FIAT, la partita non è conclusa. A gennaio a Bruxelles

Signor Presidente,
può sembrare strano che a sottoporre una richiesta di intervento al Presidente di un paese dell’impoverito sud del pianeta siano dei lavoratori del ricco nord del mondo, dipendenti di una multinazionale come la Fiat. Ma il capitalismo globalizzato, imposto a molti paesi del sud proprio come al nord, sta gradualmente abbattendo le conquiste storiche del movimento operaio sotto i colpi di una teologia della liberalizzazione che non esita ad imporsi all’umanità anche attraverso la guerra. Ad aggravare la situazione italiana basti dire che a capo del governo italiano c’è quello che un venezuelano chiamerebbe il “Cisneros italiano” (ma all’ennesima potenza), così come noi definiremmo “Cisneros” il “Berlusconi venezuelano” (che però da voi è all’opposizione). D’altra parte il suo paese, con l’avvio della Rivoluzione Bolivariana, rappresenta una speranza per milioni di lavoratori: leggendo la Costituzione della repubblica Bolivariana da lei voluta nel 1999 si può apprezzare come si sia voluto dare dignità costituzionale a tutti quei diritti dei lavoratori che oggi in Italia vediamo progressivamente sotto attacco o cancellati. Grande interesse, inoltre, stanno suscitando in noi le nuove forme di partecipazione operaia delle aziende private in crisi, di cui lo stato venezuelano sta rilevando il capitale, lanciando un nuovo modello di intervento pubblico nell’economia che non rinuncia al patrimonio di conoscenza e professionale dei lavoratori ma anzi lo valorizza, affermando il principio che il mercato non è l’idolo cui inchinarsi, che le persone sono più importanti.

Da anni ormai la FIAT è in crisi. Pur essendo privata, è una sorta di PDVSA all’italiana: negli ultimi trent’anni la FIAT ha infatti ricevuto in regalo dai vari governi italiani una quantità di denaro pubblico da far impallidire il PIL di molti paesi del sud del mondo. Eppure lo stato italiano, che avrebbe potuto rilevarne il capitale da anni, avendolo ampiamente pagato, ridefinendo le strategie aziendali nell’interesse generale, di nazionalizzazione della FIAT non vuol sentire parlare.

Frattanto la FIAT ha oggi il doppio dei debiti della PARMALAT prima del tracollo! Dove sono finiti i miliardi di euro dati a fondo perduto in questi anni?

Per tutte queste ragioni, non solo come militante rivoluzionario, ma proprio come Presidente di un paese che sta realizzando un processo che guardiamo con interesse, le chiediamo: la nazionalizzazione della Fiat la realizzi il Governo Bolivariano, sia lo stato Venezuelano ad acquistare la FIAT, avvii i modelli di partecipazione democratica operaia che stanno sviluppandosi nel vostro paese, si rilanci il gruppo FIAT riconvertendola in una azienda pubblica che persegue l’interesse generale e si fonda non più sul saccheggio e lo sfruttamento dei paesi del sud, ma su un nuovo modello di cooperazione.

Preparandoci allo sciopero generale del 21 ottobre un saluto bolivariano.

SinCobas – I delegati operai dei siti produttivi
Fiat CASSINO,
Fiat MIRAFIORI Torino,
Fiat POMIGLIANO DíARCO,
FIAT NEW HOLLAND JESI,
Sevel ATESSA