Fosforo bianco su Falluja durante l’assedio Usa

Nella guerra combattuta per distruggere le armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate, l’esercito americano ha fatto largo uso di agenti chimici che hanno provocato la morte di civili. È quanto emerge da un’inchiesta condotta da RaiNews 24,
che ha tra l’altro raccolto alcune testimonianze di marines americani che hanno preso parte ad uno dei più sanguinosi e misteriosi episodi della guerra in Iraq: l’assedio a Falluja (novembre 2004). In quella occasione gli assalitori utilizzarono fosforo bianco e Napalm, armi che uccidono provocando un calore molto intenso che “scioglie” i corpi o genera terribili ustioni. Grazie alle testimonianze raccolte da RaiNews 24 (anche la giornalista Giuliana Sgrena spiega quanto ha appreso dai profughi di Falluja) si viene a sapere che non solo il Napalm, ma anche il fosforo bianco, sono stati usati non solo nella prima fase della guerra, ma anche nelle battaglie successive con effetti devastanti come mostrano le immagini del bombardamento di Falluja e soprattutto le terrificanti fotografie che mostrano le vittime civili dell’assedio della città sunnita che, ufficialmente, cioè secondo il comando Usa ed i giornalisti embedded al seguito, si è concluso con l’uccisione di «2mila terroristi» e nessun civile. Il Pentagono, però, smentisce «categoricamente» l’uso di armi chimiche in Iraq, in «qualsiasi momento». A parlare è il maggiore Todd Vician, portavoce della Difesa che, pur non avendo visto il documentario Rai, spiega di aver visto «queste accuse senza fondamento in passato, quando terroristi e insorti sono ricorsi a questa tecnica standard di disinformazione».
L’inchiesta è stata presentata ieri dal direttore di RaiNews 24 Roberto Morrione, da Sigfrido Ranucci, il giornalista che ha raccolto le testimonianze, e dal curatore della trasmissione Maurizio Torrealta. Il filmato propone la testimonianza del marine Jeff Englehart che tra l’altro dichiara davanti alla telecamera di RaiNews 24: «Ero in missione a Falluja all’interno della ranger zone, ero a 150 metri da dove si svolgeva l’attacco, abbiamo ricevuto l’ordine diretto che qualsiasi individuo che camminava o si muoveva era un obiettivo. Quando siamo arrivati in Iraq c’era uno standard di combattente: dai 18 ai 65 anni, ma quando siamo giunti a Falluja il target è sparito perché effettivamente in città c’erano ragazzi di 10 anni che usavano il mitra. A Falluja ho visto i corpi bruciati di donne e bambini, il fosforo esplode e forma una nube. Chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie». Il soldato conferma anche che è stato fatto largo uso degli agenti chimici: «Ho sentito per radio l’ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco, nel linguaggio militare viene chiamato Willy Pete». Il filmato dimostra che, contrariamente a quanto detto dal Dipartimento di Stato, il fosforo non è stato usato in campo aperto per illuminare le truppe nemiche. Per questo scopo sono stati usati i traccianti.
L’inchiesta propone anche la testimonianza di Peter Kaiser, dell’ufficio Onu che si occupa del controllo sugli armamenti, secondo il quale il fosforo è considerato «arma chimica» quando viene utilizzato contro le persone e non come fumogeno o innesco per altri tipi di bombe. L’inchiesta intitolata “Falluja, la strage nascosta” squarcia dunque il velo che il comando Usa ed il giornalismo al seguito ha creato attorno ad un episodio cruciale della guerra, l’assalto di Falluja, giustificato come necessario per colpire e distruggere i covi di Al Qaeda. Un esperto militare conferma all’Unità che «il fosforo bianco penetra nella carne e continua a bruciare», ed aggiunge però che la convenzione sulle armi chimiche non vieta espressamente questo tipo di armamento. Il generale Franco Angioni, oggi parlamentare Ulivo-Ds, fa notare che «fosforo bianco e Napalm sono tecnicamente elementi chimici. Il fosforo, quando viene a contatto con l’ossigeno, sprigiona un forte calore che può provocare ustioni anche di terzo grado. Chi si trova in quell’area non ha scampo».