«Fosforo a Nassiriya»

Non solo a Falluja e non solo contro obiettivi militari. A spiegare che il fosforo bianco è stato usato anche contro i civili e proprio sulla strada che porta a Nassiriya, la città attualmente presidiata dai militari italiani, è stato il giornalista embedded della Bbc Adam Maynot, al seguito delle truppe americane nell’aprile del 2003. Ai microfoni di Rainews24 il cronista ha spiegato che l’attacco è arrivato dopo l’attacco subìto dall’esercito americano sulla strada che dal confine con il Kuwait porta a Nassiriya. «Tre giorni dopo hanno usato il fosforo bianco nel centro della città» ha spiegato Maynot: «Le persone che si trovavano nei pressi del luogo in cui è avvenuto l’attacco sono state curate negli ospedali della zona. La loro pelle cadeva a brandelli. Le ferite erano molto particolari perché la pelle delle braccia e delle gambe era completamente bruciata. Ho visto un uomo che ha perso completamente la pelle del viso».

I superstiti dell’attacco hanno raccontato a Maynot di aver visto «i missili delle bombe che attraversavano il soffitto. Descrivevano il tutto come una enorme nuvola bianca». La conferma dell’uso del fosforo bianco sarebbe arrivata direttamente dai soldati americani che partecipavano all’attacco e dai medici militari: «Ho parlato con gli americani e hanno detto fosforo bianco. Anche negli ospedali il personale americano classificava le ferite come “ustioni da fosforo bianco”».

Maynot, che ha realizzato un servizio sull’uso del fosforo bianco durante i bombardamenti anche mentre era embedded con l’esercito Usa, ha raccontato di aver raccolto in particolare la testimonianza di alcune persone che si trovavano all’interno di un palazzo «lontano dagli obiettivi militari e dalla raffineria». All’interno dell’edificio sono morte trenta persone ma altre «hanno manifestato conseguenze solo tre o quattro giorni dopo l’attacco»: «Non riuscivano a ricordare i dettagli precisi, ma una forte luce e la sensazione che i corpi stessero bruciando. Era sera ed erano in casa. Hanno sentito l’attacco nel resto della città ma si sentivano sicuri perché lontani dagli obiettivi militari. E invece si sbagliavano. Non sono un tecnico ma mi sembra difficile che in quel caso il fosforo bianco sia stato usato per illuminare».

La polemica sui bombardamenti, chimici e non, contro la popolazione civile cresce anche in Gran Bretagna. Due giorni fa Tim Collins l’ex comandante delle forze britanniche a Bassora aveva confermato l’uso del fosforo bianco al «Sunday telegraph»: «Ho addestrato le truppe all’uso del fosforo bianco. E’ una tecnica ben conosciuta». E ieri è esplosa la polemica sull’uso delle cluster bombs durante l’invasione dell’Iraq. Secondo il rapporto di «Landmine action», diffuso dalla fondazione «Diana, principessa di Galles» l’esercito inglese non solo ha lanciato senza alcun limite queste bombe note per il loro diffondersi «a raggiera» su ampi territori, ma ha fatto «poco o nulla per limitare l’impatto sui civili di queste armi». Già oggi le cluster bombs sono causa di molte vittime civili che toccano accidentalmente gli ordigni inesplosi. La storia ieri campeggiava sulla prima pagina del Independent sotto al titolo «Una legalità mortale». Il governo inglese aveva confermato l’uso delle bombe a grappolo già nel 2003 e il ministro della Difesa aveva specificato che erano state lanciate circa 2000 «bomblets» (ognuna delle quali contiene 100 grammi di esplosivo). Ma durante la campagna di sminamento dello scorso anno ne sono state trovate seimila.

La tensione attorno alle responsabilità del governo Blair potrebbe salire ancora, anche perché già nel 2003 il ministro delle Forze armate, Adam Ingram, aveva spiegato che l’uso di quelle armi contro la popolazione civile «non sarebbe stato legale».