Francia bloccata. Più di un milione contro il governo

I sindacati vincono la scommessa: pienamente riuscito lo sciopero generale, tanto nel settore pubblico che in quello privato. 150 cortei in tutto il paese. La Cgt: «E’ il segno che la misura è colma»

PARIGI
Scommessa vinta per i sindacati francesi, per la giornata di mobilitazione e di sciopero generale organizzata proprio a ridosso della ripresa delle attività dopo le vacanze estive. Più di un milione di manifestanti nei 150 cortei che hanno attraversato le principali città del paese. Dipendenti pubblici – ma anche molti del settore privato – sotto gli striscioni dei sindacati o di categoria professionale, per azienda o città di residenza. Tutti per chiedere, come diceva lo striscione scritto in rosso su fondo giallo che ha aperto il corteo parigino a cui hanno partecipato 150mila persone, «insieme per l’occupazione, il potere d’acquisto, i diritti dei lavoratori nel pubblico e nel privato». «Non avevo mai visto tanta gente in questo momento dell’anno – afferma un sindacalista della Cgt – è la misura della rabbia accumulata contro la disoccupazione, il precariato, la miseria, il calo del potere d’acquisto». Nel corteo parigino, subito dietro al carré di testa, con i leader sindacali (ma non i leader dei partiti) c’erano i dipendenti della Hewlett Packard, l’impresa californiana che minaccia più di 1200 licenziamenti in Francia, malgrado i buoni affari in Borsa. Al loro passaggio, la gente ha appluadito: non è comune che dei quadri partecipino ai cortei sindacali. Ma ieri, c’era un’unità ritrovata di tutte le confederazioni e un fronte comune tra dipendenti pubblici e privati, mentre un sondaggio dice che il 74% dei francesi guarda alla manifestazione di protesta con simpatia e il 57% ha «fiducia» nell’azione sindacale. Anche i giovani (e meno giovani) che accumulano stage su stage erano presenti con un loro striscione. Presenti i militanti del diritto alla casa, per denunciare gli incendi dei tiguri parigini e le espulsioni manu militari. Forte mobilitazione anche in provincia. A Marsiglia, 100mila persone sulla Canabière, con in testa i portuali e i marinai della Sncm, la società pubblica dei traghetti che collegano la Corsica e che il governo vuole privatizzare, dopo aver mandato l’esercito per fermare il conflitto sociale. Cortei compatti a Tolosa, Nantes, Saint-Nazaire, qualche incidente solo ad Ajaccio, dove dei giovani con il passamontagna sul volto si sono scontrati con la polizia. A Parigi, la scelta di garantire un servizio minimo nelle metropolitane, soprattutto nell’ora di punta, ha funzionato. Si spera, così, di aver messo a tacere la minaccia avanzata alla vigilia dello sciopero dai deputati di destra, che vorrebbero imporre per legge un «servizio garantito» nei servizi pubblici.

Nessun giornale in edicola, programmi tv e radio a intermittenza, classi senza insegnanti, Posta al rallentatore, treni e aerei cancellati, ma anche decine di migliaia di «avvisi di sciopero» nell’industria privata e negli uffici. Nel corteo, malgrado l’unità ritrovata – che ha però reso molto prudenti i leader socialisti del «sì», che hano disertato la manifestazione parigina – l’ala di Fabius è scesa in campo con lo striscione «rispettate il nostro no». «Non vedo alternativa per il governo e il padronato – ha affermato Bernard Thibault segretario della Cgt – che di mostrare nei prossimi giorni, attraverso atti precisi, di aver capito il messaggio che oggi arriva dagli scioperi e dalle manifestazioni». Il problema, difatti, è tutto qui. Come dare un seguito alla forte mobilitazione del 4 ottobre ? Cosa fare a partire dal 5? Per Thibault, «bisogna continuare al’interno delle imprese sullo slancio di oggi. Il governo e il Medef (la Confindustria francese) devono trattare, sui salari, sull’occupazione, sul potere d’acquisto». Anche le privatizzazioni dei servizi pubblici sono nel mirino. «Devono ascoltarci una volta per tutte, sennò andiamo a sbattere contro un muro», afferma un sindacalista della Cgt. «La gente non ce la fa più – riassume una impiegata del settore informatico – non si riesce più a vivere, tutto è troppo caro».

E non solo: i precari denunciano l’incertezza del futuro, gli assunti con il «nuovo contratto» varato quest’estate, che permette alle imprese con meno di 25 dipendenti di imporre un periodo di prova di due anni, dove è possibile licenziare senza giustificazione, esprimono angoscia. «Oggi non è una festa – dice Jean-Claude Mailly, segretario di Force ouvrière – i dipendenti fanno sentire le loro rivendicazioni, il governo deve stapparsi le orecchie». Per François Chérèque, segretario della Cfdt, «ci aspettiamo adesso che il governo sia più severo nei confronti delle imprese e che controli l’utilizzazione dei 22 miliardi di euro di aiuti che dà loro ogni anno, in particolare per quello che riguarda l’occupazione e i salari». Il primo ministro, Dominique de Villepin, ha risposto dall’Assemblea nazionale di «ascoltare il messaggio» della piazza e ha promesso di battersi per «l’occupazione e il potere d’acquisto». Ha affermato che il suo governo non cede «all’impotenza pubblica». Villepin si rifugia dietro la retorica – « la Francia è in piedi, lavora, vincerà» – ma nei fatti il «gollismo sociale» è risultato finora solo uno slogan vuoto, condito per di più con l’appelo all’esercito in un conflitto sociale (contro la Pascal Paoli).