Francia, cento cortei anti Cpe

Tutto è bloccato, fino a stasera: sarà il numero dei manifestanti che oggi parteciperanno ai cortei a determinare il seguito del braccio di ferro tra governo e giovani sul Cpe. Ci saranno oggi un centinaio di cortei in tutta la Francia, messi sotto stretta sorveglianza della polizia, in particolare a Parigi, dopo i disordini di giovedì sera. I sindacati saranno a fianco di studenti universitari e liceali. La Cfdt si aspetta un milione e mezzo di persone. Per il momento, Dominique de Villepin resta deciso a non cedere. Ma nella stessa maggioranza si moltiplicano le voci discordanti, che chiedono l’apertura di un dialogo. Ieri mattina, il ministro degli affari sociali, Jean-Louis Borloo, ha affermato, per poi smentire subito dopo sostenendo di essere stato frainteso, che anche nel periodo di prova di due anni del Cpe i licenziamenti potrebbero dover essere giustificati. Il deputato Patrick Devedjian, vicino a Nicolas Sarkozy, ha sostenuto che «il governo ha fatto una scelta un po’ avventurosa» proponendo il Cpe senza concertazione preventiva con le parti sociali. Anche il presidente Jacques Chirac, che è intervenuto sul caso per la terza volta, ha invitato ad aprire un dialogo «il più rapidamente possibile» e lanciato un «appello alla responsabilità di tutti» perché le manifestazioni di oggi si svolgano «nella calma e nel rispetto di tutti». Nicolas Sarkozy, che non è per nulla entusiasta del Cpe – propende per un contratto unico, ma «flessibilizzato» secondo i voleri del padronato – nella notte di giovedì ha precisato che una cosa sono gli studenti che hanno manifestato e un’altra i violenti. «Il mio lavoro è che i manifestanti possano manifestare in tutta tranquillità e che i delinquentelli siano arrestati». Secondo le informazioni date dalla polizia, nei disordini attorno alla Sorbonne, giovedì sera, sarebbero intervenuti due gruppi distinti: da un lato degli elementi legati all’estrema sinistra (tra cui, sembra, anche alcuni italiani), dall’altro degli esponenti conosciuti dell’estrema destra del Fronte nazionale della gioventù (Fnj).

Sos racisme parla di «provocazione» del Fnj, il cui leader era ancora ieri in stato di fermo, assieme ad altre 71 (sulle 187 arrestate a Parigi). I rettori, che ieri sera sono stati ricevuti da Dominique de Villepin, riuniti nella giornata a Nantes, hanno lanciato l’allarme per la prossima settimana. La situazione «sarà impossibile da gestire» nelle università, vista la tensione crescente tra studenti che vogliono continuare il blocco e quelli che intendono tornare alla regolarità dei corsi. Ancora ieri, una cinquantina di università era in stato di agitazione, con i corsi bloccati. I rettori, molti dei quali sono critici verso il Cpe, hanno chiesto a Villepin un «gesto forte». Per Olivier Besancenot, leader della Lcr trotzkista, se il governo non si muove «malgrado la grande mobilitazione», bisogna pensare alla possibilità di «uno sciopero generale», che potrebbe già aver luogo il 23 marzo, giorno di azione per i dipendenti di Gdf contro la privatizzazione, che potrebbe diventare una nuova giornata di lotta contro il Cpe e il precariato. L’opposizione continua a chiedere il ritiro del Cpe, per poter aprire il dialogo con i sindacati e gli studenti. De Villepin appare sempre più solo, ma sempre più intestardito a forzare la mano dell’opinione pubblica. Secondo un sondaggio, ormai il 68% dei francesi è contro il Cpe, 13% in più della scorsa settimana. Il rigetto riguarda tutte le categorie di persone, anche se ancora ieri il ministro delegato all’eguaglianza delle possibilità, Azouz Begag, ha affermato di essere sicuro che «i giovani delle banlieues non hanno paura del Cpe perché ne hanno abbastanza del precariato». De Villepin spera ancora di riuscire ad imporre con la forza questa misura impopolare, per dimostrare di essere il campione della «rottura» contro «l’immobilismo», per tagliare l’erba sotto i piedi del collega-rivale Sarkozy, in vista della candidatura alle presidenziali del 2007.