Francia, guerra nelle banlieue e nel governo

La guerriglia urbana è continuata per la settima notte consecutiva in una ventina di comuni del dipartimento della Seine-Saint Denis e in altri dei dipartimenti delle Yvelines e della Seine-et-Marne, mentre è parallelamente proseguita la guerra per bande all’interno del governo. Una notte pesante: alcune centinaia di auto bruciate, un assalto a una concessionaria e a un centro commerciale, un’auto rubata a France Telévision per sventrare un’agenzia bancaria, pietre contro un commissariato e una caserma di pompieri, due aule di un’elementare andate in fumo, una palestra distrutta, un’aggressione ai viaggiatori della linea Rer B alla stazione del Blanc Mesnil. E, ancora peggio, degli spari di arma da fuoco contro degli agenti (senza fare feriti). Gli arresti sono ormai 89, ci sono già delle condanne per direttissima. I primi elementi dell’inchiesta sulla morte dei due giovani folgorati giovedì scorso nella centralina Edf – la scintilla che ha fatto esplodere la violenza, dopo la «gentaglia» e i «delinquentelli» di Nicolas Sarkozy – rivela che i poliziotti non li stavano inseguendo ma che li avevano avvistati e, pare, avvertiti del pericolo. Ma, come spiega Hugues Lagrange dell’Osservatorio sociologico del cambiamento a Mantes-la-jolie, «qualunque sia il risultato dell’inchiesta sui due giovani folgorati, la dinamica degli scontri rivela il pesante contenzioso con la polizia», mentre è il disastro economico e sociale che spiega come «una voce possa diffondersi in così poco tempo e passare di città in città, i giovani non sanno più a chi rivolgersi, mentre le misure contro la disoccupazione sono in crisi e gli enti locali non sanno più cosa devono fare».

Ieri, il primo ministro ha ricevuto a Matignon i sindaci dei comuni della periferia e una decina di ministri, dopo la rivolta dei deputati della maggioranza, che non hanno digerito lo scontro con il ministro degli interni, Nicolas Sarkozy. Per Dominique de Villepin «la priorità assoluta è il ritorno all’ordine. Lo stato non cederà. L’ordine e la giustizia avranno l’ultima parola nel nostro paese». Gli ha fatto eco Nicolas Sarkozy: ci vuole «fermezza e giustizia. La fermezza senza giustizia è estremismo, la giustizia senza fermezza è lassismo».

Ma la divisione permane, tra due visioni della società che stanno spaccando la destra: Villepin, che vuole dare un’immagine più sociale (anche per portare via voti a sinistra) e Sarkozy che ha adottato il linguaggio dell’estrema destra (per prendere i voti lepenisti). La sinistra rifiuta di «gettare olio sul fuoco», ha detto il segretario del Ps, François Hollande. Jack Lang accusa la destra di aver «smantellato il tessuto sociale da tre anni a questa parte» e mostra inquietudine per «l’alchimia esplosiva, di cui non ci rallegriamo».

Tutti sono ben consapevoli della gravità della situazione. Secondo i dati dei Renseignements Généraux, ci sono stati 70 mila casi di violenze urbane in Francia dal primo gennaio scorso, 28 mila auto bruciate e 17.500 pattumiere, 5.760 atti di vandalismo contro l’arredo urbano, 442 scontri tra bande rivali, 3.832 episodi di violenza contro i servizi di sicurezza o di soccorso. «Non siamo di fronte a uno schema semplicistico di scontro tra i cosiddetti giovani e la coppia polizia-giustizia – spiega Jacques Méric, direttore della sicurezza pubblica della Seine-Saint Denis – siamo di fronte a problemi di società molto profondi, a una grande pauperizzazione, a dei cittadini che vogliono la pace sociale e altri che bruciano le auto dei loro vicini».

Per riportare la pace, il governo ha aumentato il numero dei poliziotti presenti e promesso un per ora vago «piano di azione» per le periferie. Ma anche la polizia protesta. Il sindacato Unsa (maggioritario) ha chiesto a Villepin di ristabilire il poliziotto di quartiere. Secondo la polizia, per il momento «una certa organizzazione c’è – dice un agente – anche se non possiamo ancora parlare di una specie di coordinamento nelle azioni». Ma ancora per poco, avverte Jacques Méric.