Francia, è già iniziato il dopo-Cpe: lo Stato finanzierà il posto fisso

La fine annunciata e pietosa, come scrive Liberation, del “Contratto primo impiego” (Cpe) si è consumata in tre giorni di dibattito parlamentare, prima alla Camera e poi ieri al Senato, seguiti dal voto sbrigativo e senza fronzoli, in prima lettura, del dispositivo che deve sostituirlo. Un testo che di fatto non fa che rafforzare una forma di contratto sovvenzionato già esistente, allargandone il campo di applicazione ed intensificandone il finanziamento. Secondo il nuovo articolo, che prende il posto del Cpe, lo stato sovvenzionerà per un ammontare di 400 euro mensili durante il primo anno di lavoro (200 mensili per il secondo anno) i contratti a durata indeterminata offerti ai giovani sotto i 26 anni, per niente o poco qualificati; sotto forma tanto di sgravi fiscali che di aiuti diretti. Niente di nuovo, si diceva, ma un passo, seppur breve, nella direzione esattamente opposta a quella del precariato integrale che la destra aveva cercato di istituire col contratto primo impiego. Con un uso flessibile dello strumento fiscale al posto dell’abuso flessibile della forza lavoro come principale, se non unica, variabile d’aggiustamento. Una misura contro la quale hanno votato, per opportunità politica, tanto socialisti che verdi e comunisti, ma che in un altro paese potrebbe figurare senza scandalo in un moderato e ragionevole programma social democratico.
E’ il sigillo alla sconfitta di quel liberalismo autoritario che, l’ormai declinante de Villepin ha cercato messianicamente di incarnare fino a restarne travolto per conquistarsi i favori dello zoccolo duro della destra già sedotto dal disinvolto e arrembante rivale Sarkozy. Un dibattito desolante, quello visto in Parlamento, secondo il commento di Bruno Julliard presidente dell’Unef la principale organizzazione degli universitari, per il quale: «la destra, troppo presa a contare i punti nella gue-guerre tra i due eredi di Chirac, sembra ancora convinta che il rifiuto popolare del Cpe sia frutto di un problema di comunicazione e non il “no” consapevole alla volontà di smantellare il diritto del lavoro e di imporre il precariato come orizzonte insuperabile nella riforma del mercato lavorativo». Un no che come un movimento tellurico si ripercuote ora sulle articolazioni pregresse del programma confindustriale del governo Chirac-Villepin. A cominciare dal fratello maggiore del Cpe: il Cne, contratto nuovo impiego, che si applica da sei mesi senza limiti di età nelle imprese con meno di 21 dipendenti e che permette, esattamente come il Cpe, di licenziare senza giusta causa nei primi due anni di contratto. Secondo i sindacati «sarà difficile –
ha dichiarato François Chereque segretario generale della Cfdt – per il governo non aprire le discussioni sul Cne dopo la crisi e il ritiro del, suo quasi omologo, contratto primo impiego.

Gli studenti più combattivi e radicali come gli irriducibili delle città universitarie dell’ovest come Rennes, chiedono, cavalcando l’onda del successo contro il Cpe, il ritiro di altre due misure contenute nella legge sull’uguaglianza delle chances. Quella che legalizza l’apprendistato a partire dai 14 anni e quella che sanziona col taglio dei sussidi le famiglie che non riescono a garantire l’autorità parentale. Nel capitolo “macerie e detriti” del defunto Cpe ci sono gli arresti e le condanne di centinaia di studenti fermati durante le manifestazioni. Più di quattromila arresti, quasi duemila fermi e 1270 rinvii a giudizio, spesso per direttissima e per più della metà di minori. Con in molti casi pene detentive senza condizionale per giovani incensurati colpevoli solo di resistenza ad agente o di aver lanciato sassi contro gli scudi dei gendarmi. Condanne pronunciate quasi esclusivamente sulla base delle accuse degli agenti stessi. Contro questa volontà di «dare una lezione» ai giovani ribelli e più in generale di criminalizzare l’azione sindacale, militante e collettiva, in funzione dissuasiva, il quotidiano comunista l’Humanité ha lanciato una petizione, per l’amnistia immediata di tutti gli arrestati che già ha raccolto migliaia di firme.

Per finire una nota a margine: se la gauche esce nell’insieme rinvigorita da questi due mesi di lotte, la rendita della vittoria sembra rafforzare soprattutto la candidata “potenziale” socialista già più amata dai media e dai sondaggi: Segolene Royal. In prima pagina su molti settimanali e sempre più solida nelle inchieste d’opinione.