Finanziaria 2007, analisi delle aliquote Irpef

Forniamo questa scheda mentre siamo ancora impegnati nello studio delle cifre e quindi della previsione. La premessa fondamentale è dunque questa: si tratta di valutazioni necessariamente ancora provvisorie.
Analizziamo in primo luogo l’effetto delle variazioni delle aliquote Irpef introdotte dalla nuova Finanziaria e, separatamente, il nuovo regime delle detrazioni.
Sul piano “puro” delle aliquote, a guadagnarci è la fascia di reddito tra i 26.001 e i 28 mila euro lordi (che passa dal 33 al 27% di Irpef) e quella tra i 33.501 e i 55.000 (con una variazione dal 39 al 38%).
Ci perdono invece i redditi tra i 15.001 e i 26.000 euro (in ragione di un incremento dell’aliquota dal 23 al 27%) e quelli dai 55.000 in su (che, fino ai 75.000 euro lordi, passano dal 39 al 41%).
È abbassata dai 100.000 ai 75.000 euro la soglia minima oltre la quale l’aliquota è del 43%.
Il guadagno maggiore, in termini percentuali, è quindi per i redditi tra i 26.001 e i 28.000 euro mentre l’aggravio più alto è quello per i redditi della fascia più bassa (quattro punti percentuali di aliquota in più).
Per cogliere il dato complessivo, è però necessario mettere in relazione le variazioni delle aliquote con le detrazioni (per carichi familiari e da lavoro) e gli assegni familiari.
Assegni e detrazioni per carichi familiari (concessi fino a redditi di 95.000 euro, al contrario del vecchio quadro in cui le deduzioni si azzeravano a 78.000 euro) aumentano in misura inversamente proporzionale al reddito: ad incamerare il massimo sgravio saranno quindi i redditi più bassi.
Anche le detrazioni da lavoro aiutano a recuperare (ed annullare), per le fasce più basse, l’aggravio dell’aliquota Irpef. Le detrazioni da lavoro per lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati (che nel quadro precedente si azzeravano a 33.500 euro annui) interessano tutti i redditi fino a 55.000 euro annui.
La somma algebrica delle due variazioni (riforma aliquote Irpef + riforma del quadro delle detrazioni) è comprensibile soltanto studiando alcuni casi esemplificativi di condizioni di effettivo guadagno ed altri esemplificativi di condizioni di effettiva perdita.
Nel primo caso rientrano:
1. il lavoratore dipendente che, senza carichi familiari e con reddito lordo di 8.000 euro, diventa esente da tasse;
2. il pensionato senza carichi familiari con un reddito lordo tra i 10.000 e i 15.000 euro, che acquisisce un aumento del reddito netto di circa 142 euro l’anno;
3. un lavoratore dipendente con coniuge e un figlio minore di 3 anni a carico che, con reddito lordo di 13.500 euro, aumenta il reddito netto di 381 euro all’anno;
4. un lavoratore dipendente con coniuge e figli a carico (uno o due), con reddito lordo di 16.000 euro, che risparmia circa 450 euro annui;
5. un lavoratore dipendente con coniuge e figli a carico (uno o due), con reddito lordo di 21.500 euro, che vede aumentare il proprio reddito netto di circa 600 euro;
6. così anche il lavoratore dipendente (sempre sposato e con figli) con reddito tra i 25.000 e i 28.000 euro: acquisirà un aumento tra i 290 e i 676 euro annui;
7. anche il contribuente senza carichi di famiglia, sotto i 40.000 euro se dipendente o pensionato e sotto i 31.000 se autonomo, percepisce uno sgravio di imposta medio tra i 40 e i 200 euro (prodotto ovviamente per intero dalle detrazioni da lavoro).
A perdere saranno invece, per esempio:
1. il lavoratore dipendente con coniuge e due figli a carico con reddito lordo di 50.000 euro (con una perdita netta di 390 euro annui);
2. il lavoratore dipendente o autonomo (con o senza carichi familiari) con redditi lordi tra i 60.000 e i 90.000 euro (con una perdita tra i 480 e i 1380 euro annui);
3. il lavoratore autonomo o dipendente senza carichi familiari con reddito lordo superiore ai 100.000 euro (con un aggravio di 1780 euro annui).
In definitiva, ci pare di poter sottoscrivere, per quanto concerne questa parte della manovra – ammessa la correttezza dei calcoli sopra riportati –, la valutazione positiva di Guglielmo Epifani (cfr. l’intervista al Corriere della Sera del 2/10).
Scorgiamo nella rimodulazione fiscale un’impostazione redistributiva: è un inizio, solo un inizio (anche timido, se si pensa alla situazione di partenza), ma pur sempre un inizio nella direzione giusta.