Francia, gli anti Cpe concedono il bis

Nicolas Sarkozy che passa il week end ha telefonare personalmente a tutti i leaders sindacali e studenteschi per invitarli ha trattare«senza tabù ne apriori», pronto di fatto ad inumare il Cpe; e Dominique deVillepin che invece «per rilassarsi» va al cinema a vedere Truman Capote.
E’ l’istantanea involontaria del passaggio di consegne implicito, ma comunque inequivocabile, ai vertici del potere a Parigi. Ieri mattina, per salvare le apparenze in un clima vagamente surrealista, il premier ha riunito il governo per un seminario strordinario sul “dopo Cpe” allorché oggi per l’ennesima volta le piazze francesi si riempiranno di manifestanti contro il contratto primo impiego. Il Cpe è da sabato formalmente una legge dello stato, pubblicata sul gazzetino ufficiale e come tale applicabile su tutto il territorio della Republica.

Eppure il ministro del lavoro Jean-Louis Borloo ha scritto, ieri, alle imprese e alle organizzazioni padronali di categoria, per impore, o piuttosto chiedere, a tutti di non servirsi del nuovo contratto e di attenderne la sua versione rivedutta e corretta che il partito di maggioranza, l’Ump guidata dal ministro dell’Interno Sarkozy, negozierà direttamente con sindacati e studenti. In teoria, come ha spiegato un deputato socialista, il ministro Borloo potrebbe essere inquisito per il reato di ostacolo all’applicazione della legge, reato che prevede una pena fino a cinque anni di prigione e fino a 75 000 euro di ammenda. Le manovre barocche del presidente Chirac, per uscire della crisi senza delegittimare esplicitamente il suo delfino de Villepin hanno prodotto questo grottesco vaudeville. Nella sostanza il Cpe, il contratto primo impiego, è morto, come ha dichiarato senza mezzi termini l’ex-primo ministro e oggi deputato Ump Edouard Balladur. Per la sepoltura bisognerà attendere il nuovo progetto di legge che dovrebbe essere presentato all’Assemblea Nazionale all’inizio di maggio.

Se il Cpe è destinato, più o meno rapidamente, all’oblio, il primo ministro non se la passa molto meglio. Il contratto primo impiego doveva essere, prima, uno dei suoi arnesi per forgiarsi un profilo presidenziale nella corsa alla candidatura per le elezioni del 2007; poi si era trasformato, suo malgrado, nella madre di tutte le battaglie in cui dimostrarsi il più saldo e determinato dei campioni del suo campo, l’uomo provvidenziale della mitologia della destra francese nel solco che va da Bonaparte a de Gaulle. Ma de Villepin la battaglia l’ha persa ed ora è un primo ministro ad interim che dovrà contentarsi di sopravvivere fino a fine legislatura senza scossoni e senza rischiare di accendere nuovi conflitti, lasciando l’iniziativa al suo rivale Sarkozy e sperando che uno scivolone del ministro dell’Interno gli apra un nuovo spiraglio per le presidenziali.

Nicolas Sarkozy è dunque il principale beneficiario della crisi che gli ha tolto dalle scatole un premier il quale, pur senza base politica né unzione del voto popolare, stava comunque grazie al sostegno di Chirac diventando ingombrante. Non solo: il muscolare ministro dell’Interno che aveva domato le banlieues a colpi di manganello e stato d’emergenza ha l’occasione di mitigare un po’ un profilo che, se piace un mondo agli elettori della destra più dura ( Sarko è il preferito degli elettori del Fronte Nazionale subito dietro Le Pen), rischiava di spaventare la maggioranza dei francesi. Ma se Sarkozy non ha più rivali si ritrova però`con una destra scornata e sulla difensiva, che ha dimostrato ancora una volta di non essere più maggioranza nel paese, una sinistra rivitalizzata che ritorna ad articolarsi attorno alle questioni fondamentali del mondo del lavoro; e un calendario elettorale che sarà ormai scandito dai temi sociali e non più da questioni, come l’ordine pubblico e la sicurezza, che hanno fatto le fortune della destra nel 2002.

Per sindacati e studenti cominca un nuovo ciclo con il ministro dell’Interno come interlocutore. La giornata di oggi servirà soprattutto a confermare il rapporto di forza per le trattative a venire. Sono previsti scioperi in tutti settori, ma verosimilmente meno diffusi e participati rispetto a martedi scorso. Per fare un esempio saranno una quarantina, invece che le ottanta della volta scorsa, le città in cui si fermerano autobus, tram e metro. Come al solito la mobitazione sarà più forte nei servizi pubblici a cominciare dalle scuole. Ma quello che conterà sarà soprattutto l’affluenza nelle piazze. A Parigi, il corteo unitario partira alle 14 e 30 da Place de la République. Il rischio di incidenti persiste, ma tanto studenti e sindacati che gli uomini in divisa del ministro dell’Interno hanno interesse a che niente venga ad avvelenare il clima, prima di sedersi al tavolo del negoziato.