Flusso sfrenato

Li abbiamo visti tutti, lo scorso marzo, in fila dalla notte davanti alle poste. Pazienti, anzi stoici, solo con l’espressione incerta di chi sta per dire una piccola bugia, costretto dalle contingenze di una legge ipocrita come poche altre a recitare la sua innocente sceneggiata. Così, tanto per poter sperare in una svolta legalitaria, ungiorno, nella propria esistenza migrante: un lavoro e un permesso di soggiorno, foss’anche a carattere stagionale. Punto. Quella domanda l’avrebbe in realtà dovuta presentare il potenziale datore di lavoro. E loro non sarebbero dovuti neanche essere lì, ma nei rispettivi paesi d’origine. Tant’è che chi avesse avuto la fortuna di aggiudicarsi la lotteria, sarebbe dovuto tornare da dove era venuto per poter incassare la vincita. E da qui tornare in Italia, finalmente da non-clandestino. Unasceneggiata inpiù atti, conunretrogusto sadico che era evidente a tutti. Li abbiamo, li hanno visti tutti. E c’è chi a destra, tanto era evidente che di pericolosi clandestini si trattava, si è coerentemente chiestoperché mai, ora che erano disposti in file ordinate, non si procedesse subito a una bella retata, un’espulsione di massa. L’hanno scampata bella, gli immigrati aspiranti contribuenti. E sono rimasti lì, sul filo del rasoio, fino a ieri. La decisione del governo di reiterare il «decreto flussi 2006», che apre le porte ad altri 350 mila lavoratori senza trasformarli in una pallina da ping pong, è indubbiamenteun atto di giustizia. Piccolo piccolo,ma ad alto tasso di buon senso. Senso unico obbligato, perché quale altra scelta plausibile aveva di fronte l’esecutivo? Le domande presentate dai datori di lavoro erano 520 mila. Solo 170 mila i permessi concessi dal precedente decreto. Non stupisce che la Confindustria applauda. Né che siano solo gli ultrà dell’opposizione, i Borghezio che temono la «zidanizzazione» dell’Italia a strepitare. Sai che paura… Analogo exploit di giustizia, la decisione di non imporre agli immigrati che hanno ricevuto il bonus bebè in virtù di un grottesco errore del governo Berlusconi (la legge parlava solo di cittadini italiani), la restituzione dello stesso. Un’altra piccola cosa. Ottima anche questa. Il guaio è che non c’è molto a cui si possano sommare questi due sprazzi di sinistra. Visto che non è stata certo la questione sulla guerra, con i tempi blandi del ritiro dall’Iraq e il rifinanziamento coatto della missione in Afghanistan, a produrre i tanto attesi segnali di discontinuità. E su tanti altri temi ci si aspettava di più e prima. Speriamo che presto si traduca in fatti la volontà del ministro Ferrero di smontare l’attuale legge sulle droghe. Poi c’è tutto il resto, dall’assetto del sistema radiotelevisivo all’indulto, dalla legge 30 all’ambiente, senza dimenticare la scuola. Ognuno può farsi la sua scaletta, ma le questioni scottanti da risolvere dovrebbero essere proprio queste. Può forse bastare un decreto che non chiude i Cpt e non intacca minimamente l’impianto, la cultura di una legge come quella varata dal precedente governo (che – è bene ricordarselo – continua ad essere applicata) a nobilitare i primi 100 giorni del governo Prodi?Della Bossi-Fini è parte integrante lo stesso decreto flussi, così come è concepito. Ora, va bene fargli fare il bis, ma poi vorremmo che su questa storia si chiudesse per sempre il sipario.