Fiom, Landini: conflitto e proposte

“Il vero obiettivo di imprese, Confindustria e governo è quello di rimettere in discussione il diritto dei lavoratori di poter contrattare la propria prestazione di lavoro. Questo insegnano le decisioni della Fiat e di Federmeccanica”. L’analisi di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, sulle ultime vicende non lascia spazio a esercizi di ottimismo. “C’è un tentativo – prosegue – di far saltare il sistema basato sui contratti nazionali e la contrattazione che sono stati, nella storia, gli strumenti che hanno messo dei vincoli al mercato. Si rischia di determinare la cancellazione della mediazione tra i lavoratori e l’impresa. In questo senso, penso che la ricerca di un compromesso accettabile, che pure deve essere sempre l’obiettivo di un sindacato, non abbia oggi una base”.

Rassegna – Epifani ha fatto riferimento a un’innovazione del modello contrattuale. Quale sbocco vedi?

Landini – Le scelte Fiat e Federmeccanica si configurano come un vero e proprio assalto finale. Nel giro di due mesi potremmo trovarci di fronte al fatto che c’è il contratto nazionale derogabile e che la Fiat imponga come esigibili le norme di Pomigliano a tutte le fabbriche. Nel giro di una ventina di giorni potremmo trovarci a Pomigliano con la nascita della Newco, un’azienda dove per la prima volta in Italia i lavoratori dovrebbero firmare individualmente il peggioramento delle proprie condizioni. Si tratta di fatti che cambiano totalmente il quadro. La cosa assurda è che tutto ciò sta avvenendo con la negazione della pratica democratica più elementare. Tutti discutono di come si deve lavorare in fabbrica, ma gli unici che non hanno la possibilità di discutere e di decidere delle loro condizioni sono proprio le lavoratrici e i lavoratori. Urgono regole democratiche.

Rassegna – Ma come pensate di rispondere a questa difficile situazione?

Landini – Abbiamo indetto una manifestazione per il 16 ottobre a Roma, che si rivolge a tutti, perché è in corso un attacco che riguarda tutto il lavoro. E abbiamo anche già deciso 4 ore di sciopero. Ma non basta, è necessario estendere la mobilitazione. Le imprese devono sapere che la Fiom e la Cgil non sono disposte ad accettare queste condizioni. La mobilitazione è necessaria proprio per creare le nuove condizioni per una trattativa che oggi nei fatti non esiste. Oggi non c’è la possibilità di una mediazione. Oggi semplicemente la Fiat dice che o si fanno le cose che chiede, o altrimenti se ne va dall’Italia, da Confindustria e da Federmeccanica. Nel frattempo, si sta applicando l’intesa sul modello contrattuale dell’accordo separato non firmato dalla Cgil. D’altra parte, è evidente lo snaturamento del ruolo del sindacato contenuto in tutte le proposte del governo. Il sindacato non dovrebbe più avere un ruolo di rappresentanza dei lavoratori, ma diventerebbe una sorta di gestore di servizi attraverso gli enti bilaterali.

Rassegna – Epifani ha detto anche che, in una competizione globalizzata, il conflitto da solo non è più sufficiente.

Landini – Certo, anche io credo che il conflitto da solo non sia sufficiente e che siano necessarie le proposte. Se pensiamo al fatto che esistono più di 400 contratti ci rendiamo conto della necessità di una semplificazione e di una riunificazione dei diritti. Ma i due punti di base per avviare una qualsiasi mediazione per innovare sono ridare la parola ai lavoratori per poter decidere e ribadire la difesa del diritto costituzionale di sciopero. Queste sono le basi che potrebbero permettere di costruire una contrattazione vera. Io del resto continuo a pensare che un accordo o è una mediazione tra i interessi, oppure non è niente. In un contesto del genere, si sostiene che per investire in Italia le imprese hanno bisogno di cancellare i diritti. È una bugia pura, perché la quantità di accordi che sono stati firmati fino a oggi, con la sperimentazione di soluzioni diverse sull’organizzazione del lavoro, sui turni, gli orari, le ferie hanno dimostrato che è possibile trovare il terreno di accordo senza ricorrere alle deroghe ai contratti.

Rassegna – Tutte imprese che dissentono da Marchionne?

Landini – La Fiom è l’organizzazione che ha più iscritti e la rappresentanza più ampia, essendo presente nella quasi totalità delle realtà produttive: è evidente quindi che tra le 12.000 imprese del settore che aderiscono a Federmeccanica ce ne sono molte che ci conoscono bene e ci prendono sul serio. È chiaro anche però che ci sono imprese che pensano di utilizzare la crisi in corso per liberarsi definitivamente del sindacato. Dentro Confindustria sta prevalendo questa posizione, ma ci sono sicuramente anche tantissime aziende che si rendono conto che questo non è il momento adatto per avere ulteriori problemi nelle fabbriche.