Francia, de Villepin alle corde. Oggi studenti in corteo nazionale

Dopo l’onda alta dei cortei studenteschi che ieri hanno portato in piazza quasi mezzo milione di universitari e liceali in più di ottanta città francesi, il presidente Chirac ha rilanciato ieri l’appello al compromesso: «Il governo è aperto al dialogo» ripete Chirac e insiste perché questo (il dialogo, ndr) parta al più presto. Un invito al dialogo arrivato prima delle grandi manifestazioni unitarie di lavoratori e studenti di oggi.
Un appello molto simile a quello già lanciato mercoledì scorso dallo stesso presidente in Consiglio dei ministri e peraltro già respinto dal movimento e dai sindacati. Questa volta, invece, sembra rivolto più sottilmente al suo primo ministro e delfino prediletto de Villepin, sempre più inchiodato ad un muro contro muro che si inasprisce e si radicalizza col passare dei giorni e l’allargarsi della contestazione.

Una rassegna stampa sommaria dei quotidiani francesi di ieri illustra, a tratti grezzi, ma pertinenti, i limiti e le prospettive di questo braccio di ferro sempre più duro tra il governo monocolore Ump di de Villepin e il movimento contro il Cpe che cresce e si consolida. A cominciare da Le Figaro, il quotidiano conservatore di riferimento, che in “prima”, su una foto di mezza pagina che ritrae gli studenti in corteo, riconosce nel titolo la «dimostrazione di forza dei giovani». L’editoriale poi è una sorta di bilancio senza concessioni dell’impasse in cui il premier e la sua maggioranza si sono incagliati; è un grido d’allarme per i giorni scuri che attendono la destra. «Ogni nuova manifestazione aumenta le speranze della gauche per le elezioni presidenziali e legislative del 2007» spiega il direttore Nicolas Beytout. Bisogna dunque uscire dalla secca il prima possibile senza coltivare la speranza vana di un ipotetico affievolirsi del movimento. Sapendo anzi che ogni giorno di contestazione in più renderà più salato il prezzo che il governo dovrà pagare per uscire dalla crisi.

Manifestazioni ora, forse scioperi a breve, «l’ingranaggio è talmente pericoloso» scrive Beytout evocando, senza citarlo, lo spettro del Sessantotto. De Villepin ha, secondo il direttore di Le Figaro due opzioni: il ritiro del Cpe che però lascerebbe gli elettori di destra frustrati e delusi, la maggioranza ingolfata in piena corsa verso le elezioni e il bilancio sociale di Chirac annientato; oppure la riforma del Cpe da negoziare con sindacati e studenti.

Un’ipotesi quest’ultima che vista dalla parte del fronte anti-Cpe pare remota se non proprio inaccettabile. E la spiegazione la si trova nella prima pagina di un altro quotidiano francese il nazional-popolare Le Parisien che titolava «Due francesi su tre per il ritiro del Cpe». All’interno un sondaggio dell’istituto Csa mostra come ormai il 68% dei francesi sia favorevole al ritiro puro e semplice del contratto primo impiego. Erano il 55% una settimana fa. Un aumento di 13 punti in sette giorni che conferma come il governo abbia perso la battaglia dell’opinione e come la contestazione goda ormai di un solido consenso, anche tra chi in piazza non c’è ancora andato. Ma il sondaggio rivela anche un’altra spina per Villepin. Il 67% degli elettori di destra infatti resta favorevole al Cpe. Erano il 65% una settimana fa. Una conferma che mette il premier di fronte ad un’equazione politicamente inestricabile.

De Villepin ha contro più di due terzi del Paese, ma il suo zoccolo duro elettorale gli chiede palesemente di non cedere e di tirare dritto. E’ appunto quello che un altro quotidiano francese Liberation chiama il «Grande blocco». In questo quadro arrivano per Villepin anche le prime obiezioni interne. Ieri, Patrick Devejan, uno dei colonnelli del superministro dell’Interno e rivale dello stesso Villepin – Sarkozy – ha messo esplicitamente in dubbio l’operato del premier. Tanto sulla forma, autoritaria e non negoziata, con cui è stato presentato il Cpe, che sul fondo del progetto, che rivolgendosi ad una categoria precisa dei cittadini (i giovani, ndr) sembra discriminarla. E’ il segno che a destra l’inquietudine aumenta. E i più iperbolici tra i commentatori francesi cominciano a suggerire scenari apocalittici. Come una possibile dimissione di Villepin o un possibile ricorso a elezioni anticipate, che avrebbero il merito, per il campo conservatore, di prendere di sorpresa una gauche assolutamente impreparata, senza strategia comune, senza accordi e senza un candidato indiscusso. Ipotesi ardite, appunto. Per ora il governo profitta di quel po’ di respiro concessogli dal fumo degli scontri di giovedì che hanno occupato per tutta la giornata di ieri radio e televisioni con le auto incendiate, i bistrot saccheggiati, il conto dei feriti e la sorte dei 300 arrestati di cui ancora 77 erano ieri in stato di fermo. De Villepin ha ricevuto in serata i rettori delle università a dimostrazione della propria buona volontà. Ma da oggi, la pressione ritornerà fortissima con i cortei unitari che rischiano di essere enormi se non proprio oceanici.