Fosforo su Fallujah, anche l’Onu conferma

«Le Nazioni Unite erano al corrente delle notizie dell’uso di fosforo bianco e sono preoccupate per i possibili effetti sulla popolazione locale». E’ Marie Obake, portavoce Onu, a lanciare alla stampa una prima dichiarazione che suona come una vera ammissione di impotenza sugli inquietanti fatti, come sull’orrore di Fallujah, che l’inchiesta di Rainews24 sta portando alla luce. Un primo timido segnale d’avvertimento che giunge anche agli Stati Uniti. Ma a svelarsi con il senso di inquietudine che tutto ciò comporta è la totale incapacità di intervento di un organismo – come l’Onu – sull’impunità di paesi come America e Gran Bretagna che di fatto arrivano persino ad ammettere l’uso di armi di distruzioni di massa come il fosforo bianco vietate dalla consuetudine e dalla normativa internazionale che resta disattesa.
Un’impotenza di intervento che si rivela anche nell’auspicio formulato da Louise Arbour, commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani, ad aprire una inchiesta internazionale sulle condizioni delle carceri irachene, in reazione alle recenti informazioni riguardanti abusi commessi in un centro di detenzione del ministero dell’Interno iracheno. «Alla luce della natura evidentemente sistematica e delle dimensioni del problema… sollecito le autorità a prendere in esame questa richiesta». Richiesta che cade nel vuoto. E a parlare sono ancora i fatti. Gli stessi ispettori Onu del resto sono stati lasciati fuori dai cancelli della base americana di Guantanamo dopo che gli Stati Uniti non hanno acconsentito alla loro ispezione. Ad evidenziare l’incapacità di intervento legislativo sullo strapotere statunitense sono ancora gli ulteriori aggiornamenti che giungono dai reporter di Rainews24.

L’ultimo mandato in onda dal canale satellitare Rai ormai nel mirino dell'”intelligence” americana rivela altre verità. Il fosforo bianco figura nella lista degli agenti chimici pericolosi per il governo americano, insieme a Sarin e Tabun. Come dire che se il governo statunitense se ne riserva l’impiego anche come arma distruttiva al di fuori del suolo americano ne impedisce l’uso sul suo stesso territorio. Chiunque può andare a fare visita sul sito ufficiale del dipartimento di prevenzione delle malattie statunitense – www. cdc. gov – e verificare che nella lista dei “chemical agents” pericolosi per la salute è segnalato proprio il “white phosphorus”. Segue inoltre una descrizione meticolosa degli effetti da avvelenamento da fosforo: come vomito, diarrea, aritmia, coma, ipotensione e morte da bruciature. Bruciature che possono durare dai minuti alle ore. E possono arrivare a liquefare i corpi e a lasciare intatto il vestiario come chiunque ancora ha modo di constatare andando a rivedere il video su Fallujah con quelle orribili foto scattate dai veterani americani nella cittadella irachena e che continuano a fare il giro del mondo. Del resto proprio la pericolosità del fosforo è ben nota proprio al governo americano che ne vietò nel lontano 1901 l’uso persino per la produzione di fiammiferi.

A fare da contraltare in questa vicenda che mette con tanto di prove raggelanti sul banco degli imputati gli Stati Uniti e l’orrore di una guerra ingiusta perché dichiarata unilateralmente e senza l’avallo di alcuna prova, è il raggelante silenzio della politica italiana, nonché – occorre sottolinearlo – la timida presa di posizione di una parte del centrosinistra.

La maggioranza sollecitata dalle opposizioni su Fallujah e tenuta a rispondere sul comportamento tenuto nei confronti del governo americano sceglie di fuggire da ogni responsabilità. Ieri l’altro in un’aula semideserta a riferire sui fatti in vece del ministro Pisanu si è presentato il sottosegretario Berselli sottolineando ad alta voce che «sono gli Usa, sono gli Usa gli unici titolari a rispondere a queste domande». E il governo italiano? Possibile non sappia nulla? «Se le truppe italiane non hanno armi chimiche o incendiare, come fosforo o napalm, le hanno certamente quelle inglesi che hanno il comando delle nostre forze armate nel Sud dell’Iraq», nota Gigi Malabarba (Prc). Altro che “lontananza di centinaia di chilometri” da Fallujah: l’Italia – denuncia ancora il senatore di Rifondazione – è direttamente coinvolta e deve quindi apertamente dissociarsi». «In ogni caso il Governo italiano, se vuole ricercare la verità, non deve fare altro che appoggiare in sede europea l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sotto gli auspici dell’Onu, perché l’uso di armi incendiarie contro le persone è un crimine di guerra». Ma proprio a questa richiesta il governo continua a fare orecchie da mercante. E il centrosinistra resta appeso alla difficile ricerca di una “exit strategy” dal pantano iracheno.