Finanziaria, Sult e SinCobas sul piede di guerra

«Non facciamoci prendere per il cuneo». E’ questo, in sintesi, lo slogan con il quale Snl, Sincobas e Sult danno il loro giudizio sulla Finanziaria. Intanto, monta la protesta sulla vicenda del protocollo d’intesa firmato da Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni. Ieri c’è stata una assemblea autoconvocata a Bologna da parte di un gruppo di rappresentanti sindadacali.
I sindacati base lamentano che «a pagare la riduzione del debito pubblico e il rientro nei parametri imposti dai trattati europei siano ancora una volta lavoratori, fissi e precari e pensionati». Ad essere sotto accusa è proprio il taglio cuneo fiscale, il cui ritorno in termini economici sarebbe ormai «scomparso» per i lavoratori e «pienamente garantito e aumentato» per i datori di lavoro.

Anche la riforma dell’Irpef non è vista in maniera del tutto positiva. I sindacati riconoscono i benefici per i lavoratori dipendenti ma li giudicano assai limitati nella quantità: «La riduzione delle tasse per i redditi sotto i 40.000 euro – si legge in una nota di Sdl, Sincobas e Sult – corrisponderà ad un risparmio che in molti casi non arriva neanche a 100 euro annui, che vengono di fatto rimangiati da aumento bollo auto, ticket pronto soccorso e inevitabili nuove tasse che i comuni introdurranno per rifarsi dei pesanti tagli ai trasferimenti agli enti locali». Per Snl, Sincobas e Sult un altro problema a cui «non si mette mano» è la precarietà: «i precari pagheranno l’aumento contributivo – affermano i sindacati – e centinaia di migliaia di lavoratori della pubblica amministrazione non troveranno soluzione alla condizione di precarietà reiterata di anno in anno». Per questo motivo, l’iniziativa contro la precarietà del 4 novembre «assume un significato e un valore ancora più importante». Critiche anche per «la politica di riduzione del personale nella sanità pubblica, negli enti locali e nei servizi pubblici in generale», e al «protocollo segreto firmato da governo e Cgil, Cisl e Uil» con cui «si vogliono ridurre i rendimenti pensionistici e innalzare l’età pensionabile». Cnl Sincobas e Sult hanno comunicato per tutti questi motivi di «aver inviato un appello per la modifica delle manovra» e di essere impegnati «nella costruzione di iniziative di lotta nei posti di lavoro e nella preparazione dello sciopero generale».

Contro il protocollo sulle pensioni firmato da Cgil, Cisl e Uil cominciano a sentirsi i primi rumors dai luoghi di lavoro. Ieri a Bologna c’è stata una assemblea autoconvocata di delegati sindacali. In vista c’è l’appuntamento del 23 ottobre, una sorta di assemblea nazionale con la quale dai luoghi di lavoro comincerà a rendersi più visibile la protesta. Da questa assemblea che si terrà a Bologna si tenterà di convocare una assemblea nazionale a Roma nel mese di novembre. «Chiediamo che le organizzazioni sindacali ritirino la firma, sospendano qualsiasi trattativa con il Governo e chiedano il mandato ai lavoratori con una consultazione vincolante nei luoghi di lavoro», dicono i sindacalisti. «Basta leggere tra le righe – dichiara Gianni Pistonesi, delle Rsu Manzini di Parma – per comprendere che l’accordo tra sindacati e Governo sta andando nella direzione di un innalzamento dell’età pensionabile (cosa tra l’altro confermata proprio ieri dal Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, in un’’intervista a “Il Messaggero”, ndr) Senza aggiungere che la nuova Finanziaria prevede un palese taglio alla previdenza».

«Non siamo di fronte a un generico rinvio della questione pensioni – sottolinea Giorgio Cremaschi, coordinatore della Rete 28 aprile, in una nota – ma a un vero e proprio preaccordo sulle linee guida di un negoziato che entro il marzo del 2007 deve portare Cgil, Cisl e Uil a sottoscrivere l’aumento dell’età pensionabile e la riduzione dei coefficienti del calcolo della pensione, in proporzione all’allungamento delle aspettative di vita». Cremaschi contesta la scelta della Cgil di firmare il preaccordo in quanto il testo «non può impegnare in alcun modo l’organizzazione». Non c’è stato infatti alcun voto dei lavoratori. «In ogni caso è necessario – prosegue Cremaschi – che quella intesa venga sospesa di ogni validità, che si proceda immediatamente alla consultazione di lavoratrici, lavoratori e pensionati sulla base di proposte precise, tra le quali sia prevista anche la possibilità di migliorare e non peggiorare il sistema esistente. Per quanto riguarda la Cgil questo percorso è statutariamente vincolante».