemblea, il Ps ha scelto la strada dell’ostruzionismo e della battaglia di procedura. Ma Villepin vuole concludere in fretta: ha allungato i tempi parlamentari, con una discussione che potrebbe durare fino a domenica (invece di chiudersi giovedì, giorno previsto per le vacanze d’inverno). Con la minaccia, se l’ostruzonismo della sinistra blocca, di far passare il Cpe mettendo la fiducia.

La mobilitazione non è stata molto forte ieri. I sindacati e le organizzazioni degli studenti lo avevano previsto. Difatti, Villepin aveva anticipato la discussione del Cpe all’Assemblea, per prendere alla sprovvista gli organizzatori delle manifestazioni. Inoltre, a Parigi e Bordeaux ci sono già le vacanze d’inverno, mentre nelle università i corsi sono sospesi in attesa degli esami «parziali».

Malgrado la mobilitazione mediocre, non è detto che Villepin riesca a far passare il Cpe nella società francese. «Già i sondaggi mostrano un rovesciamento della percezione del Cpe, rispetto all’inizio – spiega Bernard Thibault della Cgt – più Villepin parla, più i francesi cambiano idea e si mobilitano. Tocca a noi dimostrare che essendo numerosi in piazza possiamo rovesciare le cose». Per Thibault, la protesta è entrata in «un processo» che può essere vittorioso. Villepin gioca grosso sul Cpe: rischia non solo di alienarsi l’elettorato giovane (i 18-26 anni sono il 13% dell’elettorato, 5 milioni di persone a cui vanno aggiunti i 700mila diciassettenni che voteranno nel 2007), ma anche di annullare definitivamente quello che gli resta di immagine di «gollista sociale» e di appiattirsi sull’ultra-liberismo del rivale Nicolas Sarkozy. Villepin ha deciso, praticamente da solo nel governo, di far passare il Cpe, contro il parere del ministro degli affari sociali.

A destra, l’Udf voterà contro. Potrebbe riprodursi la situazione del `95, quando il lungo sciopero contro Juppé portò poi il socialista Jospin al potere dopo le elezioni anticipate. Villepin è invece convinto di farcela: il primo ministro ritiene che oggi le mentalità siano «mature» per accettare la flessibilità, vista l’alta disoccupazione dei giovani (23%). Per i sindacati e il movimento degli studenti si tratta, al contrario, di istituzionalizza il precariato di cui sono già vittime.