Francia, anche stavolta sono tre milioni in piazza

Ancora in strada, ancora a manifestare per l’ennesima volta in due mesi di un movimento che una volta di più non ha mancato l’appuntamento con la piazza. A Parigi. sotto un bel sole quasi primaverile, ma anche in tutto il resto del paese da cui arrivano notizie di cortei almeno altrettanto numerosi di quelli di una settimana fa. Duecentocinquantamila manifestanti a Marsiglia, più di 100mila a Lione, più di 50mila a Bordeaux e ancora a Rennes, Nantes, Lilla o Tolosa. A Parigi le prime stime parlavano a fine pomeriggio di una manifestazione di più di mezzo milione di persone. A chi si chiedeva se la contestazione rischiasse di sgonfiarsi dopo il discorso presidenziale, la risposta è arrivata massiccia e di nuovo inequivocabile. Se non sono tre milioni, come la settimana scorsa in tutta la Francia, poco ci manca. In testa al corteo, a Parigi come nelle altre città, sempre i giovani che scandiscono in coro: «A chi vuole precarizzare il lavoro, a chi vuole distruggere lo statuto dei lavoratori noi rispondiamo: resistenza». Appena davanti alle folle studentesche ci sono le bandiere e i leaders di tutte le confederazioni francesi a confermare la tenuta dell’unità sindacale. Ad accompagnarli un camion con una scatenata orchestra jazz portata dalla Cgt. E poi, come le volte scorse, dietro alle decine di migliaia di studenti, le decine di migliaia di genitori e nonni. Ancora una volta, tous ensemble, tutte le generazioni di salariati di ieri, oggi e domani, riunite per chiedere il ritiro del contratto primo impiego e per opporsi al precariato come orizzonte insuperabile del mondo del lavoro.
“Pas de pas en avant, trois siècles en arrière”, tradotto “nessun passo avanti tre secoli all’indietro” scandiscono gli studenti del liceo Charles Magne di Parigi dietro ad uno striscione che recita: studenti, professori, genitori contro il Cpe.

E’ ancora questo il segno dell’ennesimo interminabile corteo parigino. Gli studenti aprono la marcia, ma dietro ci sono lavoratori e pensionati, perché appunto il contratto primo impiego è un ritorno al capitalismo rapace del XIX secolo che cancella in un sol colpo le conquiste di 150 anni di lotte operaie. Queste centinaia di migliaia di parigini sono tornati di nuovo in strada, per niente stanchi e ragionevolmente arrabbiati, a ricordare, come sta scritto su uno dei tanti cartelli fatti a mano, che: «I grandi restano grandi solo fino a quando noi resteremo in ginocchio».

Volevano educarli alla docilità; insegnargli fin da piccoli a rispondere sì signore, pena il licenziamento senza se e senza ma. Li volevano rassegnati al precariato integrale a disposizione dei bisogni della produzione e del profitto. Gli è andata male. Hanno suscitato il più basso e profondo movimento contro il precariato mai visto in Europa. La più lunga e partecipata contestazione vista in Francia da dieci anni a questa parte. Hanno fatto di una generazione che si voleva amorfa e individualista, un soggetto collettivo, solidale, rivendicativo e consapevole. E questo, comunque vada a finire, è un patrimonio acquisito così come lo è la ritrovata, concreta, solidarietà tra le generazioni. Non è un caso che su uno striscione portato da un’associazione di genitori si legga: “I nostri figli non saranno le cavie del nuovo sfruttamento”.

E’ stata un’altra grande giornata per la contestazione e un’altra giornata grigia per il governo. Una giornata che consolida il rapporto di forza che ha già obbligato il primo ministro De Villepin a farsi da parte e che servirà per sedersi a trattare forti del ricordo di queste piazze stracolme. Anche se dovesse essere l’ultimo corteo di questo ciclo, e probabilmente non lo sarà, lascerebbe comunque intatta la forza del movimento, pronta a ridispiegarsi appena ce ne fosse bisogno.

Oggi il coordinamento intersindacale unitario, che riunisce tutti i sindacati e le organizzazioni studentesche si ritroverà per fare il punto sullo stato, confortante, della mobilitazione e sul seguito da dare alla protesta. Quello che sembra chiaro è che gli studenti, con la coordinazione studentesca in testa, non hanno nessuna voglia di fermarsi. «Non siamo stanchi e continuiamo» ripetevano in tutto il corteo, anche se l’imminenza delle vacanze pasquali potrebbe suggerire l’opportunità di una tregua.

Resta il capitolo politico: il movimento è già riuscito a bruciare il premier De Villepin come si leggeva su un furgone della Cgt sulla cui fiancata si fronteggiavano due fotografie: una del premier con scritto “Mi occuperò del vostro avvenire professionale” e un’altra di un neonato che gli risponde “E io mi occuperò del tuo avvenire presidenziale”.

Un avvenire per l’appunto ormai segnato da questa inequivocabile sconfitta. Ora il nuovo interlocutore è il ministro dell’Interno Sarkozy che può ancora contare sul sostegno massiccio dell’elettorato conservatore, ma che non sembra pronto a rischiare un nuovo braccio di ferro per difendere un contratto, il Cpe, a cui non ha mai creduto. Dall’altra parte però il superministro dell’Interno sa bene di non potersi permettere una resa senza condizioni che rischierebbe di alienargli i favori della destra più dura e autoritaria che non sopporterebbe di darla vinta alla piazza e alla gauche.