Francia, il posto lo rischia Villepin

Martedì 4 aprile sarà una nuova giornata di scioperi e manifestazioni. Lo ha deciso ieri l’intersindacale, come aveva chiesto il coordinamento degli studenti, mentre Villepin non accenna a cedere e addirittura il ministro dell’Educazione, Gilles de Robien, minaccia la riapertura dei licei occupati con il ricorso alla forza. I sindacati si rivolgono di nuovo sollennemente a Jacques Chirac, perché riporti in discussione in parlamento tutta la legge sulle pari opportunità, che comprende (articolo 8) il Cpe. Ma ieri, un lapsus di Villepin ha sollevato molti interrogativi: il primo ministro ha affermato di fronte ai deputati «aspettiamo il Consiglio di stato, che prenderà le sue dimissioni domani», poi Villepin si è ripreso e ha corretto, parlando di «decisioni». Ma le dimissioni – di Villepin – sono una prospettiva sempre più evocata. Ieri è stata una giornata di blocco totale. Da un lato, il consiglio dei ministri non ha affrontato, a detta dei partecipanti, la crisi del Cpe, malgrado i 2-3 milioni scesi in piazza la vigilia. L’Eliseo ha fatto sapere che Jacques Chirac interverrà «nei prossimi giorni » – ma non ha precisato né come né quando – probabilmente dopo il parere del Consiglio costituzionale, che dovrebbe essere dato oggi: la bocciatura per incostituzionalità (sulla forma o sulla sostanza), permetterebbe di calmare la situazione, ma rappresenterebbe una sconfessione di Villepin, mentre una dichiarazione di costitituzionalità del Cpe rilancerebbe la protesta. L’ipotesi più probabile è una convalida ma con delle riserve, cosa che permetterebbe a Chirac di non promulgare il testo e al parlamento di ricominciare il dibattito. La maggioranza è in crisi e non nasconde più le divisioni. Nicolas Sarkozy ha rivelato prima della pubblicazione i risultati di un ultimo sondaggio Sofres, che danno Villepin in calo di 7 punti, con solo il 29% di opinioni favorevoli, mentre queste salgono al 48% per il ministro degli interni, in crescita di 4 punti. I deputati Ump hanno ormai in grande maggioranza abbandonato Villepin, all’80% sono per la sospensione del Cpe e per la trattativa. La maggioranza chiede a Chirac di utilizzare i nove giorni che la Costituzionale gli concede (i quindici giorni regolamentari sono stati amputati di sei perché socialisti, comunisti e verdi hanno impiegato sei giorni per interrogare il Consiglio costituzionale) per riaprire il dibattito al parlamento sul Cpe, un dibattito che non aveva avuto luogo perché Villepin, che aveva fretta, aveva fatto ricorso al 49-3, cioè aveva posto la fiducia per far passare la legge. Ieri Villepin si è trovato solo al tavolo di Matignon, sindacati e studenti avevano declinato l’invito per discutere sugli «aggiustamenti » al Cpe. I sindacati e i rappresentanti degli studenti si sono invece incontrati nel pomeriggio: hanno approvato la proposta del Coordinemtno degli studenti per una nuova giornata di azione e di sciopero martedì prossimo. I cinque principali sindacati hanno inviato una lettera a Chirac, per chiedergli di intervenire e di far ridiscutere il parlamento. La sinistra chiede la stessa cosa. Sulla linea dura del primo ministro è rimasto solo il responsabile dell’Educazione nazionale, Gilles de Robien, secondo il quale le manifestazioni di martedì sono state «importanti ma non impressionanti». De Robien ha ordinato ieri ai rettori di mettere fine al blocco dei licei – 318 sono chiusi, 1054 in stato di agitazione su 4300 – «ivi compreso con la forza». Vive reazioni dell’intersindacale a questa decisione e perplessità dei rettori, alcuni dei quali parlano di «errore grossolano». Ma gli studenti continuano la protesta. Ieri, a Nantes, Rennes e Brest hanno organizzato dei blocchi stradali sulle vie di accesso a queste città, che hanno creato chilometri di code. La maggioranza è preoccupata anche per «l’immagine» della Francia nel mondo: ha susciatato polemiche – seguite da scuse della tv – un reportage della Cnn sulle violenze di martedì in place de la République, dove è stato affermato che «ricorda un po’ la Tienammen, quando si vedevano i militanti di fronte ai carri armati». Sui 578 fermati martedì in tutta la Francia, 180 erano ancora ieri in stato di arresto.