Fini, il panzer di Sharon

La diplomazia europea, secondo un rapporto redatto dal Foreign Office britannico per la presidenza di turno della Ue, ritiene che la colonizzazione e l’annessione di Gerusalemme est mettano a rischio la «road map» e il processo di pace ma persino la semplice discussione sulla necessità di una più incisiva azione per imporre al governo israeliano il congelamento della costruzione dei nuovi insedimenti e del muro che isolano la parte orientale, araba, della città dal resto della West Bank, è stata bloccata lunedì scorso alla riunione dei ministri degli esteri dal rappresentante italiano Gianfranco Fini, «considerato il migliore alleato di Israele» nel vecchio continente. Per la verità in competizione con la «sinistra per Israele» di Piero Fassino. Lo ha rivelato ieri il quotidiano britannico «The Guardian» il quale ha pubblicato ampi stralci del documento secondo il quale la politica di di annessione di Gerusalemme est portata avanti da Ariel Sharon (con il sostegno del Labour) viola «la legalità internazionale e la road map», «riduce le possibilità di un accordo sulla status finale di Gerusalemme» e mette a rischio «la prospettiva di una soluzione basata sui due stati». Il rapporto Ue denuncia inoltre che il governo israeliano sta procedendo a tappe forzate per rendere irreversibile l’annessione della parte orientale di Gerusalemme, occupata nel 1967, tramite l’illegale costruzione di nuovi insediamenti ebraici e l’edificazione del muro che separa la città dal resto della West Bank dividendo quest’ultima in due tronconi separati.

L’allarmato giudizio del Foreign Office è frutto della consapevolezza che il completamento del cerchio di insediamenti intorno alla parte araba della città – con il progetto di costruzione di migliaia di nuovi appartamenti nel «corridoio E1» per collegare Gerusalemme con l’insediamento di Maale Adumim nella West Bank – potrebbe rendere impossibile il raggiungimento di una pace negoziata. In particolare la diplomazia europea ritiene che la barriera di cemento in costruzione mira in realtà a portare avanti l’espropriazione di terre arabe dentro e attorno a Gerusalemme est e che «quest’annessione di fatto di terre palestinesi sarà quindi irreversibile senza l’evacuazione forzata e su larga scala dei coloni e senza un cambiamento di percorso della barriera». Il rapporto sostiene inoltre che i soffocanti controlli sui movimenti dei palestinesi in entrata e in uscita da Gerusalemme est punterebbero a limitare la crescita della popolazione araba e ritiene che «quando la barriera sarà stata completata Israele controllerà ogni accesso a Gerusalemme est, tagliandola fuori dalle città satelliti palestinesi di Betlemme e Ramallah e dalla stessa West Bank e questo avrà gravissime ripercussioni per i palestinesi». I diplomatici britannici autori del documento sostengono inoltre che il motivo alla base di questa politica israeliana sarebbe di natura demografica…« il piano regolatore di Gerusalemme ha l’obiettivo dichiarato di tenere la popolazione palestinese a Gerusalemme sempre al di sotto del 30% del totale». Questo piano, considerando che la richiesta di un controllo su Gerusalemme est è irrinunciabile per i palestinesi potrebbe così vanificare ogni soluzione negoziata.

Sul piano propositivo il documento raccomanda una più decisa azione europea ed in particolare di mandare un segnale forte al governo israeliano convocando di nuovo a Gerusalemme est (come avveniva sino al 2001) e non più a Ramallah gli incontri tra i diplomatici Ue e i ministri palestinesi e di chiedere ad Israele «di cessare le pratiche discriminatorie nei confronti dei palestinesi a Gerusalemme est, soprattutto per quanto riguarda i permessi di lavoro, le licenze edilizie, gli aspetti finanziari e di budget». Dalle rivelazione del «Guardian», riprese dal «New York Times», è nato un vero caso politico-diplomatico. Nel corso di una conferenzsa stampa alla Farnesina Gianfranco Fini, ha negato infatti ieri mattina «l’esistenza di un rapporto della Ue che accusi Israele» ma poco dopo Emma Udwin, portavoce del commissario europeo per le relazioni esterne Benita Ferrero Waldner, ha invece confermato la notizia del «Guardian» ed ha precisato che il documento sarà comunque discusso dai ministri degli esteri della Comunità il prossimo 12 dicembre. Il ministro degli esteri italiano «avrebbe avuto in merito una diversa percezione della vicenda».