Finanziaria, il governo battuto

I parlamentari della maggioranza di governo sotto troppo distratti dal maxiemendamento alla finanziaria, che è la vera manovra su cui si stanno riversando tutte le scelte politiche più importanti. E’ questa una possibile spiegazione logica che si può dare della notizia di ieri: il governo è stato battuto in commissione bilancio del Senato su un suo emendamento, che prevedeva un taglio molto consistente (1,8 miliardi di euro per il 2006) per i «fondi di riserva». Il governo ha chiesto subito la sospensione dei lavori. A prima vista si tratta di un classico incidente di percorso. Succede spesso, soprattutto nei lavori di commissione che il governo possa andare «sotto». Succede anche in aula. Ma in questo caso non è solo un incidente di percorso. Prima di tutto per l’entità della posta. Si parlava infatti di un taglio di 1,8 miliardi ai fondi di riserva che – come dice la parola stessa – servono per assicurare allo Stato un qualsiasi tipo di intervento di emergenza. «In casi di calamità naturali o di altri frangenti non prevedibili – spiega il senatore dei Ds, Enrico Morando – il governo può far affidamento sui fondi di riserva. Un taglio come quello proposto sarebbe stato una enormità: si tratta del 15% della manovra e avrebbe ridotto all’osso la dotazione finanziaria in caso di interventi pubblici». «Ma il governo – conclude Morando – ha in mente altre cose, anzi ha solo un pensiero fisso: il maxiemendamento».

Concorda con la tesi di Morando anche il senatore Bruno Dettori della Margherita: «Nella indifferenza e soprattutto nella rassegnazione della maggioranza sempre più ostaggio del governo – commenta il senatore Dl – viene confermato l’esproprio del Parlamento dalla manovra finanziaria già operato nell’edizione dell’anno scorso». Il centro di tutto, anche per Dettori, è «il tavolo parallelo del maxiemendamento».

Tra un incidente di percorso e l’altro, cresce intanto la polemica sui condoni che prima erano stati rilanciati dalla maggioranza, poi ri-esclusi ieri dal viceministro dell’economia, Vegas, secondo il quale bisogna farla finita una volta per tutte con quesi condoni, che mal si legano alla lotta all’evasione. Anche il ministro Matteoli interviene su questo. Ironico il commento di Sauro Turroni, senatore Verde, vicepresidente della commissione ambiente: «E’ la solita litania: il ministro Matteoli ripete il solito copione, confidando nella bocciatura del Parlamento, ma la Casa delle libertà il condono lo ha sempre fatto».

Sui tagli e sugli investimenti continuano poi gli scontri. La maggioranza è tornata infatti sui suoi passi a proposito dei finanziamenti per il progetto italo francese Fremm, sulla realizzazione di fregate militari europee. Ieri il ministro Scajola ha assicurato che i soldi si troveranno, mentre il vicepremier Gianfranco Fini mette una buona parola a favore di Buttiglione e dei tagli alla cultura. «Non possiamo penalizzare oltre misura – ha detto Fini – il settore della cultura. Serviranno dei correttivi».

Contrario invece a qualsiasi correttivo è il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: la finanziaria deve ridurre il costo del lavoro e il deficit pubblico. E deve essere approvata così com’è.