Francia, gli studenti sfidano la destra:«La svolta politica verrà dalle piazze»

Fermi, già da ieri sera, circa la metà dei treni. Chiuse o vuote la maggior parte delle scuole. Totalmente o parzialmente bloccati autobus, tram e metro in una ottantina di città, pochi e sregolati gli aerei. Il servizio sarà nullo o ridotto in tutta l’amministrazione e nei servizi pubblici dalla posta alla Banca di Francia, dagli ospedali ai palazzi di giustizia. Non ci saranno i quotidiani nazionali e molti locali in edicola, e sarà scombinato il palinsesto di radio e televisioni pubbliche. Di fatto tutto il settore pubblico, bastione tradizionale del sindacalismo francese, sarà più o meno massicciamente in sciopero.
Ma anche nel privato sono decine le imprese in cui si annunciano agitazioni dalle banche ai supermercati alle catene di fastfood dalla petrolchimica Total alle librerie della Fnac, da France Telecom all’ex monopolio dell’energia Edf Questa mattina la Francia si presenta come un paese forse non ancora paralizzato, ma certo col fiato sospeso Secondo i sindacati la mobilitazione è più forte che all’apice della protesta contro i tagli alle pensioni di due anni fa. Un riferimento in sè poco incoraggiante: il governo all’epoca tirò dritto per la sua strada e la protesta finì soffocata dalla tregua estiva, ma che serve a dare la misura del coinvolgimento dei lavoratori in una lotta, quella contro il Cpe, che contrariamente ai tagli alle pensioni non li tocca direttamente. «Ormai tra i lavoratori e i militanti della base sindacale è chiaro per tutti che il Cpe è il simbolo a grandezza naturale, per non dire istituzionale, del precariato. Un orrizzonte da incubo comune a tutti e che per i nostri figli la destra vuole istituire a legge e regola» ci spiega Patrick Picard responsabile Cgt (il principale sindacato transalpino) delle attività rivendicative nella regione di Parigi. «E poi c’è la rabbia accumulata in quattro anni di attività di questo governo di destra che ha cancellato le trentacinque ore, tagliato le pensioni, ridotto la previdenza e i sussidi di disoccupazione che ora si consacra, ad un anno dalle elezioni, a smaltellare il diritto del lavoro. Un governo che applica un programma che sembra scritto dal Mdef (la confindustria francese) con la benedizione di un presidente: Chirac eletto lui anche con miglioni di voti dei salariati e della gauche» e conclude: «Allora questa volta basta. La misura è colma. Oggi vedrete si andrà in piazza in tanti e se non dovesse bastare ci si ritornerà».

Sarà, sperano i sindacati, la spallata decisiva. Sono in programma quasi duecento cortei in tutta la Francia con il più importante a Parigi che partirà oggi pomeriggio alle due e mezza da Place d’Italie.

Mentre nelle università e nelle federazioni sindacali si preparano striscioni e volantini il sondaggio del giorno è quello dell’istituto Ipsos pubblicato dal quotidiano Le Monde secondo cui il 63% dei francesi è contrario al CPE e ai metodi del primo ministro. Ma se il 62% dei cittadini sostiene la contestazione, il 74% degli elettori del partito del Premier l’Ump sta col governo ed è d’accordo con la linea della fermezza scelta fin qui da De-Villepin. La partita è dunque anche intrisecamente politica e il primo ministro può difficilmente fare marcia indietro a rischio di deludere, ad un anno dalle elezioni, la sua base elettorale. Da cui il radicalizzarsi progressivo dello scontro. Forse solo Chirac, a cui si sono appellati più volte negli ultimi giorni i leader socialisti, o il Consiglio Costituzionale che si pronuncerà giovedi possono imporre un compromesso. De-Villepin dal canto suo ha già invitato sindacati e studenti a un nuovo incontro mercoledì per «emendare» il Cpe, il coordinamento intersindacale lavoratori-studenti gli risponderà questa sera. Sull’appuntamento di oggi e lo stato del «movimento abbiamo sentito Bruno Julliard il presidente del principale sindacato studentesco l’Unef» Bruno Julliard: «Questa quarta giornata di mobilitazione deve essere una svolta. La contestazione non ha fatto che crescere dal 7 febbraio in poi, data dei primi cortei unitari contro il Cpe. Mentre parliamo ci sono ancora 68 università in lotta, molte delle quali da più di sette settimane e negli ultimi giorni la contestazione ha coinvolto anche centinaia di licei. Allora domani (oggi ndr) la gioventù non aspetta più che una sola cosa: che i lavoratori vengano ad aggiungersi al nostro movimento per essere dei milioni a riempire le piazze». Juliard è convinto che il 28 marzo verrà ricordato come un giorno nero per il governo: «Non potrà più ignorarci ne ignorare una protesta che lungi dall’aver raggiunto il suo apice non fa che allargarsi. Il governo è in situazione di debolezza e dovrebbe prendere la misura della crisi cercando di spegnere il movimento ritirando il suo testo piuttosto che ignorarlo». Le esternazioni del ministro dell’interno Sarkozy, il quale da giorni parla di «deriva violenta del movimento» (riferendosi alle infiltrazioni nei cortei) di gruppi di giovani delle periferie non sembrano preoccupare più di tanto Juliard, che reagisce compassato all’ennesima provocazione del primo gendarme di Francia: «A parte il fatto che gli atti violenti sono stati commessi da una risibile minoranza di persone, il governo si deve assumersi le proprie responsabilità e pensare alla violenza compiuta dalla polizia. In ogni caso se sperano di dividere il movimento con questi metodi si sbagliano di grosso».